![]() Da "Umanità Nova" n.4 del 6 febbraio 2000 Letture
Paola Ghione, Marco Grispigni (a cura di) Giovani prima della rivolta, Manifestolibri, Roma, 1998, pp. 252, lire 28.000.
Tutto questo universo che contamina i giovani italiani "prima della rivolta" è l'oggetto di studio a più mani di questo libro che ha il merito di proporre e di coniugare la dimensione più propriamente politica e di classe della rivolta con quella generazionale, esistenziale, di mentalità e dei costumi. In merito ritengo vada anche letto il libro uscito nel 1997 dal titolo I capelloni. Mondo Beat, 1966-1967 storia, immagini, documenti (Castelvecchi), il quale raccoglie tutti i numeri della rivista Mondo Beat, espressione del "movimento dei capelloni" che risiedevano a Milano. Il primo numero del 15 novembre 1966 venne stampato a ciclostile nella sezione anarchica milanese intitolata a Sacco e Vanzetti con l'aiuto tecnico di Giuseppe Pinelli. Dalle pagine della rivista emergono quelle che furono le tematiche del movimento beat: pacifismo, antimilitarismo, rivendicazione del diritto all'obiezione di coscienza, richiesta di riconoscimento dei diritti civili quali divorzio, pillola, aborto, libero amore, critica della famiglia, della scuola e di tutte le istituzioni in genere per il loro autoritarismo, critica della politica partitica, esaltazione della partecipazione diretta e non delegata, proposta di esperienze di vita comunitaria e di gruppo, esaltazione della cultura del viaggio, di una sorta di nomadismo alla ricerca di nuove esperienze e nuove dimensioni di vita che fanno sentire questi giovani cittadini del mondo, ripresa e interesse per il misticismo e le filosofie orientali, denuncia della società capitalistica, del consumismo, rivolta contro quegli stereotipi sociologici che all'epoca presentavano la giovani come la "gioventù delle 3 M, moglie-mestiere-macchina, introduzione di una dimensione esistenziale, personale, individuale quale punto di partenza per analizzare i ruoli sociali, le funzioni e l'intero sistema sociale; partire da sé, dal proprio vissuto, come si dirà in seguito, cambiare prima di tutto se stessi se si vuole davvero cambiare la società. Il modello di società di cui genericamente è portatrice la cultura beat è alternativo ma parallelo a quello dominante. L'obiettivo non è tanto quello di uno scontro frontale col potere e con le istituzioni dominanti, quanto quello di instaurare una comunità alternativa, un modo diverso di vivere, capace di insediarsi sul territorio, seguendo le inclinazioni umane e sociali degli individui. Una strategia che mira a liberare dall'interno la società, sottraendo progressivamente "territori" al "nemico", insediandovi nuove comunità di individui e nuovi rapporti sociali e personali tra i soggetti. Diego Giachetti
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