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Da "Umanità Nova" n.5 del 13 febbraio 2000

La destra oltre la destra

La destra deve diventare sempre più di sinistra
(Roberta Angelilli, dirigente A.N.)

La notizia, pubblicata su alcuni giornali del 20 gennaio scorso, riguardante la clamorosa protesta attuata a Roma da alcuni militanti di Forza Nuova a favore degli operai della Goodyear può aver colto di sorpresa molti, magari ancora convinti di poter liquidare i fascisti soltanto come "servi dei padroni".

In realtà, non è che quest'ultimo giudizio debba essere sostanzialmente rivisto o riletto anch'esso in chiave revisionista, ma sicuramente quella destra "rivoluzionaria" che si richiama ai Fasci del '19 e alla Repubblica di Salò, al misticheggiante fascismo rumeno di Codreanu o al nazionalsocialismo tedesco, appare molto impegnata nell'elaborazione teorica di tattiche e linguaggi abbastanza inconsueti, oltre che nello sperimentare nuove forme organizzative e di mobilitazione che non escludono affatto le lotte dei lavoratori.

Beninteso, non si tratta di niente di particolarmente inedito, basti pensare al mito dell'Italia "proletaria e fascista" di Mussolini o agli esordi del nazismo quando le squadre delle S.A. risultarono composte in larga parte da operai "nazionalbolscevichi", ma certo questo ritorno al passato va studiato ed affrontato con la dovuta attenzione, perché sicuramente nell'attuale situazione politica e sociale pone problemi nuovi e rischia di trovare spazi e possibilità di sviluppo, tanto più che questo orientamento non riguarda più solo alcuni disinibiti intellettuali di destra, come Marco Tarchi di "Diorama letterario", e in alcune situazioni si è andato già trasformando in pratica sociale.

Per assurdo, infatti, rischiamo che dopo aver dato per scomparsa la classe operaia nell'attuale società postfordista e quindi abbandonato l'intervento tra la working class, succeda che i nazi rimangano gli unici a fare lavoro politico davanti alle fabbriche, sventolando per di più identità anticapitalistiche in opposizione ad una "sinistra che rassomiglia tanto alla destra" (parole loro).

Per questo è il caso di fornire un quadro generale delle maggiori formazioni e delle più preoccupanti tendenze dell'estrema destra italiana, sia per non farsi sorprendere dalla loro iniziativa che per mettere in atto adeguate contromisure.

Come vedremo, c'è di che allarmarsi.

Fascista a chi?

La definizione di fascista, nell'ambito della stessa estrema destra, è alquanto controversa e buona parte di essa, anche se con motivazioni opposte, tende a rifiutarla o ad accettarla "criticamente" o facendola propria in riferimento a diversi "fascismi" storici.

Alleanza Nazionale col suo leader tendono ad accreditarsi come post-fascisti, pur mantenendo al proprio interno personaggi (basti pensare a Domenico Gramazio o a Teodoro Buontempo, detto "er pecora") che in qualche modo rappresentano la continuità con lo "spirito" coatto del vecchio Movimento Sociale Italiano e che, specie a Roma, garantiscono larghi consensi elettorali in settori sociali periferici certo poco inclini verso l'alleanza con Berlusconi e le buone maniere democratiche di un segretario che qualcuno -proprio a destra- ha ribattezzato Gianfranco Fininvest.

Tutto questo comunque non impedisce ad A.N. di mantenere dei rapporti assai "camerateschi" anche con i gruppi della destra extraparlamentare, la cui esistenza peraltro permette di accreditare la "rottura" col passato sancita da Fini al congresso di Fiuggi; questo atteggiamento è dimostrato dalla puntuale difesa, proprio sulle pagine del "Secolo d'Italia", di queste formazioni ogni volta che vengono attaccate e quando i loro aderenti si mettono nei guai con il codice penale possono sempre contare su qualche avvocato di fiducia del partito che considerano "venduto al sistema". Inoltre a livello giovanile, sia attraverso Azione Giovani che altre strutture studentesche ed universitarie, gli steccati ideologici sembrano assai più sfumati e non mancano esperienze di iniziativa comune, vedi le recenti provocazioni fasciste all'Università di Firenze per "commemorare" Gentile.

Peraltro è stato proprio un parlamentare di A.N., Antonino Caruso, a farsi carico nel '98 di una proposta di emendamento per l'abrogazione dell'Art. 5 della Legge Scelba che dal '52 in teoria vieterebbe l'uso pubblico dei simboli del Ventennio fascista.

Discorso analogo vale anche per il Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Rauti (definito dai "suoi" come il "Cossutta nero") che attualmente sembra attraversare una grave crisi, come confermato dalla fallimentare manifestazione nazionale "per il lavoro" del 18 dicembre '99 che non ha raccolto più di 3 mila presenze in piazza a Roma.

Nata all'indomani della trasformazione del vecchio M.S.I. in A.N., "Fiamma Tricolore" intendeva raccogliere l'eredità nostalgica del fascismo e per un certo tempo il suo percorso è sembrato che stesse riuscendo a radunare attorno a sé buona parte della composita galassia fascista, ma le lotte interne per la leadership ed il suo avvicinamento ad ipotesi di accordi elettorali col Polo hanno stroncato tale tendenza. In ballo però non ci sono soltanto le più o meno appetibili percentuali di voti raccolte da questo partito (sotto l'uno per cento al nord, ma oltre il 2 % al Sud), infatti in vari settori del neofascismo sta maturando l'idea di stabilire intese col centrodestra su questioni specifiche (immigrazione, criminalità, aborto, etc.), mentre altri rimangono ostili a simili compromessi.

Tra le organizzazioni della destra estrema quelle più rilevanti sia sul piano numerico che per capacità politica, sono attualmente senz'altro Forza Nuova e il Fronte Nazionale; entrambe, pur risultando divise e concorrenti, appaiono come facce di una medesima inquietante medaglia.

Forza nuova

Secondo molti osservatori è il fenomeno più consistente, dinamico e aggressivo nel panorama dell'ultradestra italiana.

Così come il Fronte Nazionale nasce nel '97, radunando militanti in parte fuoriusciti da "Fiamma Tricolore" e in parte già facenti capo nei primi anni '90 alla struttura nazionale denominata Base Autonoma, tra cui a Roma il Movimento Politico di Maurizio Boccacci.

La sua presentazione ufficiale avviene durante un convegno organizzato da Francesco Pallottino, tenutosi a Cave (Roma) il 29 settembre di quest'anno.

Forza Nuova dichiara cinque mila aderenti (più realisticamente potrebbero essere al massimo un migliaio), pubblica "Foglio di lotta", ha un accattivante sito Internet e conta su una trentina di sedi (7 al nord, 10 al centro, 14 al sud); a questa formazione sono attribuite innumerevoli aggressioni, provocazioni ed attentati quasi sempre ai danni di realtà antirazziste, centri sociali ed immigrati, oltre ad una consolidata presenza nelle curve di alcuni stadi.

Pur richiamandosi idealmente al Front National di Le Pen ed avendo punti in comune con omonimi raggruppamenti in Spagna e Francia, l'aspetto più originale di Forza Nuova è il tentativo di coniugare sia sul piano ideologico che propagandistico due diverse "anime" della destra: quella conservatrice e tradizionalista con quella "sociale" e "antagonista". Per cui l'impianto teorico di Forza Nuova a prima vista appare un collage di posizioni interclassiste e di parole d'ordine che sembrano voler abbracciare un'area comprendente il cattolico integralista, l'universitario perbene iscritto ad A.N., il "naziskin" veneto, il produttore padano di latte, l'ultrà di borgata e il disoccupato napoletano; tra i tanti temi agitati ricordiamo a titolo d'esempio: la campagna contro l'aborto, quella di stampo autarchico in difesa del Made in Italy, le iniziative rievocative a fianco dei reduci di Salò, la solidarietà ai "serenissimi" di Piazza S.Marco, il "gemellaggio" con la Guardia Padana del leghista Borghezio (già aderente ad Ordine Nuovo), la lotta alla società multirazziale e alla "droga di Stato", la protesta "antiamericana" per la strage di Cavalese e il sostegno a Milosevic durante la guerra in Kosovo e, ultima in ordine di tempo, la mobilitazione omofobica contro l'annunciata giornata del Gay Pride.

Da notare comunque che, sul piano filologico e linguistico, Forza Nuova non si discosta molto dal neofascismo degli anni '70, ricorrendo a termini ambigui quali sistema, regime, mondializzazione, etc. piuttosto che parlare di classi, governo, stato, capitalismo.

L'anno di nascita di Forza Nuova è il 1997, lo stesso che per il Fronte Nazionale e non è mai stato un mistero che tra gli ispiratori e i principali finanziatori del gruppo vi sono Massimo Morsello (ex-NAR) e Roberto Fiore (ex Terza Posizione) per un decennio "latitanti" in Gran Bretagna, dove hanno goduto di coperture istituzionali grazie alla loro collaborazione coi servizi segreti britannici. Attualmente il Fiore, che di Forza Nuova è il segretario nazionale, è rientrato in Italia ed ha presenziato all'inaugurazione di diverse nuove sezioni al sud. Tra i teorici di riferimento di Forza Nuova è annoverato Sergio Gozzoli, già inquisito per apologia di razzismo, redattore della rivista "l'Uomo libero".

Oltre a Roma, un notevole sviluppo organizzativo si registra nel Veneto, attorno all'asse Treviso-Padova-Vicenza-Verona, tanto che in occasione dell'ultima consultazione elettorale a Padova, per le elezioni comunali, Forza Nuova ha raccolto 1.451 voti, pari all'1,13, offrendoli poi per il ballottaggio alla candidata del Polo che una volta eletta si è sdebitata nominando un fascista assessore alla Polizia municipale; particolare curioso l'utilizzo del simbolo del Fronte Nazionale (fiamma tricolore a forma di freccia) per il logo della lista elettorale di Forza Nuova.

Nel Veneto infatti, che dalla fine della guerra ad oggi è sempre stato il crocevia ed il laboratorio di tutte le principali trame eversive, Forza Nuova è riuscita ad imporsi come il primo soggetto politico di estrema destra, mettendo insieme sigle diverse e divenendo interlocutrice di istituzioni, partiti, ambienti universitari che ne riconoscono il diritto "democratico" di partecipare alla vita politica; inoltre a Padova da tempo si parla - e non senza fondamento - di un certo numero di aderenti a Forza Nuova tra le forze dell'ordine.

In questa regione Forza Nuova ha raccolto a Padova tutta l'area ex-Gioventù Nazionale facente capo a Paolo Caratossidis, a Vicenza e Schio Alternativa d'Azione di Alessandro Ambrosini e Alex Cioni, mentre a Verona e a Treviso vi ha aderito gran parte del Veneto Fronte Skinhead di Pietro Puschiavo; inoltre la propaganda anti-immigrazione svolta da Forza Nuova in questi ultimi due anni è sicuramente andare a "pescare" aderenti tra i leghisti e i venetisti delusi dall'esperienza della Lega Nord.

Sempre in Veneto, a Treviso, lo scorso 16 gennaio si è tenuto un convegno pubblico sulla "globalizzazione dei mercati", promosso da "Fiamma Tricolore", durante cui in vista delle prossime elezioni regionali è stata proposta la costituzione di un unico raggruppamento della destra alla destra di AN; a tale riguardo non ci è dato conoscere ancora la posizione determinante di Forza Nuova, ma le sue mire egemoniche su tale area ci sembrano poco compatibili con simile progetto.

Fronte nazionale

Nato da una scissione-espulsione, avvenuta nel giugno '97 all'interno del M.S.- Fiamma Tricolore, si riunisce pubblicamente per la prima volta il 28 settembre di quell'anno presso il cinema Capranica a Roma, alla presenza dell'euodeputato lepenista Yvan Blot, raccogliendo l'esperienza della rivista "La spina nel fianco" risalente al '92 e del Sindacato degli Studenti dell'Università La Sapienza. Il suo nome riprende quello del gruppo filogolpista di Junio Valerio Borghese e della formazione messa fuorilegge di Franco Freda, ma nonostante il nome il suo programma riprende solo parzialmente le tesi del Front National francese di cui peraltro non accetta la leadership.

Ne è segretario Adriano Tilgher, già dirigente negli anni '70 di Avanguardia Nazionale con Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino, formazione disciolta per legge e con cui si possono notare numerose analogie; ma nella stessa estrema destra si è sempre guardato a Tilgher con una certa diffidenza per sospetti rapporti coi "servizi".

Le ragioni del dissenso di Tilgher e dei suoi nei confronti della linea di Rauti riguarderebbero cinque questioni, come si apprende da un'intervista su "L'Espresso" (17 dicembre '98): 1) opposizione al liberalismo selvaggio di Maastricht, 2) Italia fuori dalla Nato; 3) lotta al dipietrismo, inteso come gestione poliziesca dello Stato; 4) deciso no all'immigrazione clandestina; 5) tutela dell'identità nazionale.

Nessun disaccordo invece, nonostante i rispettivi proclami anti-democratici, sull'utilizzo dello strumento del voto e della partecipazione alle elezioni; infatti per tutti i "rivoluzionari" fascisti, essendo la loro ideologia incentrata su valori "spirituali" ritenuti eterni (sangue, suolo, onore...), ad una morbosa fedeltà verso questi miti si sposa un'assoluta e opportunistica flessibilità nei mezzi per imporsi come potere.

A differenza di Forza Nuova, il Fronte Nazionale è, se si eccettua Genova, quasi assente nel nord Italia; punto di forza, seppur in declino, è comunque Roma e alle elezioni provinciali nel '98, il Fronte ha ottenuto a sorpresa qualcosa come 25 mila voti di cui 18 mila soltanto nella capitale, pari all'1,6%.

Dopo questa significativa affermazione, sembra che attualmente nella capitale stia attraversando un periodo di ripiegamento e un certo numero di militanti "frontisti" sono defluiti verso lo spazio occupato "Porta Aperta" a San Giovanni, l'associazione Raido o reclutati da Forza Nuova che appare più forte anche sul piano degli appoggi economici, tanto da essere in grado di coprire costantemente con i propri manifesti interi quartieri romani.

Anche se dall'esterno non è facile rilevare le differenze ideologiche e programmatiche che separano queste due principali formazioni dell'ultradestra, sembra di capire che Forza Nuova è disponibile ad intese più o meno tattiche col Polo di centro-destra ed intende raccogliere "emorragia da AN di quadri locali", mentre il Fronte Nazionale ha scelto una propaganda più radicale e populista che esclude convergenze coi "reazionari" del Polo.

Il Fronte Nazionale si dichiara anti-liberista al punto da tifare sia per i "nazional-comunisti" russi di Zyuganov e Primakov in contrapposizione a "l'estrema destra liberista, che va da Fini in Italia a Zhirinovsky in Russia" e di sognare uno "Spazio Autarchico Europeo" comprendente anche la Russia e gli Stati dell'ex-URSS in funzione anti-USA (si veda "Fronte Nazionale", n. 10 del '98), nella prospettiva di una Confederazione Eurasiatica.

Infatti l'orizzonte del partitino di Tilgher è quello dell'Europa-Nazione piuttosto che quello tricolore e filo-occidentale di Forza Nuova, cos" come il primo guarda con interesse al fondamentalismo islamico, attraverso anche l'apporto teorico di un Claudio Mutti, mentre la seconda dichiara di voler difendere i valori della tradizione cattolica.

Ma se tutto il fascismo si dichiara ormai "né di destra né di sinistra", i "comunitaristi" del Fronte Nazionale vanno anche oltre cercando "l'alleanza e la collaborazione con tutte le realtà politiche e sociali, interne ed esterne, di qualsiasi estrazione e provenienza", nella convinzione che "la collocazione reazionaria dell'ex-sinistra come dell'ex-destra europea facilita questo compito" (dal programma di F.N. tratto dal suo sito Internet), al fine di "articolare un Fronte nazionale, popolare, socialista e libertario che sia il terminale in Italia di un movimento di liberazione europeo e mondiale" (da "Rosso è Nero", novembre '98).

Tale componente risulta peraltro molto in sintonia coi "fascisti rossi" del Movimento Antagonista - Sinistra Nazionale, presente in Emilia Romagna, che pubblica "Aurora", sulle cui pagine si può leggere la rivendicazione storica del fascismo come componente di sinistra del movimento operaio ed il conseguente appoggio a tutte le lotte di liberazione, zapatismo incluso.

Altre testate sulla stessa onda sono "Rivolta", Bollettino Solidarista Rivoluzionario (Ge) e "Orion", Mensile antagonista di politica e cultura (Mi).

Per la cronaca, nella notte del 7 gennaio 2000 la sede nazionale del Fronte Nazionale in via Taranto a Roma è stata distrutta da un gravissimo attentato incendiario.

Evidentemente, a giocare troppo con le fiamme, si rischia di prendere fuoco.

A cura dell'Archivio Antifascista



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