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Da "Umanità Nova" n.8 del 5 marzo 2000

Haider. Le ragioni per allarmarsi

Se, indubbiamente, la formazione in Austria di un governo comprendente anche i liberal-nazionalisti di Haider ha visto in Europa una strumentale opposizione politica da parte dei governi socialdemocratici; è altrettanto innegabile che l'affermazione del F.P.Ö. (Frei heitloiche Partei Oesterreichs) è stata salutata come una vittoria da tutte le destre europee, da quelle più esplicitamente razziste e filo-nazi a quelle populiste e liberali che, anche in Italia, si richiamano al colore azzurro.

La questione dunque, al di là dei fiumi di inchiostro versati nel Danubio in queste settimane, merita quaindi l'attenzione degli antifascisti e degli antirazzisti ma, soprattutto, necessita di analisi il più possibile inserite in un contesto non soltanto austriaco.

Infatti, sullo sfondo di una crisi sociale e politica sempre più larga, un'ideologia xenofoba e discriminante di tipo razzista si è andata consolidando in tutta Europa; la disoccupazione, l'allarme criminalità, la carenza di fondi pubblici per assistenza e servizi sociali dei vari paesi sarebbero causati in primo luogo dagli "extracomunitari": è questo il luogo comune divenuto programma politico di forze come l'F.P.Ö. austriaco, il Front National di Le Pen in Francia, il Vlaams Blok fiammingo e, in Italia, tutta la destra nazionale (parlamentare e non) e della Lega Nord.

Ma le campagne xenofobe non bastano a spiegare la preoccupante avanzata, sia sul piano politico che culturale, di ideologie che con violenza richiamano incubi di un passato che in realtà non è mai passato; infatti la paura verso lo "straniero" e la sua presunta diversità razziale risultano essere soltanto il catalizzatore di contraddizioni, tensioni, frustrazioni in seno alla "comunità" (parola chiave di tutta la propaganda populista) a cui la sinistra politica, sempre più allo sbando e sempre più lontana dai conflitti di classe, non è più in grado di far fronte.

Molti osservatori si sono chiesti in questi ultimi tempi se un partito come quello di Haider, che vede assieme realtà molto diverse (dai reduci delle SS ai liberisti tipo Heide Schmidt), è da considerarsi una forza già compiutamente fascista, al massimo prefascista o soltanto conservatrice, nazionalista, liberale di destra. Tale interrogativo può apparire marginale ma è importante in quanto - tra l'altro - serve a comprendere le possibili conseguenze di tale irruzione sulle scene.

Se si parte dal dato, accertato ma alquanto sottovalutato, che l'F.P.Ö. di Haider risulta attualmente il primo partito "operaio" in Austria e che 3/4 del suo elettorato sono di matrice operaia, c'è realmente di che allarmarsi.

Non esiste infatti formula migliore per accertare il grado di fascismo e di pericolosità reazionaria di una forza politica di quella riguardante la sua penetrazione tra i settori proletari e sottoproletari, come insegnano le origini sia del fascismo italiano del '19 che delle prime squadre nazional-socialiste nella Germania degli anni Trenta.

A riguardo, come già segnalava 5 anni fa Brigitta Patzold (Le Monde Diplomatique, marzo e dicembre '95), Haider ha saputo affrontare le roccaforti tradizionali dei socialdemocratici sul piano culturale, partendo proprio dai quartieri operai di Vienna. Attaccando la "sinistra al caviale" Haider ha puntato, e vinto, sul riflesso anti-intellettuale e anti-borghese degli abitanti dei quartieri popolari, canalizzando verso gli "stranieri" e contro tutti coloro che stanno dalla loro parte (politicanti, scrittori, artisti, operatori sociali...) il malcontento per le scelte economiche antipopolari e l'ostilità verso l'Europa dell'Euro.

Denunciando uno dopo l'altro i privilegi di "quelli che sono in alto", le pretese sovvenzioni per scrittori e artisti o i sussidi versati agli immigrati, Haider è così riuscito ad accreditarsi quale "leader proletario" e il suo partito ha potuto presentarsi come rappresentante degli interessi dei "giovani operai arrabbiati" e dei "pensionati intimoriti", secondo quel copione che, da Mussolini a Bossi, vede le fortune del populismo di destra nel suo saper essere la controfigura della sinistra, promettendo "Un avvenire liberato al di là della sinistra e della destra" (titolo del libro programmatico scritto da J. Haider), fondato sulla democrazia diretta e senza partiti.

Un altro importante aspetto della vittoria dell'estrema destra austriaca è stata la capacità dimostrata dall'F.P.Ö. nel raccogliere consensi proletari senza rinunciare all'eredità dei nostalgici o dei veterani del Terzo Reich, unendoli col comune obiettivo di ricostruire la comunità nazionale e l'identità etnica secondo l'immancabile richiamo del "suolo e del sangue" contrapposto alla globalizzazione che omologa le diversità e appiattisce le culture tradizionali.

Purtroppo, se da un lato dobbiamo fare i conti con l'ipocrisia democratica di governi che sono giunti ad ispirarsi all'architettura dei lager per adempiere alle disposizioni del trattato di Schengen, bisogna constatare che anche tra gli anticapitalisti esiste una scarsa consapevolezza della dinamicità e della profondità del nefasto lavoro politico svolto da questa "internazionale etnonazionalista", tanto che alcune organizzazioni di osservanza leninista sono giunte arrivate a teorizzare come il leghismo e il "Partito della Libertà" di Haider costituirebbero un'oggettiva rottura dell'ordine imperialista e si porrebbero in antitesi al pensiero unico, senza invece rendersi conto di quanto le "piccole patrie" risultano funzionali al dominio in questo contesto e dimenticando che furono proprio gli operai in camicia bruna delle SA naziste i primi a massacrare i proletari rivoluzionari, grazie alla connivenza della polizia del governo di Weimar.

KAS.



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