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Da "Umanità Nova" n.8 del 5 marzo 2000
inform@zione
Torino: corteo contro i lager per immigrati
Il 26 febbraio si è svolto a Torino un corteo contro il Centro di
detenzione temporanea per immigrati di corso Brunelleschi. Per le strade del
popoloso quartiere San Paolo sono sfilate circa mille persone, che hanno svolto
opera di informazione della reale situazione nella quale sono costretti a
vivere i reclusi nel centro-lager di corso Brunelleschi. Le autorità
cittadine e di polizia si "vantano" per l'alto numero di espulsioni realizzate
ma, ovviamente tacciono sulle rivolte, i tentativi di suicidio, le percosse, le
pessime condizioni igienico-sanitarie dei container che "ospitano" gli
immigrati, al punto che numerosi sono stati i casi di scabbia.
La manifestazione, la prima dopo 10 mesi di sostanziale silenzio, era stata
indetta dai Centri Sociali Gabrio, Murazzi, Askatasuna, dal Comitato Chiapas,
dal Collettivo Zone di Conflitto e dalla Federazione Anarchica Torinese cui si
sono successivamente aggiunti Socialismo Rivoluzionario, Associazione 3
febbraio, Centro Umanista delle Culture, Circolo gay lesbico Maurice, l'area
Programmatica di Rifondazione e i posti occupati Asilo, Barocchio, Rosalia e
Prinz Eugen.
La manifestazione, guardata a vista da poliziotti bene armati, si è
snodata per le vie del quartiere e si è conclusa nei pressi del lager di
corso Brunelleschi, dove, dopo un fronteggiamento con la polizia in tenuta
antisommossa, è stato possibile avvicinarsi abbastanza da poter inviare
al di là delle recinzione che circonda il campo numerosi palloni con
messaggi ai reclusi. Si è preferito manifestare così la
solidarietà agli immigrati, scegliendo di non inviare alcuna delegazione
all'interno, per segnalare in tal modo la ferma opposizione all'esistenza del
lager sulla quale non esiste alcun terreno di mediazione o possibilità
di "umanizzazione".
La manifestazione era stata preceduta da un fitto fuoco di sbarramento messo in
atto dalla stampa cittadina, che aveva dato ampio spazio alle dichiarazioni di
dissociazione di Rifondazione Comunista e di Punto Zip, il riferimento torinese
per l'area Leoncavallo e Nord Est. Il meschino tentativo di boicottaggio da
parte di queste aree, evidentemente più interessate agli accordi
elettorali con i DS intorno alla candidatura di Livia Turco che alla creazione
di un forte movimento di opposizione ai lager di stato, è
sostanzialmente fallito. Il clima di paura artatamente evocato intorno al
corteo del 26 a Torino non ha impedito una buona partecipazione alla
manifestazione.
La mobilitazione prosegue con un'assemblea cittadina convocata per il 7
febbraio.
Red. To
Palermo: una settimana vissuta pericolosamente
Doveva essere la vigilia della manifestazione del 26, concomitante con le altre
iniziative nazionali, con le solite riunioni di "routine": così non
è stato.
Nei primi giorni della settimana dovevano essere dimessi due dei tre ragazzi
nordafricani ricoverati al centro ustioni dell'ospedale civico di Palermo,
scampati al rogo del Centro di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta" di
Trapani, per essere ospitati in una casa albergo a spese del comune di Palermo.
Il giorno dell'uscita apprendiamo che la questura di Trapani li rivuole
indietro per rinchiuderli nel Centro di detenzione temporanea o meglio ancora
per rispedirli nel proprio paese d'origine. Immediatamente scatta la
mobilitazione; si presidia il centro ustioni e dopo diversi giorni di estrema
tensione e frenetiche trattative si giunge ad un epilogo positivo, almeno per
ora. Ai due giovani Amin e Milude viene concesso un permesso di soggiorno per
motivi di giustizia, che gli verrà rilasciato tra quindici giorni.
Amin e Milude sono testimoni di quella drammatica notte di fine dicembre e
portano sul loro corpo i segni di quell'inferno.
Hanno tentato di portarli via: non ci sono riusciti ma tenteranno di
intimidirli in tutti i modi possibili. Sia chiaro per tutti che non li
lasceremo soli! Ci batteremo per la verità e la giustizia, per fare
piena luce sul rogo di Trapani, per liberare Samir incarcerato a Trapani ed
accusato dagli inquirenti di essere il responsabile dell'incendio e delle morti
avvenute nel lager di stato. Il procuratore della repubblica di Trapani,
Garofalo, di fronte alla pronta mobilitazione afferma al quotidiano "La
Sicilia" di Catania che i giovani tunisini non sarebbero mai tornati al
"Serraino Vulpitta", ma che la loro presenza a Trapani era richiesta solamente
per notificargli l'avvenuta concessione dei permessi di soggiorno. È
chiaro che Garofalo cerca di rimediare di fronte al maldestro colpo di coda
della polizia di stato.
Arriviamo al 26 febbraio, giorno della manifestazione cittadina, con Milude e
Amin definitivamente dimessi e ospitati nella casa albergo. La tensione si
allenta solo per poco, la mobilitazione e la lotta continuano. Nel pomeriggio
sfila per le vie del centro cittadino un corteo festoso, multicolore, composto
da un migliaio di persone, donne e uomini che si riprendono la loro
città, una città che a volte si trasforma in un luogo di
desiderio.
Info Palermo
Torino: arrestate 4 persone
Il clima a Torino diventa sempre più pesante: nella mattinata del 28
febbraio i questurini hanno fatto irruzione nei posti occupati Asilo, Cascina e
Barocchio ed effettuato una "perquisizione". A volto coperto e armati fino ai
denti hanno obbligato le persone trovate all'interno dei posti a radunarsi in
una stanza e poi hanno messo a soqquadro gli squat senza consentire agli
occupanti di assistere - come stabilisce la "loro" legislazione - alla
perquisizione. L'irruzione era motivata dalla ricerca di 6 persone accusate di
"rapina aggravata": 4 sono stati gli arresti eseguiti, mentre 2 sono sfuggiti
alla cattura. A quanto risulta l'episodio che ha scatenato la questura sarebbe
avvenuto nel pomeriggio del 31 gennaio, dopo l'emissione della sentenza di
condanna a 6 anni e 10 mesi nei confronti di Silvano Pellissero. In
quell'occasione la polizia si accanì con ferocia contro gli squatter che
manifestavano la loro rabbia: vi fu un durissimo pestaggio in cui numerose
persone vennero ferite, tra cui una ragazza che finì all'ospedale con
una vertebra incrinata. I manifestanti si rifugiarono poi nel vicino Asilo
occupato e vennero tenuti in stato di assedio per alcune ore. Successivamente
alcune persone allontanano due cameramen intenti a effettuare delle riprese,
strappando loro la telecamera. L'episodio si inquadra chiaramente nella
necessità di difendersi da questi giornalisti poliziotti le cui riprese
finiscono ormai quasi immancabilmente in questura. Si tratta di un fatto tutto
sommato banale di quelli che si verificano spesso in occasione di
manifestazioni. Inoltre è noto che a Torino ormai da tempo molti
giornalisti attuano opera di sistematica criminalizzazione nei confronti di
chiunque esprima dissenso radicale. Il trasformare tutto ciò in
un'accusa di "rapina aggravata" è chiaro indice dell'inasprirsi della
volontà repressiva della magistratura nella nostra città. Il
governo centrale e locale, l'associazione commercianti, la curia, gli Agnelli
si preparano alle prossime elezioni, all'ostensione della Sindone e alle
Olimpiadi... magistrati e poliziotti dissodano per loro il terreno.
Red To
Livorno: sciopero nella scuola del 17 febbraio
Buon successo anche a Livorno delle mobilitazioni dei lavoratori della scuola
contro il "concorsone". In un comunicato dell'Unicobas Scuola di Livorno tra
l'altro scrive Patrizia:
"Grande successo anche a Livorno dello sciopero della scuola del 17 febbraio,
indetto da Unicobas, Gilda, CUB, Cobas, USI, AID ed altre sigle.
I dati di adesione forniti dal Provveditorato si aggirano sul 50% del personale
docente e sul 6% del personale A.T.A.. Il dato e comprensivo dell'intera rete
provinciale, in cui vanno ascritte anche l'isola d'Elba e l'isola di Capraia.
Il picco di adesione si e realizzato con il 70% di scioperanti nella scuola
media inferiore. Notevole anche la risposta di zone industriali quali Piombino
(51,5%) e Rosignano (57%), dove la tradizionale egemonia CGIL, che dalle
fabbriche si e sempre estesa anche nel pubblico impiego, ha subito un notevole
colpo, provocando anche dimissioni illustri.
Un bilancio estremamente positivo, di cui siamo orgogliosi, soprattutto se si
considera che l'Unicobas, nella provincia di Livorno, e l'unico sindacato di
base attivo nella scuola.
Nella realtà regionale, dove sono presenti anche altre sigle sindacali,
l'adesione si aggira intorno al 50% secondo dati forniti
dall'amministrazione.
La giornata del 17 era stata preparata da una intensa fase di mobilitazione,
costruita sia attraverso assemblee, sia attraverso il blocco degli scrutini,
che ha avuto un inaspettato successo di adesione, costituendo un importante
momento di coordinamento tra le scuole: in molte situazioni, tra gli
slittamenti prodotti dal blocco degli scrutini e la giornata del 17, si e di
fatto mantenuto uno stato di agitazione e di sciopero superiore ai 15 giorni.
L'Unicobas ha organizzato la presenza della scuola livornese alla
manifestazione del 17 febbraio a Roma. La partecipazione e stata significativa
per numero e composizione: in piazza, con i nostri striscioni, era presente non
il ceto politico, ma la categoria, per prendere parte ad una manifestazione
come da tempo non se ne vedevano."
Red.
Italia: bollettino di guerra
La settimana scorsa (dal 21/02/2000 al 26/02/2000) i casi di infortunio sul
lavoro notificati all'INAIL sono stati 19.044 di cui 19 mortali.
Dall'inizio dell'anno...
Dal 1 gennaio 2000 i casi di infortunio sul lavoro notificati all'INAIL sono
stati 137.627 (centotrentasettemilaseicentoventisette) di cui 149 mortali
(centoquarantanove).
Questi dati sono forniti dall'INAIL stesso.
Questi dati sono delle sottostime, dal momento che riguardano solo i lavoratori
con copertura INAIL, e che quindi:
a) non computano gli infortuni e le morti che si verificano tra i (tanti)
lavoratori - soprattutto quelli a nero - che lavorano senza copertura
assicurativa;
b) non computano gli infortuni e le morti che si verificano tra alcune
categorie di lavoratori con copertura assicurativa presso altri istituti minori
diversi dall'INAIL.
Infine non computano gli infortuni e le morti che si verificano tra lavoratori
con copertura assicurativa ma che non vengono comunicati agli enti assicurativi
- e sono molti.
Ro. Sa.
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