Da "Umanità Nova" n.8 del 5 marzo 2000
Arthur Lehning
Un profilo dell'anarchico olandese recentemente scomparso
"Non festeggerai il giorno della tua nascita né oggi né domani ma tutti i giorni perché rinasci ad ogni istante e ridai vita alla vita: eccoti uomo ed artista"
(da un poema che il poema olandese Handrik Marsman dedica nel 1919 ad Arthur
Lehning in occasione del suo ventesimo compleanno)
Quando alcuni compagni mi hanno informato della morte di Arthur Lehning,
avvenuta il 1 gennaio 2000, la prima cosa che mi è capitato di pensare,
con qualche imbarazzo, è che non sapevo fosse ancora vivo.
Era nato, infatti, il 23 ottobre 1899 a Utrecht e, di conseguenza, ha superato
la rispettabile età di cento anni e ha dato importanti contributi di
riflessione all'attività del movimento anarchico quando aveva già
superato gli ottanta anni. Lasciata da parte la considerazione, solo
parzialmente racconsolante di fronte alla morte di un compagno, che
evidentemente la militanza anarchica gli ha fatto bene, ho ripensato ai testi
suoi che avevo letto.
Una considerazione che mi sentirei di fare è che in italiano è
stato pubblicato abbastanza poco di un compagno che pure ha dato al movimento
un contributo importante di idee e di azione. Una valutazione, per quel che
riguarda la pubblicazione delle sue opere in lingua francese, simile si trova
in un interessante articolo che gli viene dedicato sul numero del 27 gennaio di
"Le Monde Libertaire", settimanale della Federazione Anarchica Francese, a cura
di Martine.
Sul numero 56, febbraio 2000 del bollettino del Centro Internazionale di
Ricerche sull'Anarchismo viene riportata una bibliografia delle sue opere
editate in diversi paesi e ne traggo le seguenti informazioni.
Nel 1969 ha partecipato al convegno torinese "Anarchici e anarchia nel mondo
contemporaneo" con la relazione "Anarchisme et bolschevisme" pubblicata nel
1971 dalla Einaudi negli atti del convegno.
Un suo testo del 1929 "Marxismo e anarchismo nella rivoluzione russa" è
stato editato nel 1973 e ve ne è stata una recente riedizione.
Sempre nel 1973 un suo contributo è stato pubblicato nel volume " "AIT
1922-1932: dieci anni di lotte dell'Associazione Internazionale dei lavoratori"
edito dalle edizioni Crescita Politica di Firenze.
Nel 1974 è uscito un suo contributo nel volume "Anarchismo e socialismo
in Italia: atti del convegno di studi `Marxisti e riministi'".
Nel 1976 ha partecipato al convegno internazionale di studi su Bakunin di
Venezia con una relazione su "Bakunin e gli storici" apparsa nel 1977 nel
volume "Bakunin cent'anni dopo", edito dalle Edizioni Antistato.
Nel 1977 è apparso un suo contributo in "Michel Bakounine et le
Risorgimento Tradito" a cura del Museo del Risorgimento di Bologna.
Ha collaborato all'edizione del testo di Bakunin "Gli orsi di Berna e gli orsi
di Pietroburgo" uscito nel 1978 per le Edizioni La Baronata.
Le opere complete di Bakunin edite dalle Edizioni Anarchismo fra il 1986 ed il
1994 sono state tradotte sulla base dell'edizione curata da lui.
Infine è apparso, a cura di Maurizio Antonioli, il volume
"L'anarcosindacalismo, scritti scelti" per la BFS Edizioni di Pisa.
Non escludo che qualche pubblicazione di suoi testi possa essermi sfuggita ma
credo che, per l'essenziale, quelle che ho segnalato siano le sue opere
consultabili in Italia e alcune di queste opere non sono certo facilmente
reperibili per un militante che non abbia una specifica passione per la ricerca
storica. Si tratta, con sole due eccezioni, o di contributi a convegni o a
collaborazioni alla pubblicazione di opere di Bakunin.
Mi sembra, soprattutto, che sia mancato un utilizzo adeguato del suo lavoro
nella discussione e nell'intervento dei compagni.
Eppure Arthur Lehning è stato dal 1932 al 1935 segretario dell'AIT,
l'associazione internazionale dei lavoratori nata a Berlino nel 1922 per
raccogliere i sindacalisti libertari in opposizione sia all'internazionale
sindacale rossa egemonizzata dal PCUS che all'internazionale dei sindacati di
orientamento socialdemocratico. Il suo impegno sindacale si intreccia con
quello antimilitarista che ha le sue radici nella tradizione del movimento
operaio olandese e che lo porta a curare fra il 1927 ed il 1934, con altri
compagni, il bollettino stampa della Commissione Internazionale Antimilitarista
che viene spedito a circa 800 riviste e pubblicazioni. Da questo punto di vista
Arthur Lehning, senza essere un non violento dogmatico, valorizza le forme di
resistenza alla guerra basate sulla resistenza passiva, l'obiezione di
coscienza, lo sciopero antimilitarista. Partecipa, insomma, ad una discussione
importante fra i compagni degli anni `30 come lo è oggi per noi.
È stato uno dei fondatori, nel 1935, dell'Istituto Internazionale di
Storia Sociale di Amsterdam e ha curato l'edizione delle opere di Bakunin, solo
per citare alcune delle sue attività più importanti.
Insomma, un uomo d'azione e di pensiero di notevoli capacità.
Se, poi, guardiamo alla qualità dei suoi scritti, ritengo si possa
affermare che siano fra le migliori espressioni della cultura anarchica
dell'area centro europea, una cultura interessante e complessa quanto quella di
area latina anche se non sempre conosciuta come meriterebbe.
Ricordo come mi aveva colpito, quando ero un giovane militante il rigore e
l'equilibrio della sua critica al marxismo, la critica di un militante che
conosce bene l'oggetto della sua critica e che non scade mai nella polemica
volgare e nella superficialità. Appare singolare come un compagno che
aveva forti interessi per l'arte d'avanguardia, la critica della vita
quotidiana, un'idea di rivoluzione intesa come trasformazione radicale del
vissuto avesse, nel contempo, una solida preparazione economica che gli
permetteva di sviluppare una critica del capitalismo, dello stato, della
socialdemocrazia e del bolscevismo acuta, originale, argomentata.
La sua attenzione al sindacalismo, la valutazione puntuale del rilievo del
conflitto di classe ne fanno, inoltre, un esponente di una cultura di frontiera
lontana sia da un anarchismo chiuso in se stesso che dalla negazione della
specificità anarchica nella pratica sindacale.
Un aspetto poco noto, almeno per quel che mi riguarda, della sua opera è
la rivista "I 10 - organo di tutte le espressioni dello spirito moderno, delle
nuove correnti dell'arte, della scienza, della filosofia e della sociologia"
che pubblicò ad Amsterdam fra il 1927 ed il 1929, una prova ulteriore,
se fosse necessaria, che l'orientamento classista e sindacalista non esclude
l'attenzione ai fatti culturali ed alla necessità, per l'anarchismo, di
confrontarsi con le avanguardie artistiche, scientifiche, filosofiche con
grande attenzione e disponibilità al confronto con posizioni e
sensibilità diverse dalla sua.
Basta guardare ai collaboratori della rivista per avere conferma dell'apertura
di Lehning verso militanti di orientamento diverso e verso studiosi
interessanti.
Credo, insomma, che sarebbe importante che l'opera di questo compagno venisse
pubblicata, diffusa, utilizzata con maggior attenzione di quanto sinora sia
avvenuto non, o non solo, perché la sua morte ce ne ricorda l'opera di
decenni quanto per l'interesse straordinario di questo lavoro.
Cosimo Scarinzi
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