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Da "Umanità Nova" n.9 del 12 marzo 2000
Jubilee 2000
Una campagna demagogica
La spettacolarizzazione della politica ritiene di essere
sufficiente a se stessa: come se bastasse parlare ad una ampia platea sanremese
di un problema per risolverlo correttamente. È quanto ritiene la
sinistra al potere, che sponsorizza la campagna Jubilee 2000 sulla
cancellazione del debito dei paesi poveri, sulla scia del "Padre nostro"
cristiano, laddove recita di rimettere i nostri debiti così come li
rimettiamo ai nostri debitori.
Ora è doveroso ricordare alcuni dati che smentiscono come l'operazione
mediatica e spettacolarizzata, con il coinvolgimento di rockstar quali Bono e
Jovanotti, abbia minimamente a che fare con la salute delle popolazioni
più povere del mondo.
Al 1997, il debito estero dei paesi in via di sviluppo ammontava a 2200
miliardi di dollari, di cui per 1/5 di origine bilaterale, ossia disciplinato
da accordi tra governi nazionali, e per il restante 4/5 multilaterale, ossia
disciplinato da accordi con gli organismi finanziari internazionali, in primo
luogo Fondo monetario e Banca mondiale. Già così è
evidente come concentrare l'attenzione sul quinto dei debiti esteri di quelle
aree del pianeta significhi concentrarsi su un aspetto relativamente poco
significativo.
Il governo D'Alema ha promesso di cancellare 3mila miliardi di lire che
rappresentano crediti inesigibili nelle voci di bilancio italiano; così
facendo, riesce pertanto a sgravare il bilancio dello stato di capitoli che lo
appesantiscono, senza apportare significativi benefici ai 41 paesi altamente
indebitati, di cui 33 africani, nel momento in cui lo stesso governo italiano,
in sede di riconfigurazione del Trattato di cooperazione internazionale con 39
di quei 41 paesi - parlo del Trattato di Lomé che va in scadenza
quest'anno 2000 e già da alcuni mesi si negozia una sua ridefinizione -
è disponibile ad allinearsi ai diktat dell'Organizzazione mondiale del
Commercio secondo lo quale non è più possibile aiutare paesi
poveri nell'importazione di loro beni prodotti per la esportazione nei paesi
ricchi, in quanto ciò rappresenterebbe una discriminazione positiva
incompatibile con un regime di libera concorrenza in cui ognuno vende quello
che ha senza poter contare su trattamenti di riguardo che obbediscano
eventualmente a considerazioni non strettamente di convenienza economica
bensì di opportunità politica.
Quindi, oltre a non incidere sul grosso del debito estero, oltre a non
influenzare la politica di cooperazione italiana con i paesi poveri,
l'operazione "sanremese" di Jubilee 2000 in Italia è un grosso affare
solo per la ripulitura del bilancio dello stato.
Ma c'è qualcosa di peggio. Il moralismo da strapazzo dei governanti di
sinistra dei paesi europei che hanno con grande entusiasmo abbracciato la
campagna è arrivato a soglie realmente indecenti. D'Alema, e con lui
Blair e Jospin (i quali pure tagliano una fetta un po' più grande del
rispettivo debito bilaterale), enunciano in modo ricattatorio tale beneficenza
allorquando fanno dipendere la benevolenza caritatevole ad un criterio strabico
di reciprocità: in altri termini, sostengono che i soldi risparmiati dai
paesi poveri, la cui rimessione del debito li esonera da oneri di interessi
passivi - quelli stessi che per una decade negli anni `80 procurava ai paesi
ricchi più risorse di quelle date in aiuto ai paesi poveri, che
così finivano per finanziarli - andrebbero utilizzati per salvaguardare
e incrementare la spesa pubblica corretta, per equilibrare i loro bilanci (in
modo da pagare gli interessi per il restante onere del debito), senza
dissipazioni clientelari, senza spese improduttive quali la compravendita di
armi, come se queste fossero prodotte su Marte e i venditori avessero
cittadinanza marziana e non, invece, inglese, statunitense, francese o
italiana.
Lo strabismo di questo criterio di reciprocità secondo cui sono gli
altri a doversi meritare gli aiuti, i crediti ed i soldi delle democrazie, che
possono offrire denari solo ad altre democrazie, balza agli occhi
allorché tale reciprocità diviene unilaterale: quando i poveri
vengono al nord, le misure di democrazia richieste a casa loro come condizione
per l'aiuto, vengono palesemente negate a casa nostra. Tutte le vicende sul
trattamento ignobile dei migranti in Italia (ma vale lo stesso per il resto dei
paesi del nord) segnalano il reale indice di interesse sul quale si imbastisce
il rapporto nord/sud nel pianeta.
Infine, e questa sarebbe una considerazione che strappa il velo di ipocrisia
sia della campagna limitatissima, sia delle benemerenze di cui vogliono godere
i benpensanti a sinistra che sostengono i sinistri governi europei, va
ricordato come quei 4/5 di debito estero dei paesi in via di sviluppo risalgono
alle concessioni multilaterali del Fmi (Fondo Monetario Internazionale) e della
Bm (Banca Mondiale) che condizionano le risorse offerte - di cui abbondanti
segmenti si sono persi nelle tasche personali dei vari dittatori di turno che
mimano in grande stile i grandi corruttori e corrotti delle democrazie
occidentali - in base a programmi di aggiustamento strutturale che obbligano i
paesi debitori a ridurre all'osso le politiche pubbliche in fatto di istruzione
e sanità che sarebbero le uniche forme di investimento sulla
sopravvivenza delle popolazioni. Guarda caso proprio quelle che invocano
D'Alema & soci nel momento stesso in cui sperano di piazzare un europeo (il
tedesco Koch-Weiser o l'italiano Amato o altro dignitario di corte) alla
direzione generale del Fondo monetario la cui politica di finanziamenti,
determinata da un apposito comitato ad interim presieduto, sino a qualche mese
addietro, dal nostro beneamato presidente Ciampi, è il principale
responsabile dei crimini economici internazionali che in questi ultimi decenni
hanno allargato il solco di povertà dei paesi un tempo sulla via dello
sviluppo le cui popolazioni vivono in condizioni miserrime senza speranza di
potersi risollevare autonomamente, colpevolmente deprivate come sono, grazie a
quelle politiche di aiuti condizionati alla finzione di reciprocità
democratica, di ogni risorsa in fatto di salute, sapere, accesso all'acqua e ad
una alimentazione dignitosa.
Salvo Vaccaro
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