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Da "Umanità Nova" n.9 del 12 marzo 2000
Domenica del pedone
Un verde inganno
Non c'è bisogno di essere scienziati o militanti
ecologisti per sapere che lo stato di salute del pianeta in cui viviamo
è gravemente compromesso. Presenza di micropolveri e gas nocivi
nell'atmosfera, effetto serra, desertificazione, piogge acide, buco nell'ozono
fanno ormai parte della nostra quotidianità, come il vento la pioggia,
la nebbia. Su alcuni quotidiani i tassi di inquinamento sono addirittura
riportati nella stessa manchette delle previsioni meteorologiche, insieme alla
temperatura e ai millimetri di pioggia. Gli effetti sono sotto gli occhi di
tutti: crescita esponenziale delle malattie da inquinamento, prime fra tutte
malattie respiratorie e cancro. Le cause di tutto questo sono altrettanto
evidenti: uno sviluppo tecnologico dissennato, ove in nome della
massimizzazione del profitto si deve sacrificare tutto, compresa la
possibilità stessa di sopravvivenza della specie umana. Le città
sono sempre più grandi, sempre meno a misura d'uomo, sempre più
buchi neri entropici ove la dimensione esalta la crescita dell'inquinamento. Il
trasporto pubblico - che non rende sufficiente profitto ai padroni - è
sempre più insufficiente, mentre i mezzi privati divengono
pressoché indispensabili a chi si deve spostare per lavoro o per
usufruire di servizi (scuole, ospedali, biblioteche, etc.). La concentrazione
rende nocive le emissioni degli impianti di riscaldamento delle abitazioni.
L'inquinamento prodotto dalle industrie completa il quadro. I piccoli paesi,
già desertificati dall'emigrazione forzata verso i posti di lavoro nelle
grandi città, vengono sempre più privati di tutti i servizi
essenziali dall'istruzione alla sanità. Anche i trasporti seguono lo
stesso trend: mentre si inseguono progetti faraonici come l'alta
velocità, che collega esclusivamente i grandi centri economici, vengono
tagliati quelli che sono definiti come "rami secchi", ovvero le comunicazioni
tra i piccoli centri. Al di là delle dichiarazioni demagogiche, il
trasporto su gomma continua ad essere favorito rispetto a quello su rotaia
anche in campo commerciale.
Di fronte a questa situazione catastrofica, i governi non sanno e non vogliono
fare altro che spostare in alto i limiti massimi della soglia di inquinamento.
Quello che sino a qualche anno fa era nocivo alla salute, oggi è
considerato perfettamente respirabile. Intanto i morti aumentano e l'ecosistema
è sempre più fragile. La logica assassina del capitalismo e dello
stato non è solo quella esplicita delle guerre, dei fabbricanti d'armi,
dei massacri compiuti in nome della patria, della bandiera e dell'Oto Melara:
è anche quella meno visibile ma non meno foriera di morti e sofferenze
dell'inquinamento, compiuta in nome del progresso, dello sviluppo e della
Fiat.
In questo contesto la trovata del ministro "verde" Ronchi di istituire la
"domenica del pedone", se non fosse criminale, sarebbe oltremodo comica. In
effetti c'è da sorridere a vedere qualcuno che pretende di svuotare il
mare munito di secchiello. Lo stesso effetto provoca il pensare di poter
fermare l'inquinamento bloccando la circolazione in giorno al mese, per di
più quando, essendo chiuse le fabbriche, gli uffici e i negozi, questa
è decisamente minore. I dati dimostrano quanto sosteniamo: dopo la prima
"domenica del pedone" i livelli di inquinamento sono rimasti pressoché
inalterati, dopo la seconda vi è stata una lieve diminuzione facilmente
riconducibile a condizioni meteorologiche più favorevoli. Non vogliamo
con questo unirci al coro interessato di quanti, come il giornale organo della
maggiore industria di automobili italiana, La Stampa, combatte questo
provvedimento in nome della libertà di circolazione. Ben altro è
il nocciolo della questione: siamo di fronte ad una vera e propria operazione
di mascheramento ideologico, che parte da un assioma chiarissimo: il modello di
sviluppo basato sul profitto è indiscutibile. La produzione, le
fabbriche non si possono e non si devono fermare. Il guadagno dei padroni,
anche quando inquina, anche quando uccide è indiscutibile. La sola
direzione possibile per lo sviluppo tecnologico è quella che crea
maggiori ricchezze ai padroni, e non importa quali siano le conseguenze
sull'ecosistema. Però l'inquinamento è sotto gli occhi di tutti e
poiché non se ne debbono mettere in discussione le cause, non resta che
indicare una causa fittizia che distolga l'attenzione da quelle reali: i
gitanti domenicali. L'unico risultato è che siamo costretti per tutto il
mese a recarci a lavorare (spesso usando auto inquinanti perché i
trasporti pubblici sono carenti), producendo cose inutili o dannose facendo
ricorso a tecnologie inquinanti, e poi una domenica restiamo a casa per non
inquinare. L'importante è che il profitto sia salvo.
Questa vicenda dimostra una volta di più come lo stato non possa e non
voglia risolvere il problema del disastro ecologico. Solo dal basso può
partire una spinta decisa che sappia modificare radicalmente il modello di
sviluppo, che faccia sì che il benessere e la salute di tutti vengano
considerati valori prioritari rispetto al profitto di pochi, che sappia
indirizzare lo sviluppo tecnologico verso obiettivi compatibili con
l'ecosistema e non con la distruzione e al morte.
In altre parole, anche noi anarchici abbiamo la nostra ricetta per il problema
dell'inquinamento e possiamo assicurare che è molto più razionale
e funzionale della "domenica del pedone": la rivoluzione.
Q. S.
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