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Da "Umanità Nova" n.10 del 19 marzo 2000

Nel dopoguerra le radici del neofascismo odierno
L'ombra lunga del nazismo

Per comprendere l'Europa di fine millennio è necessario tracciarne con cura la genealogia del passato. Un passato piuttosto recente per poter diventare oggetto di un'analisi rigorosamente storiografica. Ma le disquisizioni d'accademia ci interessano poco; specialmente quando la ricerca storica diventa occasione di continua riscrittura dei fatti in una chiave che potremmo definire metafisica, o meglio metastorica.

Ci occorre invece una presa di coscienza diretta della memoria di anni non così lontani come qualcuno vorrebbe far apparire. I documenti non mancano: tutto sta a volerli tenere in considerazione. Nella logica stringente di ogni sistema di potere che sia davvero tale, procedere a quello che potremmo chiamare l'espianto scientifico di ogni deviazione dalle regole accettate come valide, funziona sia per la ricodificazione della memoria, resa duttile alle esigenze del controllo e del dominio sulle coscienze, che per l'opportuna deterrenza da esercitare contro chiunque si opponga, anche pallidamente, all'egemonia del sistema.

La resa dei nazisti all'esercito alleato non concluse affatto le vicende del Terzo Reich. Il 1945 fu soltanto l'inizio: lo dimostrano ampiamente le operazioni condotte con grande tempismo e capacità politico-diplomatica da Allen Dulles, responsabile dell'Office for Strategic Services statunitense che venne a patti con gli ufficiali del Reich maggiormente rappresentativi. L'establishment nazista venne da subito considerato recuperabile sul piano delle specificità professionali, chiamiamole così.

Allen Welsh Dulles arrivò nella Confederazione Elvetica in incognito nel Novembre 1942. Finanziere e avvocato nella vita civile, difese gangster del calibro di Lucky Luciano e Meyer Lausky, che avrebbero aiutato gli Stati Uniti a contattare la Mafia siciliana. Con il fratello John, futuro segretario di Stato americano diresse a New York dal 1927 lo studio legale Sullivan e Cromwell attraverso cui ebbe occasione di intrecciare solidissimi rapporti di lavoro e conoscenza sia con alcuni esponenti della finanza e dell'economia tedesche che con lo stesso governo hitleriano. La famiglia Dulles rivestiva un'importanza fondamentale nei piani elaborati da Donovan e dallo staff dell'OSS, tanto che l'ormai quasi cinquantenne Allen venne nominato responsabile dell'OSS per l'Europa (a fine conflitto sarebbe stato direttore della CIA dal '53 al '61). Di salde tradizioni repubblicane e importante esponente della Massoneria di rito scozzese, Dulles aveva tutte le carte in regola per essere accettato come gradito ospite nel contesto europeo dei grandi gruppi di potere. Assolse con grande maestria l'incarico di trattare la resa con le massime autorità naziste, occupandosi in particolare dell'esfiltrazione degli elementi di maggior spicco del controspionaggio tedesco: resta da annoverare nella storia delle spie il recupero e l'instradamento verso gli Stati Uniti di Reinhard Gehlen, capo di una delle più temute organizzazioni dell'Intelligence hitleriana. A Donovan insieme a Gehlen arriva il bendidio: almeno cinquanta casse di materiale segretissimo sulla situazione dell'Unione Sovietica e dei comunisti italiani e francesi; preziosi documenti che saranno utilizzati nell'immediato futuro.

"[...] Gehlen diventerà direttore della sezione affari antisovietici dell'OSS e successivamente manterrà lo stesso incarico nella CIA. Tanti altri gerarchi fascisti e nazisti usufruirono dell'appoggio dell'OSS per salvare la vita dopo la guerra. Un appoggio fondamentale a Dulles e Donovan venne ancora una volta dal Vaticano, in particolare dalla sezione speciale diretta da Giovanbattista Montini. Un rapporto segreto del dipartimento di Stato Usa, datato 1947, spiega che 22 sacerdoti, con l'aiuto delle autorità italiane avevano aiutato le fuga di decine di criminali nazisti e fascisti [...]"[1]

La presenza americana in Europa e Italia è scandita dal ritmo incessante dell'affiancarsi di azioni di guerra e di operazioni strategiche occulte. Le une senza le altre non sarebbero state possibili. L'operato di Dulles, in questo senso, va ben oltre la pura e semplice esecuzione di piani segreti per condizionare questo o quell'avvenimento, anche se si tratta comunque di buona parte del lavoro svolto da lui e dai suoi uomini nel teatro di guerra dell'epoca. La lungimiranza della politica estera statunitense guardava al di là delle contingenze che pure cercò di soddisfare nel migliore dei modi; quello che andava pianificato era il dopo. "In particolare, Allen e John Foster Dulles contribuirono in misura considerevole all'eclissi della linea roosveltiana, perseguendo l'obiettivo di una nuova Europa incentrata, dopo la sconfitta del Reich nazista, sulla rinascita tedesca.

Tesi che fu all'origine della guerra fredda da parte occidentale.

Negli ultimi mesi del conflitto mondiale e nei primi mesi del dopoguerra, i fratelli Dulles, anche se non ufficialmente, gestirono uno speciale ente che era alle dirette dipendenze del Ministero del Tesoro americano l'Exchange Stabilization Found.

Questo fondo, nato nel 1941 grazie ad una speciale legge (War Powers Act), avente lo scopo specifico di riunire i capitali sequestrati ad aziende o individui del Terzo Reich, nei fatti era invece costituito da beni che le truppe statunitensi, man mano che penetravano nel territorio germanico, avevano sequestrato alle SS in fuga o rinvenuto in nascondigli.

Oro, azioni, obbligazioni, diamanti (quasi tutti rubati agli ebrei di Anversa) e carta moneta più o meno pregiata, arrivati in possesso americano spesso in modo del tutto rocambolesco, con azioni militari o con operazioni speciali dei servizi segreti.

Una massa enorme di beni (poi opportunamente riciclati con operazioni finanziarie ad hoc) valutati in molte decine di milioni di dollari.

Dopo l'avvento della `guerra fredda', l'Exchange Stabilization Found distribuì, per qualche anno, soprattutto in Europa, quote considerevoli di questa fortuna ai partiti e alle formazioni politiche moderate (o considerate tali) delle nazioni ritenute amiche o, comunque, da aiutare."[2]

L'arte del nascondere e del riciclare è qualità essenziale degli uomini d'affari più accorti. Il contributo della famiglia Dulles al proprio paese fu determinante: utilizzando il denaro come chiave d'accesso universale alle politica, i Dulles resero possibile la gestione diretta degli assetti istituzionali della nuova Europa. D'altro canto l'apparato paramilitare di cui poterono disporre e che, secondo quanto abbiamo delineato sin qui, approntarono almeno dal 1942 riusciva a soddisfare egregiamente le necessità di intervento operativo ogniqualvolta esse diventavano imprescindibili.

Le fondamenta delle nuove repubbliche democratiche vennero dunque gettate negli anni che precedettero ed immediatamente seguirono la fine del secondo conflitto mondiale.

La rete stesa dall'intelligence americana nell'Europa occidentale consentì non soltanto il controllo diretto delle nascenti democrazie repubblicane ma anche la sostanziale impunità garantita a quanti avevano fedelmente servito, in Italia, in Germania, in Francia, la causa del Reich millenario. In aggiunta a questo va senz'altro osservato che quella nazista non deve essere considerata semplicemente la temporanea presa del potere da parte di una cricca di degenerati: si trattò dello sviluppo e del consolidamento di una cultura che aveva radici profonde nelle viscere del vecchio continente ed insospettabili connessioni anche con l'oriente europeo ed asiatico. È su questo che si sono giocati i destini della dottrina nazionalsocialista, largamente sopravvissuta alla sua stessa apparente sconfitta.

Come dimostra l'intera vicenda del neo-fascismo nostrano e del neo-nazismo tedesco (all'Ovest come all'Est; nella Repubblica Democratica tedesca, lo vedremo meglio tra poco, sono fiorite organizzazioni di estrema destra che si rifanno esplicitamente a nostalgie hitleriane) i camerati di prima generazione, riciclati nelle nuove istituzioni democratiche, o pretesi tali, hanno avuto tutto il tempo di allevare decine di fedeli soldati del Fuhrer fino certamente alle teste rasate dei nostri giorni.

Oggi in Europa la presenza dei camerati è numerosa e l'Internazionale Nera una realtà drammatica.

Mario Coglitore

[1] Cfr. A. e G. Cipriani, Sovranità limitata, cit., pp. 27-28.
[2] Cfr. Giorgio Cavalleri, Mussolini-Churchill, Il custode del carteggio, Piemme, 1997, pp. 117-118.



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