Da "Umanità Nova" n.10 del 19 marzo 2000
Veneto: manovre elettorali Il carnevale del liberismo
"Anche volendo, stavolta non so come si può andare a votare": in questa
frase, raccolta in un bar di Mestre, vi è probabilmente espressa quella
che è l'opinione di molte persone del Veneto nei confronti delle
prossime elezioni regionali, a prescindere dalle loro rispettive simpatie
politiche.
Infatti, nessun palcoscenico sta mostrando un gioco delle parti così
screditato come quello veneto, forse neanche il teatro partenopeo.
A sostegno della ricandidatura di Galan (Forza Italia) alla presidenza della
Regione si è costituita un'alleanza tra il Polo e la Lega Nord che, fino
a poche settimane fa, si erano reciprocamente insultati, mentre sullo sfondo si
è visto persino riapparire il fantasma di De Michelis.
Il principale contendente di Galan è il noto Massimo Cacciari,
già sindaco di Venezia e celebrato sex-symbol del centro-sinistra, di
Rifondazione Comunista, del "partito dei sindaci" e dei Verdi, compresa l'area
dei centri sociali del Nord Est (quelli per bene); la sua lista dei candidati
elimina ogni equivoco sulla propria collocazione politica-sociale: su 11
candidati compaiono ben 4 dirigenti di organizzazioni imprenditoriali ed
imprenditori essi stessi, 2 presidenti di istituti confessionali (scuole
professionali di ispirazione cristiana e centro italiano femminile), in
compagnia di un sindaco, un rappresentante dell'associazionismo, una sociologa,
uno storico ed ex campione del ciclismo, giusto per dare un vago sapore di
"società civile".
Gli altri aspiranti presidenti della Regione, se riusciranno a raccogliere un
congruo numero di firme per la presentazione delle proprie liste, dovrebbero
essere Comencini per i venetisti fuoriusciti dal partito di Bossi e tenuti
fuori dalla sua intesa con il Polo, Fabio Padovan della LIFE, Rauti per "Fiamma
Tricolore" e, forse, Bonino.
Facile prevedere un aumento dell'astensionismo.
Non si capisce infatti perché un elettore di Forza Italia o Alleanza
Nazionale dovrebbe approvare la convergenza con gente che dice di odiare il
tricolore come i leghisti, così come un secessionista padano dovrebbe
volere un presidente della Regione appartenente ad un partito che si chiama
Forza Italia.
Per quanto riguarda invece l'elettorato che si ritiene ancora "di sinistra",
pur se sensibile alla retorica del voto per battere le destre, certo
avrà non pochi problemi politico-esistenziali a votare per un Cacciari
che non perde occasione per tessere le lodi del liberismo in salsa veneta,
presentando una lista elettorale che neanche la Confindustria l'avrebbe potuta
immaginare più rappresentativa dei propri interessi di classe e della
cultura lavorista dominante.
Un compagno
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