Da "Umanità Nova" n.11 del 26 marzo 2000
A Milano il Leonka ha deciso
Martinazzoli for president
Una delle ultime volte che misi piede nel Centro Sociale Leoncavallo fu nel
lontano Dicembre del '95, qualche giorno dopo la devastazione sistematica dei
locali da parte degli agenti della Digos. Lo scenario, angoscioso e
terrificante che si presentava agli occhi di coloro i quali in quei giorni
percorsero i luoghi dello scempio, mi accompagnò anche in seguito tutte
le volte che, sempre più sporadicamente, vi feci ritorno.
Un luogo di socialità per la città di Milano che già prima
di allora aveva intrapreso un percorso che l'avrebbe portato verso lidi sempre
più compromessi con logiche e interessi sempre meno autorganizzati sino
a restare, come è chiaro oggi, ingabbiati in dinamiche ed equilibri da
piccola bottega politica.
Senza fare della demagogia autogiustificazionista, come fu fatta dai dirigenti
del Leonka nel periodo preparatorio del mai tenutosi convegno indetto
dall'Aaster durante il quale fu tracciato il solco tra il vecchio e variopinto
aggregato modo di fare politica militante che tutto sommato i CSOA
contribuirono a creare nell'immaginario antagonista a cavallo degli gli anni
'90 ed il cosiddetto nuovo modo di fare impresa sociale, ciò che lascia
perplessi della dichiarazione di voto pro Mino Martinazzoli, è la
spettacolare e vergognosa facilità con cui questi trovano il coraggio di
scimmiottare il truce figuro con casco e tuta bianca e al tempo stesso stare
ligi in coda alla porta dei potenti in attesa di avere udienza.
Certo c'è il segno dei tempi, il frequentatore tipo che tutto sommato
tira la settimana tra lavoro precario e/o autonomo, legge la gazzetta dello
sport e se ne fotte della politica ingollando 3 miliardi l'anno di birra alla
spina per stare insieme agli altri.
La calma è piatta e attraversa tutte le forme di aggregazione sociali e
politiche.
Tuttavia, tra l'affermare che questo è il migliore dei modi di fare
centro sociale e fregiarsi, con tutto il codazzo di supporter, di anni di lotte
per svendere un ventennio di rivendicazioni per un pugno di voti che comunque
vada finiranno nel cesso del Pirellone, ce ne corre e parecchio. Tanto quanto,
forse, organizzare la movida fuori dal lager di via Corelli per le telecamere
dei Tg e "sinistri" deputati del Governo e manifestare in memoria di Fausto e
Iaio assassinati il 18 marzo del 1978.
Un passo del libro di qualche anno fa, "Centri sociali: geografie del
desiderio", recitava: "Siamo convinti che l'opacità del conflitto
è dovuta in buona misura al fatto che i suoi tradizionali campi si sono
profondamente trasformati e che, di concerto, anche gli strumenti di
organizzazione e l'approccio analitico devono essere innovativi."
Oggi verrebbe quasi da dire... già che avete tirato giù la
maschera andate pure a nascondervi.
Mik
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