![]() Da "Umanità Nova" n.13 del 9 aprile 2000 La fine del diritto di sciopero
Il fine settimana scorso è stato presentato come una sorta di week-end di passione, con tanto di "cittadini ostaggio" e "Italia a piedi" a causa di "scioperi selvaggi" indetti da sindacati "irresponsabili".
In questa settimana di gran parlare contro gli scioperi, quasi tutti hanno dimenticato di informare i famosi "cittadini sotto tutela", delle motivazioni che inducono i lavoratori ed i loro sindacati (di base o autonomi che siano) ad indirli. In realtà, come chi li usa sa bene, l'inefficienza dei servizi nel loro complesso è un fatto di tutti i giorni; la politica di liberalizzazione e privatizzazione ha provocato un inesorabile smantellamento di interi settori, una precarizzazione del lavoro, la perdita di centinaia di migliaia di posti, la caduta dei livelli di sicurezza e di qualità. In questi giorni è tornata anche alla ribalta la legge sulla rappresentanza, anch'essa congelata dal parlamento; uno dei motivi ricorrenti nei discorsi falsamente scandalizzati dei vari Cofferati, D'Alema, Fossa, D'Antoni, Cimoli, etc., è che gruppi minoritari di lavoratori tengano in ostaggio l'Italia intera. In realtà le cose non stanno proprio così, perché se così fosse si sarebbero già affrettati ad approvare la legge sulla rappresentanza, fissando una soglia di rappresentatività (anche quella del 5% di cui si parla), che avrebbe automaticamente fatto fuori le sigle ribelli, nonché "minoritarie". Invece il sindacalismo di base è in continua crescita: il Sulta - CUB, ad esempio, che conta oltre 3.500 iscritti, ha 1.200 adesioni tra i 4.000 assistenti di volo; l'OrSA, che raggruppa sindacati autonomi e di base ha, nelle sole ferrovie ben 25.000 iscritti; la CNL (anch'essa aderente all'OrSA) ne conta oltre 2.000 tra gli autoferrotranvieri romani. Ma quand'anche si trattasse di sigle veramente minoritarie, chi potrebbe impedirgli di resistere, organizzarsi e indire scioperi? Lo sciopero, nonostante tutti gli sforzi per comprimerlo e annullarlo, resta un diritto costituzionale del singolo lavoratore, quindi ci troviamo, secondo la stessa legalità borghese, di fronte ad un caso di minoritarismo estremo. Potranno mai fare una legge che impedisce ad organizzazioni sindacali piccole o piccolissime di formarsi? Potranno rendergli la vita difficile (come già fanno da sempre) ma non potranno vietarne l'esistenza. Non ne hanno il coraggio, così come non hanno il coraggio di vietare gli scioperi... non ancora. Per la cronaca, la discussione della legge sulla rappresentanza è stata, comunque, rimandata al prossimo giugno.
Sarebbe errato, però, considerare l'attacco al diritto di sciopero riferito solo ad alcuni settori specifici. Si comincia sempre con l'ostacolare la possibilità di lottare in una categoria, ma l'obiettivo rimane quello di arrivare a legiferare una limitazione drastica del diritto di sciopero per tutte le categorie. È questa la strada per restaurare il controllo sui movimenti di base che ostacolano, bene o male, i processi di ristrutturazione in atto. Pippo Gurrieri
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