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Da "Umanità Nova" n.15 del 23 aprile 2000

Elezioni
Aumenta l'astensione

Mentre scriviamo queste note non sono ancora stati resi pubblici gli esiti precisi delle elezioni regionali. D'altro canto, visto che non contribuiamo al circo equestre elettorale come attori o comparse, la valutazione dei risultati elettorali ci interessa essenzialmente come strumento per cogliere le mutazioni del quadro sociale nella consapevolezza che si tratta di uno specchio deformato per definizione.

Il fatto, forse, più singolare del quale ci è stata data comunicazione nella serata delle elezioni è il malessere di Enrico Cuccia, il padre padrone della finanza italiana e l'incarnazione di equilibri tradizionali del capitalismo nazionale che sempre più vengono messi in forse come dimostra la recente elezione ai vertici della Confindustria, sull'onda della crescita di protagonismo della piccola e media impresa, di un padrone non organico ai salotti buoni della tradizionale oligarchia industriale italiana.

Dal corpo della società, insomma, vengono segnali precisi della crisi di un compromesso fra grande padronato, sindacati di stato e ceto politico della sinistra che sembrava assolutamente solido.

Nuovi soggetti sociali o, meglio, un nuovo blocco sociale si candida al governo del capitalismo italico o, almeno, alla partecipazione al governo nel mentre, sempre per restare alla tradizionale oligarchia, la FIAT accentua, attraverso i noti accordi, la sua lontananza dai suoi tradizionali luoghi di radicamento.

Se leggiamo i risultati elettorali in relazione alle dinamiche su accennate ne possiamo dare un'interpretazione, mi si passi il gioco di parole, meno elettoralista.

Il primo dato da valutare è la crescita dell'astensione. Il fatto che, ormai, gli elettori siano poco più del 70% non vuol dire, ma è quasi inutile dirlo, che vi è un 30% di critici del parlamentarismo ma segnala lo scollamento crescente fra società reale e ceto politico. I successi e gli insuccessi elettorali, in altri termini, vanno collocati dentro questo quadro di riferimento. Il 50% circa di voti al centro destra corrisponde a poco più del 36% degli elettori potenziali e il 45% circa di voti alla sinistra al 30%. Ancora una volta, un'ovvietà che è bene ricordare a fronte dell'autocelebrazione dei vari leader politici.

Detto ciò, è certo che la destra ha vinto alla grande sia in termini di voti che di regioni conquistate o mantenute.

Vale, quindi la pena, di fare una breve valutazione della vittoria della destra. Sembra evidente che si sono compattati i voti del Polo, quelli della Lega e quelli rientrati dalla in libera uscita che aveva portato, alle elezioni europee, al successo della Lista Bonino.

In altri termini, nonostante anni di insulti reciproci fra Bossi, Berlusconi e Fini, l'elettorato di centro destra si dimostra sommabile senza troppe difficoltà.

Il primo effetto, non secondario dal punto di vista della Lega, è la marginalizzazione dei leghisti dissidenti che, con troppo entusiasmo, si erano lanciati nelle braccia del Polo dopo il cattivo risultato alle elezioni europee.

Il dato più rilevante, dal punto di vista del blocco sociale della destra, di questo successo elettorale è il fatto che:

- è stata premiata la campagna xenofoba contro gli immigrati;

- l'alleanza con la Lega Nord non ha penalizzato, in misura visibile, nelle regioni meridionali il Polo;

- la destra ha mantenuto sostanzialmente il suo elettorato anche grazie allo scontento determinato da una serie di scelte di politica economica del governo e le aperture a destra del governo di sinistra non hanno strappato al blocco sociale della destra alcun settore significativo dell'elettorato.

In buona sostanza, la destra vede premiata sia la spregiudicatezza tattica che la caratterizza che la sua coerenza a processi sociali profondi che attraversano il corpo sociale (domanda di legge ed ordine, rivolta antifiscale dei ceti medi, immagine di modernità).

Il centro sinistra, al contrario, si arrocca nelle regioni di tradizionale insediamento dell'Italia centrale, si consola con la vittoria di Bassolino in Campania e si trova di fronte alla necessità di affrontare la prossima prova elettorale partendo da una situazione tutt'altro che facile.

Alla sinistra statalista si aprono due prospettive:

- accelerare il percorso di trasformazione in un'area neoliberale sperando di riconquistare il sostegno di settori padronali interessati comunque ad un interlocutore "affidabile";

- tentare, in vista delle prossime elezioni, una svolta neosocialdemocratica condita magari da una qualche forma di rilancio del tradizionale clientelismo in salsa democristiana.

Sembrerebbe ragionevole che la sinistra statalista scelga la seconda strada visto che la prima non l'ha portata a buoni risultati ma un percorso del genere è posto a repentaglio dai limiti internazionali nei quali si muove il capitalismo italiano, dalla necessità di un rapporto non conflittuale con il padronato nazionale, dagli interessi materiali del ceto politico della sinistra sempre più trasformatosi in un segmento del mondo imprenditoriale.

Nei prossimi mesi, comunque, verificheremo quali saranno le scelte della maggioranza e quali equilibri interni ai partiti che la sostengono si daranno.

Il buon risultato della destra, fra l'altro, dovrebbe rafforzare la deriva filogovernativa del PRC e la disponibilità del centro sinistra a concedere qualcosa ai rifondati ma anche da questo punto di vista il prossimo periodo ci darà delle risposte più precise.

Dal nostro punto di vista le novità sono, comunque, relative. Il costruirsi di un blocco di destra sociale non è di oggi ed i risultati elettorali lo rendono solo più visibile così come la sconfitta elettorale della sinistra statalista è un sintomo del disincanto di settori consistenti della working class nei confronti dei suoi tradizionali rappresentanti.

Su entrambi questi terreni va sviluppata l'iniziativa nella consapevolezza che l'azione diretta, l'autorganizzazione sociale, l'autonomia politica delle classi subalterne non sono slogan da recitare ma pratiche sociali da costruire nella chiarezza dei termini dello scontro in atto.

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