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Da "Umanità Nova" n.15 del 23 aprile 2000

A Bologna dal 12 al 15 giugno il vertice dell'Ocse
Fermiamoli!

Da lunedì 12 giugno a giovedì 15 giugno, l'Ocse ha convocato a Bologna una conferenza internazionale sullo "Sviluppo delle piccole e medie imprese" (PMI). La conferenza é coorganizzata con il Ministero dell'Industria. Alla conferenza saranno presenti delegazioni a livello di governo dei 32 stati aderenti all'Ocse e di altri stati invitati per un totale di 50. Alla conferenza sono state invitate tutte le organizzazioni sovrastatali a livello dell'ONU, le organizzazioni sovrastatali dell'Unione Europea e altre organizzazioni internazionali di "cooperazione economica", di corporazioni e politico-sindacali di parte imprenditoriale.

Non mancheranno le famigerate Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC-WTO), Banca Centrale Europea (BEC-ECB), e altre per un totale di 28 organizzazioni.

Cos'è l'OCSE. Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Ocse é il forum di governo dei paesi industrializzati. Tutti i paesi non-Ocse sono considerati in "via di sviluppo". Vi sono alcuni stati quali Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Federazione Russa, Repubblica Slovacca e Africa del Sud che hanno avviato le procedure di adesione all'OCSE a partire dallo scorso anno.

Sono invitati alla conferenza di Bologna anche Bulgaria, Marocco, Egitto, Israele, Kazakistan, Romania, Slovenia, Tunisia e Vietnam.

La conferenza di Bologna si configura come un forum globale del capitalismo mondiale e la scelta delle PMI come ordine del giorno introduce il tema degli accordi politici che il tavolo AMI (Accordo Multilaterale per gli Investimenti) non era riuscito a varare. Obiettivo dell'AMI era la definizione di un protocollo internazionale che permettesse i "contratti d'area" con penali da far pagare ai governi nazionali a favore delle imprese qualora questi contratti venissero disdetti dai lavoratori.

Gli obiettivi della conferenza sono "dichiarati": flessibilizzazione del lavoro, distretti industriali, sistema di raggruppamento di imprese per mezzo di partecipazioni incrociate, consorzi e outsourcing (esternalizzazione), sistemi pubblici al servizio delle imprese (telecomunicazioni, trasporti, energia, commercio elettronico), sicurezza dei territori (controllo militare del territorio).

Vi saranno a Bologna, dal 12 al 15 giugno circa 1000 rappresentanti del capitalismo e del governo mondiale. Non mancheranno i papaveri di casa nostra: Prodi capo commissione esecutiva dell'UE, Bersani ministro dell'industria, D'Alema capo del governo. Ministri e sottosegretari dell'industria di 50 stati. Funzionari di alto livello delle più importanti organizzazioni sovrastatali mondiali. Questa manifestazione di potenza del capitalismo globale può essere fermata. Con il sistema globale di dominazione e sfruttamento non vi possono essere dialettiche. Disarticolare e sabotare la conferenza diviene l'obiettivo per tutti i soggetti politici e sociali che combattono il sistema oppressivo e sfruttatore che governa il mondo. Non vi possono essere città o paesi pacificati che ospitano i signori del mondo. Senza giustizia, nessuna pace.

Prepariamo una grande manifestazione, un grande appuntamento internazionale per bloccare l'agibilità della conferenza OCSE. Decine di migliaia di persone possono rendere impraticabile il vertice con la loro semplice presenza. È responsabilità delle organizzazioni dei lavoratori permettere o meno questo incontro dei padroni della terra.

I piani di sviluppo e riorganizzazione del capitalismo stanno riducendo alla fame i proletari di tutto il mondo ivi compresi quelli dei paesi industrializzati. Certe ideologie terzomondiste vorrebbero colpevolizzare i proletari del Nord America o dell'Europa perché hanno salari anche 100 volte superiori ai poveri della terra. Il fatto é che vivere a Boston o a Parigi, Berlino, Milano é estremamente costoso. Per soddisfare i bisogni elementari, per la pura sussistenza, i lavoratori europei e nordamericani spendono l'intero salario.

La conferenza programmata a Bologna vuole pianificare accordi a livello governativo e delle istituzioni sovrastatali per determinare il salario in misura di pura riproduzione della forza lavoro.

D'altra parte il sistema delle PMI che caratterizza i modelli di sviluppo capitalistico nostrano verrà esportato là dove la costante proletarizzazione crea condizioni di sfruttamento. Nell'era della globalizzazione anche imprese con qualche decina di miliardi di fatturato possono avere filiali nei paesi "terzi" e mettere in concorrenza i lavoratori di questi paesi con quelli di origine. I processi di esternalizzazione (diversi dal decentramento produttivo a cui siamo stati abituati nei decenni scorsi) permettono di mantenere l'unità di comando dell'impresa delegando le funzioni produttive a micro aziende sempre più costrette alla precarizzazione delle produzioni ed alla conseguente flessibilizzazione di orari, cicli, occupazione e salari.

Le PMI rappresentano lo stadio intermedio del sistema capitalistico mondiale.

Per i lavoratori del Nord America e dell'Europa lo sviluppo del capitalismo globale significa un pesante arretramento nelle condizioni di vita e nelle conquiste sociali, economiche e politiche. Per i popoli asiatici, est europei, sudamericani questo sviluppo significa il pervasivo dominio del sistema capitalistico e la conseguente proletarizzazione.

Per tutti i proletari della terra lo sviluppo del capitalismo globale significa riduzione del salario a puro reddito di riproduzione, negazione delle libertà individuali e sociali, precarizzazione. In una parola impoverimento e sottomissione.

I fattori economici che presiedono il modello di sviluppo delle PMI sono la flessibilità, il controllo della forza lavoro, i salari legati alla produttività. Per i lavoratori questo significa nella stragrande maggioranza dei casi negazione dei diritti sindacali più elementari, precarietà dell'occupazione e flessibilità del salario in ragione delle "fortune" economiche delle imprese. Nelle PMI il divario di reddito nella gerarchia del lavoro é più evidente che nelle grandi compagnie multinazionali. In gruppi di poche centinaia di lavoratori si rappresenta l'intera scala gerarchica con circa il 40% dei lavoratori che percepiscono salari al di sotto dei minimi contrattuali e raggiungono un salario medio di 1.800.000 lire in virtù di straordinari e voci retributive variabili in funzione dei profitti delle imprese. Un altro 40% é composto da lavoratori "professionali" che percepiscono un salario medio di circa 2.500.000 lire. In questa fascia vi sono anche i capetti che garantiscono il comando d'impresa sui loro colleghi dequalificati. Vi é poi la dirigenza nella quale i redditi sono fortemente differenziati a disegnare la piramide della gerarchia aziendale. Di solito queste figure godono di contratti annuali con redditi che vanno dai 60 ai 200 milioni all'anno. Sempre di più, nella fascia "bassa", vengono utilizzati lavoratori interinali e a tempo determinato. Massiccio é l'uso dei contratti di formazione e lavoro che durano anche anni. Di solito in queste aziende il valore aggiunto (differenza fra ricavi lordi e costi diretti) é di circa 100-120 milioni per addetto (fortemente dipendente dalla collocazione dell'azienda nel ciclo economico: produzione, commercializzazione, servizi, etc.) mentre per l'80% degli addetti il salario lordo é al di sotto dei 60 milioni. L'orario medio in queste aziende é di 45 ore settimanali. Queste sono le attuali condizioni di sfruttamento della classe operaia italiana che, secondo i politici di governo e di opposizione, sarebbe "ricca". Se contiamo che solo per abitare il costo medio di un appartamento é di circa 15 milioni all'anno, che per la pura alimentazione il consumo medio é di circa 7 milioni all'anno e che per il vestiario si spendono mediamente circa 4 milioni l'anno vediamo come per le fasce basse del mondo del lavoro il salario non copra nemmeno la riproduzione della forza lavoro.

Si sono formati due coordinamenti in opposizione al vertice OCSE. Il primo é formato dalla sinistra filo-para-istituzionale, prende il nome di "Contropiani" e comprende dalle "tute bianche" alla CGIL. Il secondo é formato da anarchici e autonomi.

Sono previste manifestazioni di contestazione a partire da sabato 10 giugno. Dal 12 al 15 giugno sarà in funzione un campeggio per i partecipanti "esteri" alle manifestazioni contro l'OCSE. Per sabato 13 e domenica 14 maggio é prevista un'assemblea nazionale di coordinamento.

redb



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