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Da "Umanità Nova" n.15 del 23 aprile 2000

Dove osano le aquile: il caso Haider
La memoria sottratta

La memoria sottratta

Carinzia, 1932. Uno sparuto gruppo di giovani "cavalieri teutonici" opera nella piena clandestinità. Si può aderire al Partito nazista provenendo da qualsiasi ceto sociale: se appartenenza c'è, deve essere quella indiscussa e per sempre indiscutibile al futuro Terzo Reich. Un solo popolo, una sola patria, un solo fuhrer. Ernst Lerch ha 22 anni e lavora come cameriere nel più bel caffè di Klagenfurt; entra subito a far parte dei seguaci della svastica. Nel 1933 è già membro delle SS e a 21 anni diventa un dirigente della polizia segreta nazista. Il giovane Ernst acquista in breve una posizione di prestigio tra gli austriaci che decidono di spendere la loro vita al servizio di Adolf Hitler. Lerch è uno stimato cittadino di Klagenfurt - qualifica che non perderà, come vedremo, nemmeno dopo gli orrori della guerra e dello sterminio di tanti innocenti - pronto al sacrificio per gli ideali nazionali che animano, con sacro furore, centinaia di suoi concittadini, specialmente dopo l'Anschluss che aveva ricongiunto sotto un'unica bandiera la stirpe degli ariani di origine germanica.

Quando l'amico Globocnik, il futuro comandante delle SS nel litorale adriatico, gli chiede di raggiungerlo in Polonia, Lerch non può certo deluderne le aspettative e comincia una rapida carriera di massacratore faccendiere. Dal 1943 al 1945 il trentenne carinziano opera nella zona dell'Adriatisches Kunstenland in qualità di ufficiale di collegamento tra SS ed altre forze di polizia; già piuttosto pratico di affari, Lerch ha anche occasione di intraprendere frequenti rapporti con l'ambiente degli spedizionieri triestini.

Sfortunatamente si avvicina il tempo della sconfitta e l'ambizioso e sanguinario Ernst deve riparare in gran fretta a Tolmezzo, nella primavera del 1945, per evitare di essere fucilato dai partigiani di Tito. Nel 1950 riappare a Klagenfurt e viene immediatamente arrestato e messo sotto processo per il reato di tradimento, avendo favorito l'annessione alla Germania. Deve scontare una condanna di due anni: in realtà esce di prigione dopo appena 15 giorni. Come riporta Ferruccio Folkel, autore del libro La risiera di San Sabba (Mondadori, 1979), del cui prezioso lavoro di ricostruzione storica ci si può servire per riannodare i fili di tanti ricordi sepolti, Lerch ritorna ad incarnare il modello del perfetto cittadino della piccola borghesia austriaca. Impianta una nuova attività commerciale, il Caffè Lerch, e viene addirittura nominato presidente della locale associazione degli esercenti. L'apertura a Trieste, nel 1976, del processo per i crimini commessi nel lager della Risiera nemmeno sfiora il compunto ex-nibelungo, trasformatosi rapidamente in un uomo perbene.

Permanenze

Soltanto la storia ci salverà dall'oblio. O perlomeno i ricordi. La Carinzia di Lerch, personaggio dalle tinte fosche che abbiamo assunto ad esemplificazione di un'epoca mai abbastanza riproposta all'attenzione della nostra modernità tutta tecnologia e false speranze, è rimasta quella di una volta: proprio Klagenfurt, infatti, si è rivelata a distanza di oltre quarant'anni la roccaforte anche dell'inflessibile Jorg Haider, un altro significativo rappresentante del ceto medio di ispirazione ariana. Non ci sono dubbi sul fatto che Haider abbia garantito continuità culturale all'ideologia nazista, se non altro per le dichiarazioni rilasciate a stampa e televisione. Ed è proprio la continuità il nesso inscindibile che lega i vecchi nazisti ai nuovi; in tutti questi anni molti hanno saputo e potuto lavorare in silenzio per dare alla sopravvivenza dell'antico nucleo dottrinario, le cui origini sono databili ben prima dell'avvento del Reich millenario, una costanza riproduttiva, indipendentemente da qualsiasi avversità storica o specifica situazione sociale. Questo ragionamento è tanto più vero se si pensa che anche Haider non è il semplice esito di uno spoglio elettorale. Tenuto conto dell'importanza strategica che la Carinzia riveste in ambito transfrontaliero - la regione occupa una posizione di tutto rispetto nella linea immaginaria che collega centro Europa con ex paesi dell'Est - non si può non intendere il primato politico del cinquantenne più votato d'Austria come un accordo che tiene insieme più di qualche sostanzioso interesse.

La Comunità Internazionale Alpe-Adria, così è stata chiamata, è nata il 20 novembre del 1978 a Venezia con la firma di un protocollo di cooperazione tra i Presidenti dei Governi Regionali. Raggruppa quattordici regioni dell'area geografica compresa tra il Danubio e l'Adriatico (circa 35 milioni di europei): Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto per l'Italia; Alta Austria, Burgenland, Carinzia, Salisburgo e Stiria per l'Austria; Croazia e Slovenia per la Jugoslavia; Baviera per la Repubblica Federale Tedesca; Gjor-Sopron e Vas per l'Ungheria. Fiorenti commerci ed altrettanto fiorenti attività industriali interessano da oltre un ventennio imprenditori che avevano ben compreso, probabilmente fin dagli ormai lontani anni Ottanta, il potenziale sviluppo dell'asse economico che avrebbe potuto indirizzare gli investimenti verso est: un corridoio di penetrazione di grande importanza per gli affari di fine secolo. L'intera vicenda del conflitto nei Balcani parrebbe in qualche modo dimostrarlo.

In particolare, il ruolo e la posizione del governo americano, ampiamente noti per ciò che riguarda la terribile guerra consumatasi nel Kosovo, assumono, nella questione austriaca, una valenza politica di cui è necessario discutere. L'appello rivolto direttamente al popolo austriaco, quasi si trattasse di uno dei messaggi quotidianamente lanciato da Radio Londra ai partigiani ribelli di tutta Europa durante la seconda guerra mondiale, scavalca la sovranità di un governo - ma questo dettaglio è ampiamente irrilevante per certa classe dirigente che da Washington ha conquistato mezzo mondo con la brutalità dell'intervento armato - e ribadisce, a gran voce, il profondo convincimento USA sulla propria sorte di eterno poliziotto buono del globo. Ma c'è, naturalmente, dell'altro. Che la Germania fosse sulla via di una progressiva riconquista di spazi economici e politici, prima dell'intervento Nato e prima dello scandalo che ha travolto Kohl, è fatto abbastanza noto. La riunificazione successiva al 1989 delle anime separate del popolo tedesco aveva ridestato qualche nostalgia degli antichi splendori. In una Europa unita, disperatamente alla ricerca di una coesione continentale che qualche preoccupazione ha cominciato a destare nelle borse azionarie di tutto il mondo, bisognava forse riaffermare una riterritorializzazione del potere a vantaggio del capitalismo d'oltreoceano, che numerosi interessi hanno tenuto legato stretto, stretto alle sorti delle democrazie occidentali del dopoguerra.

Il nazista Haider si trasforma all'improvviso nel nemico della libertà, pericolosa minaccia per i popoli europei. Nonostante il grande scalpore sollevato dalla formazione del governo austriaco al quale anche fedeli collaboratori del governatore della Carinzia e dell'Fpo (Partito Liberale austriaco) hanno partecipato, e le numerose reazioni scandalizzate dell'establishment socialdemocratico alla guida dei paesi dell'Unione Europea, il baccano sembra già acquietarsi in ragione di altre considerazioni, perlopiù di carattere strategico. Perché, con ogni probabilità, non è il nazismo il problema dell'attuale sistema di produzione; piuttosto il futuro del denaro che arriverà da est, il suo reinvestimento, i profitti che sarà possibile trarre da un allargamento progressivo del concetto di Europa; l'Occidente esce da se stesso per occidentalizzare perlomeno tutta l'area balcanica. C'è bisogno di uomini decisi per realizzare questo progetto, poco conta se temibili portatori sani di un germe mai debellato. Uomini come Jorg Haider: uomini perbene.

Mario Coglitore



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