Da "Umanità Nova" n.16 del 7 maggio 2000
Il XXIII Congresso della FAI
Mozioni e documenti
Questione sociale
Il XXIII Congresso della FAI, riunito a Stia dal 22 al 25 aprile, costituisce
una commissione di studio e di lavoro sul tema della "questione sociale". Tale
commissione potrà utilmente contribuire a coordinare l'attività
specifica della FAI nella questione sociale, intensificando i rapporti tra gli
anarchici federati impegnati negli organismi di classe estranei al sindacalismo
di stato al fine di sviluppare la fattiva collaborazione necessaria per
promuovere pratiche di segno libertario, orizzontale, federalista ed
antiburocratico.
Il lavoro della commissione persegue l'obiettivo di una più efficace
formalizzazione del dibattito e delle proposte che da questo emergono,
contribuendo all'approfondimento dell'analisi e del lavoro teorico.
Quest'attività troverà il naturale sbocco nel giornale
Umanità Nova e sul Bollettino Interno.
Nella tradizione dell'attività della FAI, il lavoro della commissione
non avrà esclusivamente carattere interno ma si proporrà quale
interlocutore della più generale iniziativa anarchica e libertaria nei
conflitti sociali con l'obiettivo esplicito di perseguire la solidarietà
tra i movimenti di lotta sulla base dei contenuti del federalismo
dell'antagonismo e dell'azione diretta, nella convinzione che l'azione
specifica anarchica si rafforzerà nel confronto e nel chiarimento delle
posizioni che si formano nelle diverse esperienze sindacali.
Nella consapevolezza dell'acuirsi delle contraddizioni sociali e della
frammentazione che si produce nel corpo sociale (immigrazione, disoccupazione,
precarizzazione, attacco al salario ed al reddito), l'azione solidale diviene
sempre più importante per contrastare logiche corporative, settoriali,
di contrapposizione e concorrenza che si manifestano nel corpo sociale e
finiscono talora per condizionare persino la pratica sindacale al di fuori dei
sindacati di stato.
Lo sviluppo della macchina bellica statuale e la necessità
dell'antimilitarismo
I TEMI APERTI DAL NUOVO MILITARISMO
Alcune delle tematiche che il nuovo militarismo apre sono ovviamente 'vecchie'
quanto la storia dell'umanità (la spesa per gli armamenti, la coesione
ideologica intorno ad un modello di società ecc.); ciò che invece
cambia sono i riferimenti storico - politici (il contesto) entro cui il Nuovo
Modello di Difesa si inserisce. Proviamo ad elencarli brevemente nel loro peso
specifico e nelle problematiche ad essi connesse:
Il contesto internazionale. Con la fine dei blocchi, con la fine della pace
armata nelle aree di dominio delle superpotenze e delle guerre imperialistiche
nei territori da sottomettere (Corea, Vietnam, Afganistan...) o con il
controllo diretto di quegli stati orbitanti nell'area geopolitica (imposizione
di governi fedeli e dittatoriali e strategia della tensione), cambia il ruolo
dell'intervento militare, configurandosi sempre più come azione di
polizia internazionale volta a salvaguardare nell'immediato gli interessi
economici dei paesi dominanti: le guerre in Iraq, in Kosovo, in Cecenia... e le
varie missioni ONU a scopo 'preventivo' come avvenne in Libano, o avviene oggi
in Somalia ed in Albania... Tale situazione, all'interno della quale l'Europa e
l'Italia hanno una funzione imperiale di primo piano, ha bisogno di alcune
premesse necessarie al suo funzionamento:
A) Un forte consenso ideologico e culturale al modello di difesa/offesa che
propone:
- la guerra come estensione 'naturale' della politica: le basi vennero poste
con la guerra del Golfo per poi essere consolidate dal governo D'Alema con la
guerra nel Kosovo.
- L'esercito come strumento di intervento 'umanitario': uso massiccio dei mezzi
di comunicazione di massa per propagandare questa bestiale falsità.
Dalla propaganda nelle scuole, agli uffici postali, dai cartelloni pubblicitari
e per finire con la Tv ed Internet.
- L'esercito come strumento di emancipazione femminile: la conquista di una
falsa parità attraverso gli strumenti di morte.
- L'esercito come lavoro tra tanti. Come disse un pilota americano che
scaricava bombe in Iraq: "It's only a job!" (è solo un lavoro!).
- La 'naturalità' dei concetti come gerarchia, domino, supremazia ecc.
B) L'efficienza/efficacia militare attraverso le seguenti linee
d'azione:
- Riorganizzazione in senso professionale e volontario dell'esercito: 113.000
soldati e 77.000 fra ufficiali e sottufficiali retribuiti adeguatamente.
- Accesso preferenziale (riserve del 30% nei concorsi) nelle amministrazioni
pubbliche per coloro che hanno optato per la ferma militare.
- Ammodernamento delle strutture militari, degli armamenti e acquisto di nuove
armi: dei 32.839 miliardi del bilancio della Finanziaria 2000 destinati alla
difesa, ben 5338 saranno dedicati all'acquisto di nuove armi e per
l'ammodernamento la spesa viene calcolata in almeno 9000 miliardi l'anno.
- Un ruolo attivo dell'Italia, come dice il governo D'Alema, nel "produrre
sicurezza oltre che consumarla."
- Promozione del commercio di armi: il commercio mondiale di armi, quello
ufficiale, è arrivato nel 1997 ad una cifra netta che supera i 46
miliardi di dollari.
C) Il ruolo delle banche nell'intermediazione del commercio di armi
Sempre più il sistema bancario nazionale si sta proponendo come volano e
'cassa' per lo smercio di armi: nel 1998 le operazioni bancarie autorizzate
connesse all'export di armi sono ammontate a 1.236 miliardi di lire. Tutte le
maggiori e minori banche italiane sono implicate nelle transazioni monetarie
per il commercio di armi : in testa abbiamo l'Unicredito, il San Paolo di
Torino, l'Ambroveneto, la Cassa di Risparmio di Torino, la Banca di Roma , Il
Monte dei Paschi di Siena ed il Banco di Napoli. Anche la notoriamente 'buona'
Banca Popolare Etica era 'incappata' in un incidente diplomatico: in passato,
infatti, aveva aperto un conto (ora chiuso) presso il Banco Ambrosiano Veneto,
banca d'appoggio per le esportazioni delle parti di ricambio di elicotteri
militari in Turchia e Perù oltre ad altre operazioni monetarie nel
settore militare. Chissà oggi, ma ciò che mi preme notare
è: come è possibile che non lo sapessero già allora e,
anche se non lo avessero saputo, i conti non tornano ugualmente.
D) Il contesto interno
L'uso dell'esercito (funzione storica) come strumento di repressione interna e
di controllo sociale: dal controllo costiero alle funzioni di polizia classiche
(carabinieri come 4a forza armata).
Le stesse servitù militari seppur ridotte di numero subiranno una
specializzazione sia nei termini di segretezza che di maggiore
funzionalità militare. Intendiamo per servitù militari un uso
sempre più massiccio di strumenti di controllo su piazze, strade, luoghi
di aggregazione pubblica e sociale, la presenza sul territorio di forze armate
di polizia come il poliziotto di quartiere, l'uso di armi ai vigili...
E) Il ruolo del nuovo Servizio Civile Nazionale: funzionale e surrogato
del modello di difesa vigente si pone come si è sempre posto come falsa
alternativa alla militarizzazione della vita civile. Sempre più
strumento in mano alle lobby del volontariato nostrano per sostituire
manodopera a costi zero, se non proprio, in futuro diventerà la nuova
carta di credito per il buon cittadino veltroniano: ossequioso verso un governo
amico, anche quando bombarderà qua e là ed utile a mettere le
pezze alle disfunzioni di un welfare sempre più privatistico e precario.
LE POSSIBILI LINEE D'INTERVENTO
Gli anarchici federati dovrebbero tornare a considerare l'iniziativa
antimilitarista come uno dei terreni principali dell'intervento politico sul
territorio, dal momento che la questione militare ha implicazioni di portata
tale da non poter essere trascurate:
- Il ruolo degli stati nel Nuovo Ordine Mondiale;
- La guerra come prosecuzione 'naturale' della politica e dell'economia;
- La globalizzazione economica e la necessità di controllare le aree di
crisi;
- La funzione dei nuovi eserciti come mano militare degli interessi economici
del Nord del mondo;
- La crescente professionalizzazione e specializzazione delle organizzazioni
militari;
- L'aumento progressivo delle spese militari (riorganizzazione dell'esercito,
acquisto e produzione nuovi armamenti) e le conseguenti implicazioni sociali;
- La 'naturalità' ideologica di concetti come guerra, dominio,
superiorità...
- Il nuovo ruolo dell'Europa e dell'Italia in tale contesto di offesa armata;
- L'esercito e i suoi privilegi come nuova opportunità occupazionale (un
lavoro tra tanti);
- L'esercito come strumento di controllo e repressione interne;
- L'esercito come strumento di emancipazione femminile (parità rambesca
tra i sessi);
- Il nuovo servizio civile e la 'sempre verde' sostituzione di
manodopera.....
Le linee di intervento sono conseguenti alle implicazioni che il nuovo assetto
politico-militare sta assumendo:
1. Fare della controinformazione sulle guerre in atto, sulle loro motivazioni e
soprattutto sulle loro conseguenze.
2. Fare della controinformazione sulle spese militari, tenendo conto in
particolar modo delle implicazioni sociali che esse hanno: sono soldi che
dovrebbero essere spesi per altro.
3. Fare della controinformazione sullo smercio di armi e le loro implicazioni
di morte oltre a quelle di tipo economico: una particolare attenzione dovrebbe
essere rivolta al rapporto Nord-Sud del mondo.
4. Fare della controinformazione sul nuovo ruolo imperialista delle potenze
Occidentali ed Orientali: oltre alle guerre occorrerebbe puntare l'attenzione
sugli interventi ONU e la creazione di nuovi protettorati di fatto (vedi
Albania).
5. Fare della controinformazione sulla parità tra i sessi come
accettazione del modello vigente di relazioni umane militar-capitalistiche:
promuovere, laddove ci siano compagne impegnate in collettivi e associazioni
femministe, dibattiti e propaganda contro l'esercito.
6. Lavorare sul piano cultuale: così come lottiamo contro l'idea che il
capitalismo sia un dato 'naturale' allo stesso modo dobbiamo combattere contro
la naturalità degli eserciti e dell'ordine militare. Questo vuol dire
anche discutere su un nuovo assetto societario e di relazioni umane. Sarebbe
importante tornare a far propaganda nelle scuole come luogo privilegiato del
dibattito politico, perché sarebbero più facilmente raggiungibili
ragazze e ragazzi interessati, per via dell'età, sia al servizio
militare che civile.
7. Lavorare sul piano sociale, con altre forze sensibili ai suddetti temi,
contro la militarizzazione dei territori come strumento risolutivo dei problemi
sociali: vedi questione immigrazione. In particolare intendiamo creare un
coordinamento con tutte le realtà anarchiche non federate che già
lavorano validamente su questo terreno.
8. Lavorare sul piano sociale, facendo sì che le organizzazioni
sindacali autorganizzate pongano all'interno del loro dibattito la questione
militare per le implicazioni politiche e sociali (capitoli di spesa) che ha. Un
occhio di attenzione dovrebbe essere, inoltre, posto contro il Nuovo Servizio
Civile e la sostituzione di manodopera da un lato e l'abbassamento delle
garanzie contrattuali dall'altro.
9. Trovare le forme di lotta adatte alla situazione in atto: pensiamo, in
questo, senso che la promozione dell'obiezione totale in un contesto
volontaristico rischi di perdere efficacia politica: bisognerebbe ragionare
maggiormente sulle forme di diserzione attuabili e la possibilità di
difenderle anche sul piano giuridico.
10. Promuovere un costante confronto e, ove possibile, collaborare con tutte
le forze che si muovono coerentemente sul terreno antimilitarista. Sarebbe
importante che tutte le compagne ed i compagni impegnati su questo terreno
facciano girare e producano del materiale, anche in vista delle contraddizioni
radicali che nei prossimi anni si svilupperanno nell'area del volontariato e
del servizio civile di fronte all'applicazione della nuova legge
sull'ordinamento militare volontario.
11. Promuovere iniziative (manifestazioni, boicottaggi, dibattiti,
scioperi...) a livello locale e nazionale su tutte le tematiche
antimilitariste. A questo proposito proponiamo, ad esempio, una giornata
nazionale antimilitarista (da concordare) di disaffissione dei manifesti
militari appesi nei luoghi pubblici sia chiusi che aperti.
Ritenendola indispensabile, per rendere più incisiva la presenza della
Federazione sul terreno antimilitarista, la FAI si dota di una Commissione
Antimilitarista.
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