![]() Da "Umanità Nova" n.17 del 14 maggio 2000 LettureDiego Giachetti, Marco Scavino, La Fiat in mano agli operai. L'autunno caldo del 1969, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1999, pp. 220, lire 30.000.
Non molte, purtroppo, le opere dedicate alla spallata operaia del '68-'69; a differenza di quanto accaduto per il '68 studentesco, poche le testimonianze, numericamente scarne le riflessioni, nulle (fortunatamente) le "celebrazioni". Fanno eccezione, tra le riviste, il numero speciale di Per il Sessant8, Parole chiave, erede di Problemi del socialismo - da cui emerge un quadro poco positivo della storiografia accademica - il primo fascicolo di Novecento dell'Istituto storico della Resistenza di Modena e, tra i libri, Autunno caldo, intervista di Guido Liguori a Bruno Trentin (Editorio Riuniti, 1999) e questo specificatamente dedicato alla Fiat. Giachetti, continuando il discorso già aperto con l'interessante ed originale Il giorno più lungo, la rivolta di Corso Traiano (edito dalla BFS nel 1997), analizza la situazione nella maggiore industria italiana negli anni '68-'69. Al centro, la fortissima immigrazione dal Sud, i drammatici problemi sociali che la città vive (casa, servizi sociali, esplosione dei periferici quartieri-ghetto), l'apertura dello stabilimento di Rivalta e l'assunzione di 15.000 lavoratori, le modificazioni strutturali che la fabbrica ha vissuto e sta vivendo. Accanto a questo il testo analizza la crescita, per molti aspetti improvvisa, della lotta operaia, che avviene quando altri scontri sono già partiti (in particolare alla Pirelli, a Marghera, a Porto Torres) nel periodo maggio-giugno 1969, definito come la fase più alta dell'autonomia operaia a livello non solo italiano. Ovvia l'analisi del rapporto movimento/sindacati/partiti, per lungo tempo conflittuale, anche se l'autunno caldo segna un forte recupero sindacale, dopo l'accettazione di molti contenuti a lungo rifiutati (le 40 ore, gli aumenti uguali per tutti...) sino al dicembre (firma del contratto nazionale, bombe di Piazza Fontana) in un intreccio che durerà a lungo tra strategia della tensione e mediazione consociativa. Scavino, nella seconda parte del libro, analizza le novità introdotte dalla conflittualità operaia: le forme di lotta che travolgono il sistema di fabbrica e il controllo, esercitato per decenni, sui lavoratori, il ruolo dei giovani e degli immigrati, il dibattito sulle nuove forme di organizzazione (il superamento delle commissioni interne, i consigli, i delegati, l'assemblea), li scontro non solo di linee, ma anche di culture politiche tra gruppi, nuova sinistra in formazione e sinistra storica. Un testo, quindi, che fornisce una chiave di lettura non solo sulla vicenda specifica, ma sui conflitti degli anni successivi. Sergio Dalmasso
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