![]() Da "Umanità Nova" n.18 del 14 maggio 2000 Multinazionali Assassine. No a TeBioLa mostra mercato delle biotecnologie (chiamata comunemente Tebio) che si terrà a Genova il 24, 25 e 26 maggio contiene il distillato delle questioni più pesanti che, in quanto militanti politici e/o sindacali, siamo tenuti ad affrontare in questa specifica fase. Ci sono dentro tutti gli ingredienti della miscela più esplosiva che lo sviluppo capitalistico abbia mai generato e tutte le conseguenze che ciò proietta anche sulla working class. Lo sviluppo della conoscenza tramite la ricerca scientifica, ormai totalmente subordinata alle esigenze di accumulazione e di profitto di monopoli e multinazionali. L'utopia di una scienza pura è sempre più pura utopia. Al know-how tecnologico e informatico, alle competenze professionali, all'informazione e a tutti gli altri enti e attività qualificati "immateriali" ed espressioni di un ipotetico "general intellect" si aggiunge a pieno titolo, non solo la conoscenza scientifica in generale, ma il versante di questa orientato alle radici della vita e al suo funzionamento. Il grande progetto della costruzione della mappa del genoma umano, parola ultima sulle scienze della vita e soluzione dei mali dell'umanità, collocato in questo contesto, impallidisce fino a ridursi alla giustapposizione di sequenze che saranno utilizzate per specifiche e profittevoli applicazioni. Gli sviluppi di queste tendenze alla lottizzazione a alla privatizzazione della conoscenza hanno implicazioni solo apparentemente paradossali, quando usciamo dall'ambito biologico: teorie matematiche, sistemi deduttivi logici, aforismi filosofici, tutti i prodotti creativi del pensiero umano, tutta la produzione "immateriale" potrebbe diventare merce capitalistica nel senso più stretto del termine. Insomma una general mind lobotomizzata, parcellizzata ad libitum, alla faccia degli "immateriali" creduloni ad un capitalismo emendabile in quanto sostanzialmente progressivo. Brevetti e monopolio sono, da questo punto di vista il volto impresentabile che nessun Tebio potrà mai mascherare dietro la tutela dell'ambiente, la lotta alla fame nel mondo o alle malattie. Brevetti e monopolio, ovvero il diritto di sfruttamento - o la sua cessione dietro congruo pagamento - della mappatura di sequenze di DNA di organismi viventi, in vista di una loro modifica, e la concentrazione di questi - e dunque della produzione derivata - nelle mani di poche multinazionali. Ritroviamo il volto usuale del capitalismo che rapina intelligenze e conoscenza - così come la forza-lavoro materiale - per aumentare i suoi profitti, favorire l'accumulazione e riprodursi su scala più allargata. Tebio neppure convincerà nessuno della sicurezza e della innocuità degli organismi geneticamente modificati (OGM). In primo luogo, la storia della chimica, della farmacologia, dell'alimentazione, delle fonti di energia trasuda veleni che commissioni di esperti, comitati scientifici, istituzioni, governi hanno ignorato o certificato innocui: dal DDT, ai diserbanti, agli addittivi alimentari per arrivare - attraversando il complesso e inquietante settore dei farmaci - all'energia nucleare e alle radiazioni elettromagnetiche. Ma si sa, in nome del profitto si proclamerebbe anche la verginità della propria madre. In secondo luogo e prescindendo da ogni considerazione di natura etica, è abbastanza evidente che l'introduzione di nuovi organismi (siano essi batteri, vegetali o animali) potrebbe rivelarsi devastante per un eco-sistema, quello del mondo, già pesantemente compromesso da interventi molto meno "profondi": basti ricordare deforestazioni, desertificazioni o sparizione di intere specie vegetali o animali. Perché dovremmo assolvere a priori gli OGM? Chi può esercitare qualche forma di controllo su queste tecniche? Come si può fare in presenza di livelli così avanzati e complessi della ricerca? Quale controllo democratico può essere ipotizzato? Comunque anche a prescindere da ogni giudizio su biotecnologie buone o cattive, controllabili o incontrollabili, rimane pesante il dato di fondo che nessun Tebio potrà mai persuadere le masse affamate del terzo o quarto mondo che dover acquistare sementi geneticamente modificate che producono magari di più ma non si riproducono perché "programmate" a generare semi sterili, legandosi dunque mani e piedi alle multinazionali del settore, possa rappresentare un miglioramento della loro condizione. Infine nessun Tebio potrà evitare che nelle menti dei lavoratori si insinui il dubbio che mangiare alimenti di potenziale pericolosità o curarsi con tecniche ancora sperimentali - anche se fosse a costi più contenuti, ma non è così - difficilmente possa incidere sui problemi del peggioramento delle condizioni di vita, della disoccupazione, dello sfruttamento e della miseria. L'uso selvaggio e sfrenato delle risorse, delle conoscenze, delle vite a cui assistiamo in continuazione, ci dice che non ci sono scorciatoie per arrivare a un mondo migliore che non passino per una contrapposizione dura e forte con tutte le forme di sviluppo capitalistico. Tebio e altre iniziative del genere sono la fiera delle illusioni del capitalismo buono e preoccupato delle sorti dell'umanità. Sappiamo che è una maschera. Proviamo a strapparla a partire dalle tre giornate di Genova. Guido Barroero
|