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Da "Umanità Nova" n.19 del 28 maggio 2000
La conferenza sulla sicurezza nell'Adriatico e nello Jonio
La carta di Ancona e le tigri di Carta
Note sulla conferenza di Ancona per la sicurezza e lo sviluppo dell'Adriatico e
dello Jonio del 19-20 maggio 2000 e dintorni.
Le giornate della Conferenza internazionale per la sicurezza e per lo sviluppo
dell'Adriatico e dello Jonio del 19 e 20 maggio ad Ancona sono state
sicuramente intense, piene di contenuti, e personaggi, di iniziative e
commenti. Sotto ogni aspetto: istituzionale, politico, mass-mediale e sociale.
Non poteva essere altrimenti. Proviamo quindi a riassumere un po' ciò
che è accaduto. Partiamo innanzitutto dall'oggetto principale del nostro
interesse: la conferenza.
Come previsto è stata una bella parata di rappresentanti istituzionali
nazionali (Dini, Amato, ecc.) ed internazionali (Prodi, Solana), ministri
stranieri, organizzazioni interstatali (OCSE, FMI, BMI, ecc.), soprannominata
non a caso il "G7 dell'Adriatico". E proprio sette sono stati i soggetti
statali principalmente interessati: la UE, l'Italia, l'Albania, la Grecia, la
Bosnia, la Slovenia e la Croazia. Quelli che hanno sottoscritto la
"dichiarazione di Ancona" e tutta una serie di trattati e patti vari che vanno
dalla lotta alla criminalità (con un coordinamento internazionale fra le
varie dogane, polizie e magistrature), alla cooperazione economica, culturale
ecc., alla ricostruzione, ad accordi militari. Il tutto per nascondere in
sostanza i veri obbiettivi della conferenza: l'immigrazione, la colonizzazione
progressiva dei Balcani da parte italiana ed europea, la regolamentazione di un
mercato che si prefigge ricco di possibilità, dalla delocalizzazione
delle imprese italiane (già solo quelle marchigiane sono più di
trecento in Albania, con un costo del lavoro che è appena il 10% di
quello italiano), a tutto ciò che possa servire all'euro per avere il
suo spazio di sviluppo finanziario. I particolari più definiti li
conosceremo sicuramente in seguito, ma quanto detto e la presenza di due navi
militari nel porto d'Ancona, una cannoniera croata e l'italiana San Marco (uno
dei vari luoghi di svolgimento del vertice), non lasciano presagire niente di
buono per le genti ad est e ad ovest dell'Adriatico, di fronte a quella che
è stata un'altra tappa del neoliberismo e della globalizzazione. Certo
è che il governo italiano ha fatto la parte del leone, e fra
schieramenti massicci di polizia, banchetti e kermesse varie, e accordi
economici di ogni tipo, si è rifatta sul piano formale, e sostanziale
della figuraccia fatta a Tampere lo scorso autunno.
Detto questo è giusto soffermarci ora sulle iniziative d'opposizione che
si sono manifestate contro la conferenza.
Il ruolo da protagonista l'ha indubbiamente giocato Maggio 2000, il
coordinamento di partiti (Verdi e PRC), associazioni e volontariato (Lega
ambiente, Arci, Time for peace, ed altre) e l'area dei cantieri sociali riuniti
intorno al mensile Carta. Il coordinamento ha messo in campo tutta la sua
efficienza politica ed organizzativa, forte di appoggi mass-mediali nazionali e
locali, per organizzare il contro-vertice degli esclusi che manifestavano per
un mare di diritti. Le iniziative fatte, ben articolate, non hanno avuto
però, al di là dell'effetto mediatico, grossi riscontri. Le
conferenze ed i forum organizzati sono stati scarsamente partecipati, il
concerto con gli Almamegretta fatto il venerdì in piazza Cavour ad
Ancona è stato meno affollato del previsto, e vissuto più sul
piano musicale che non politico, ed infine al corteo autorizzato per il centro
d'Ancona c'erano si e no un migliaio di partecipanti, meno di un terzo del
numero sbandierato dagli organizzatori, molto meno rispetto a tutto
l'arcipelago di sigle e firme illustri che avevano aderito, e rispetto allo
sciopero studentesco fatto in merito in Ancona ed in alcune città
limitrofe. La presenza studentesca al corteo è stata drasticamente
invisibile, a differenza di quella delle tute bianche perfettamente allineate a
mo' di servizio d'ordine. In sostanza un flop politico rispetto al tessuto
sociale cittadino, che ha inteso l'iniziativa del coordinamento come un
qualcosa calato dall'alto, con un linguaggio degno degli scranni parlamentari,
con parole d'ordine che, preoccupate del "mare dei diritti" non si
interessavano della "terra" senza diritto di Ancona, una città specchio
neoliberale della devastazione ambientale, sociale, lavorativa del paese. Non a
caso, non figuravano tra gli aderenti due sindacati di base locali, il Salfa ed
il Sulta, il primo dei Cantieri Navali e l'altro delle aziende municipalizzate.
Sindacati che, fra l'altro avevano organizzato alcuni giorni prima una
conferenza sul mercato del lavoro dove veniva puntato il dito verso il mondo
del volontariato e della cooperazione come esempi negativi di sfruttamento
lavorativo.
In sostanza la gestione dell'iniziativa ha rispecchiato in tutto e per tutto la
strategia che viene portata avanti dall'area di Carta: quella di figurare
sempre più come referenti di "movimento", interessati a tutti gli
aspetti politici ed economici che nel mondo del volontariato, o meglio del
terzo settore, stanno andando avanti. Il fatto che poi le forze messe in campo
non abbiano prodotto quanto sperato, sicuramente avrà fatto innervosire
gli organizzatori, ma non dovrebbe aver intaccato di molto la loro
rappresentatività verso le istituzioni.
Quello che invece si è allargato ulteriormente è il divario fra
quest'area e quella più composita rimasta sul piano libertario ed
antagonista costituita, almeno a livello locale da vari sindacati di base, USI
e Cobas, centri sociali, e gruppi e federazioni anarchiche, che non hanno
accettato l'impostazione politica data al controvertice, considerando
necessaria un'opposizione che fosse l'espressione il più classista,
antagonista e libertaria possibile.
Quest'area, con le poche forze a disposizione e le molte diversità
interne, colpita dalla demonizzazione da parte dei media (sbandieranti il
pericolo dell'invasione squatter), e da una lenta e strisciante repressione
fatta di denuncie, avvisi di garanzie e qualche perquisizione, è
riuscita comunque a produrre un momento importante di opposizione costruito
realmente dal basso.
Niente di eccezionale: un piccolo presidio il venerdì sera in piazza
Roma, dove è stata notata dalla stampa locale, la testimonianza
drammatica e realista di Sasha, una compagna serba, sulle condizioni della
popolazione in Jugoslavia. Presidio che ha trovato un certo riscontro anche fra
la gente del posto, visto che nella tarda serata, mentre a poche centinaia di
metri gli Almamegretta suonavano, aumentava di consistenza, fra interventi a
microfono aperto, volantini distribuiti, musica, panini e vino caserecci (alla
faccia del transgenico). Presidio inoltre che continuava anche durante la notte
ad opera di un gruppo di compagne e compagni, che in sostanza occupavano
simbolicamente la piazza, negata per il giorno successivo. E, nonostante nelle
prime ore del sabato mattina gli occupanti siano stati sgomberati dai
carabinieri, a poco a poco un altro lato della piazza veniva occupato. Poi,
dopo un piccolo momento di tensione al passaggio del corteo ufficiale, fra
presidianti e corteanti, i compagni delle Marche, e quelli venuti alla
spicciolata da varie parti d'Italia e non, sfilavano anch'essi in corteo, con
lo slogan "Ancona è la città più libera del mondo, duemila
poliziotti che fanno girotondo" andando verso i locali dove concludevano la
mobilitazione con un'assemblea finale.
Risultato, nonostante il basso livello organizzativo, la solidarietà e
la spontaneità dei compagni, e le giornate vissute insieme hanno da un
lato rafforzato il legame e la determinazione che li ha uniti, costituendo un
ulteriore incentivo sia per future iniziative insieme, sia per un percorso
politico comune di crescita e radicamento, e dall'altro hanno sbugiardato nei
fatti il terrorismo fatto nei loro confronti dai media, dalle istituzioni (i
vigili avevano fatto il giro dei negozi del centro la sera del venerdì
per invitarli alla chiusura preventiva causa il pericolo squatter), riscuotendo
la simpatia della cittadinanza, che, rispolverate le sue radici libertarie, si
è chiesta, di fronte alle mille e cinquecento "guardie" messe in piazza,
e alle decine di auto blu che sfrecciavano ogni tanto a sirene spiegate per le
vie d'Ancona, se quella Conferenza che era in corso, non era altro che la scusa
per spartirsi barche di miliardi sulla pelle della povera gente.
Giordano
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