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Da "Umanità Nova" n.19 del 28 maggio 2000

Intervista a un sindacalista di base, da anni residente a Parigi
La CNT France tra passato e futuro

Intervista, realizzata il primo maggio 2000, a un compagno sindacalista di base, da anni residente a Parigi

Domanda: Quali sono le radici storiche della CNT francese, che ha appena realizzato un'importante iniziativa di una settimana culminata nel corteo di oggi che ha visto la partecipazione di più di 5.000 compagni?

Risposta: Dovrei cominciare da lontano, dal primo dopoguerra. In quei tempi la Confederation General de Travail (CGT), sorta nel 1898 come sindacato antipolitico e di azione diretta, attraversava una crisi per i contrasti di natura politica che terminarono con la prevalenza dei riformisti. I sindacalisti libertari contribuiscono a fondare, con i bolscevichi in minoranza, una CGTU (unitaria), ma ne furono praticamente scacciati dai fedeli di Lenin e costituirono quindi una CGT-SR (sindacalista rivoluzionaria).

D: E cosa fece la CGT-SR?

R: Cercò di mantenere vivo lo spirito di autonomia dai partiti, e gli obiettivi rivoluzionari che avevano caratterizzato la CGT alla sua nascita. Va ricordato che in Francia i termini "sindacalista rivoluzionario" e "anarcosindacalista" sono usati quali sinonimi, in quanto qui non vi è stato il fenomeno italiano della uscita dei sindacalisti rivoluzionari dalle fila del Partito Socialista, nei primi anni del Novecento, ma il movimento sindacale è nato come rivoluzionario, classista e basato sull'azione diretta.

Al momento della costituzione della AIT, a Berlino alla fine del 1922, a cui aderirono vari sindacati europei libertari e rivoluzionari, la CGTU restò a guardare, sia pure con simpatia. Questi militanti, anche se anarchici, si posero infatti il problema della "rottura dell'unità della classe operaia" anche a livello internazionale.

D: Alcuni sindacalisti libertari restano comunque nella CGT?

R: Sì. Vi sono due sindacati di categoria, a forte presenza anarchica, che decidono di non uscire dalla CGT: quello dei portuali e quello, tipografico, dei correttori di bozze. In particolare quest'ultimo era, ed è, composto in buona parte da compagni che spesso aiutano altri compagni in difficoltà trovando per loro dei lavori nel settore. Anche la CGT ha un certo interesse nel mantenere al proprio interno questo sindacato. Così, nelle polemiche in cui è accusata di centralismo, autoritarismo e subordinazione ai comunisti, i vertici sindacali evocano il caso del sindacato del libro, tra cui vi è il settore dei correttori di bozze, come esempio della loro apertura e tolleranza...

D: Mi pare che anche nelle iniziative di questi giorni, intitolate "Un altro futuro", i correttori di bozze abbiano avuto un ruolo particolare.

R: Sì. Sono stati loro a chiedere una sala della Borsa del Lavoro di Parigi per un incontro sul futuro del sindacalismo rivoluzionario. Se l'avesse chiesta la CNT, molto probabilmente non l'avrebbero data. Tra l'altro la CNT francese, diretta prosecuzione della CGT-SR che fino al 1940 aveva una sede all'interno della Borsa del lavoro, rivendica una parte dell'edificio costruito con le sottoscrizioni e il lavoro volontario anche degli operai sindacalisti rivoluzionari.

D: In che senso la CNT francese continua l'attività della CGT-SR?

R: Nel 1945, quando si costituì, la CNT in Francia raccolse molti militanti e molti obiettivi della CGT-SR, oltre che, naturalmente, numerosi lavoratori spagnoli rifugiati nel 1939 in Francia e sindacalizzati nella CNT.

D: Puoi riassumere brevemente le tappe successive della CNT francese?

R: Negli anni Cinquanta e Sessanta vi furono varie rotture interne al movimento libertario spagnolo in esilio, sia sindacale che specifico, e ciò influì negativamente anche sulla tenuta dell'attività sindacale. La sopravvivenza identitaria fu comunque assicurata da compagni che mantennero costantemente alcune attività nella sede di rue des Vignoles, come la biblioteca e la libreria, attività che continuano tuttora.

D: Cosa ha determinato, negli ultimi anni, la forte crescita della CNT francese?

R: Alla fine degli anni Ottanta vi sono state alcune importanti lotte nel settore dei trasporti (ferrovieri soprattutto), della sanità (infermieri) e di altri servizi pubblici. In questi settori lo Stato riduceva il personale e peggiorava le condizioni di lavoro. Tali agitazioni si sono sviluppate in modo autonomo dai sindacati ufficiali (CGT, CFDT, FO) e questi, per la prima volta, non sono riusciti a recuperare il controllo sugli operai più attivi, una volta finiti gli scioperi.

D: Qual è il livello di sindacalizzazione oggi in Francia?

R: È molto basso. Si aggira attorno al 10% dei lavoratori dipendenti. Nel settore del pubblico impiego è più alto, attorno al 20%, ma è attorno al 2-4% nei settori privati.

D: Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta vi sono stati dei contatti fra la CNT francese e le agitazioni studentesche?

R: In sostanza ci sono state tre ondate di mobilitazione studentesca: nel 1986, nel 1988 e nel 1992. In questi movimenti gli anarchici erano presenti in modo evidente e si distinguevano non tanto per gli obiettivi rivendicativi, quanto per la critica a tutte le manipolazioni dei vertici e per l'appoggio alla decisionalità assembleare. Insomma si sono fatti conoscere per la ricerca della gestione di base e per il rifiuto di ogni prevaricazione.

D: Quali sono stati i momenti più rilevanti?

R: La contestazione del ministro Allegre e della sua riforma liberista hanno alimentato lotte in una categoria intermedia fra gli insegnanti e i bidelli, i cosiddetti "sorveglianti" che erano spesso studenti universitari che usufruivano di un piccolo salario. Anche qui la CNT ha fatto sentire la presenza di una struttura combattiva e anticentralista.

D: Com'è avvenuto l'incontro fra mondo studentesco libertario e la CNT?

R: Per diverso tempo è esistita una sezione della CNT nell'Educazione, e qui c'erano anche gli studenti. Ma è importante soprattutto il ruolo degli studenti nella solidarietà concreta con i lavoratori in lotta.

D: In che modo si manifestava questa solidarietà diretta?

R: Vi sono vari esempi di intervento nei cantieri edili. Qui i lavoratori in sciopero dovevano spesso fare i conti con dei capi e capetti particolarmente repressivi. Allora gli studenti della CNT si presentavano in 30-40 da questi signori e li "convincevano" ad assumere un atteggiamento meno duro. I lavoratori, spesso immigrati un po' spaesati e con varie difficoltà legali, vedevano che la CNT non si limitava a parlare, ma agiva e in modo efficace. Ciò ha aumentato la fiducia nel sindacalismo d'azione diretta messo in pratica dalla CNT.

D: Mi pare che siano anche sorti dei problemi interni nell'atteggiamento da assumere di fronte alle elezioni sindacali dei Consigli d'Impresa.

R: In alcuni casi, come nel settore delle imprese di pulizia che hanno spesso dei dipendenti immigrati, la parte maggioritaria della CNT ha accettato di candidare dei propri aderenti ai Consigli d'Impresa, in funzione di una maggiore protezione legale per militanti assai precari e alla disponibilità di ore libere per l'attività sindacale. Così alla COMATEC, una grande impresa di pulizie, dove esiste una sezione con più di un centinaio di iscritti. Comunque in alcuni casi si è visto che questi rappresentanti usavano tali spazi per motivi personali e quindi non sono stati né ripresentati né rieletti.

Inoltre va tenuto conto che nel pubblico impiego, dove i Consigli d'Impresa cogestiscono un potere reale, come i trasferimenti e questioni legate all'organizzazione del lavoro, la CNT non partecipa alle elezioni.

D: Ci sono stati anche altri punti di polemica interna?

R: Sì, e riguardano il fatto che in alcuni volantini la sigla della CNT è apparsa accanto a quella di certi sindacati gialli. In effetti, durante un'assemblea animata alcuni esponenti di questi sindacati padronali hanno accettato di proclamare uno sciopero e alla fine la sottoscrizione del volantino di convocazione della lotta non passava di certo per gli organismi centrali, ma veniva decisa dai singoli compagni presenti. La cosa ha suscitato notevoli critiche, ma va collocata nel contesto di assemblee infuocate nelle quali occorre decidere sul momento e spesso si è trascinati dall'urgenza.

D: In quali altri settori c'è una presenza consistente della CNT?

R: In quello dei lavoratori precari dello spettacolo, ad esempio. Qui i lavoratori devono totalizzare almeno 507 ore di attività all'anno per avere il sussidio di disoccupazione. E questo è un settore, per i padroni, di "privilegio", in quanto la riduzione progressiva del sussidio è meno veloce che in altre categorie. Il padronato ha attaccato le condizioni del sussidio e la CGT, che era maggioritaria, ha assunto posizioni rinunciatarie che hanno disgustato centinaia di persone che si sono orientate verso la CNT.

Poi nei cantieri edili, dove ci sono molti precari, si è rivitalizzato un vecchio sindacato. Anche qui chi si rivolge alla CNT per avere un aiuto nelle vertenze con i padroni, trova appoggi concreti. Non si richiede la adesione al sindacato per usufruire degli aiuti di varia natura, e resta quindi una impressione favorevole in questi lavoratori.

D: Mi pare che anche tra i disoccupati e i precari vi sia una presenza rispettabile.

R: Certo. Esiste l'Association Chomage, la cui sigla AC, può essere letta anche come "asséz", cioè "basta!". Durante l'occupazione degli Uffici di pagamento dei sussidi di disoccupazione, espressione di un movimento di protesta diffuso e duraturo, la CNT era presente e visibile. Uno degli obiettivi di queste mobilitazioni era l'estensione del reddito minimo ai più giovani di 25 anni, e il suo aumento a 4.000 Franchi mensili.

D: Ci sono state anche altre iniziative dove la CNT si è fatta notare?

R: Nelle "marce contro la disoccupazione", in particolare quella che si è conclusa a Colonia nel 1999. Qui buona parte dei presenti aveva le bandiere rossonere della CNT e della CGT spagnola. Essendo una manifestazione di tipo nuovo, molti ci sono andati anche per conoscere altri ambienti e per vivere un clima fraterno e comunitario. È stata un'esperienza importante anche se da queste azioni non deriva un vero e proprio radicamento sociale.

D: Ti sentiresti di fare delle previsioni sul prossimo futuro della CNT in Francia?

R: No. Soprattutto perché bisognerebbe prevedere la direzione sulla quale si muoverà la società e ci sono molte incognite. Giusto per citarne due: un crollo della Borsa a livello internazionale e degli "incidenti" nel nucleare. In Francia c'è stato un incremento abnorme di centrali nucleari e ormai queste sono abbastanza vecchie e, come sanno tutti, ogni anno che passa aumenta il rischio di "incidenti". Un evento di questo tipo potrebbe cambiare radicalmente il quadro complessivo dello scontro sociale rovesciando gli attuali instabili equilibri sullo stesso piano biologico complessivo.

Intervista a Gianni Carrozza a cura di Claudio Venza



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