![]() Da "Umanità Nova" n.21 del 11 giugno 2000 La parata degli AssassiniIl disprezzo Partiamo da un breve assunto, che ormai dovrebbe essere consolidato almeno nelle nostre menti: il centro-sinistra ed il centro-destra appartengono ad un più ampio Partito Liberale, le cui differenziazioni interne sono delle variabili 'di coscienza' riconducibili esclusivamente a punti non dirimenti dell'intendere politico, ed assolutamente trasversali alle correnti di organizzazione: pro o contro la caccia, pro o contro i pesticidi ecc. È anche chiaro, almeno per me, che questi argomenti trasversali vengono, nelle problematiche non secondarie che portano con sé, volutamente de-politicizzati, in modo tale che la loro rappresentazione mass-mediatica venga ridotta ad una mera questione di buon gusto personale: "sono contro le pellicce!" e così via. Su tutto il resto i pareri sono identici: la differenziazione sta soltanto nella quantità di dosi da somministrare e nei tempi. E così è stato per la guerra in Kosovo e le variegate missioni di 'pace', per i soldi alla scuola privata, per la riforma del mercato del lavoro (interinale...), per le leggi anti-sciopero, per i lager dove rinchiudere gli immigrati, per i finanziamenti al Giubileo..., e così è ora per il "Gay Pride", per le battute di caccia contro gli immigrati (e le vergognose prese di posizione della sinistra liberale, leggi Ds, sulle impronte digitali), per le schedature poliziesche di ieri e di oggi, per la riforma dell'Arma dei carabinieri... ed infine la riesumazione della parata militare del 4 giugno, in onore della festa della Repubblica (2 giugno).
Gli ossimori L'ossimoro è una figura logica che consiste nell'accostare, nella medesima espressione, parole di senso opposto (esempio: morto vivente). Dal punto di vista militare le italiche genti, in ottemperanza alle sue nuove funzioni di polizia interna ed internazionale, sono un ossimoro 'in pectore': hanno partecipato e partecipano a missioni 'militari di pace' (Libano, Eritrea ed Etiopia, Indonesia, Albania...), hanno partecipato ad una 'guerra umanitaria' (Kossovo), producono e commerciano 'armi preventive' (mine antiuomo, sistemi di puntamento ecc.) e 'missili intelligenti' ed infine celebrano i fasti della propria Repubblica con una 'parata militare di pace'. So bene che non tutte le italiche genti adorano le patrie virtù muscolari, ma c'è da dire che gran parte del nuovo corso si mantiene con il consenso di una buona fetta della popolazione e con il silenzio disinteressato dell'altra. Vorrei dedicare a costoro un altro ossimoro: "begli stronzi!"
La ricostruzione del mito e della propaganda In un'intervista telefonica rilasciata ad un giornalista de "La Stampa", pubblicata lunedì 5 giugno, il senatore a vita ed ex-presidente dello Stato Italiano, Francesco Cossiga, afferma, a proposito della parata militare in onore della fondazione della Repubblica, che "i tempi sono maturi per dare sentimento alle istituzioni repubblicane, e quindi rivestirli di liturgie. Perché specie dopo una lunga crisi di identità nazionale... non basta più il solo nudo e spoglio patriottismo: occorre restaurare i simboli." Ecco il punto. La legittimazione dell'esistenza, dell'unità territoriale e delle conseguenti funzioni geopolitiche di un'entità statuale passa attraverso la ricostruzione del mito inteso come "sospensione del tempo storico" (Furio Jesi): le liturgie, i simboli sono strumenti atti a costruire le fondamenta 'eterne ed inviolabili' della propria essenza. I valori repubblicani passano, secondo questa modalità esteriore e pubblica, come valori senza tempo, a cui tutti debbono inchinarsi, Bossi compreso. Se ci pensiamo soltanto un minuto, tutti i contendenti di guerre passate e presenti, hanno dovuto avallare il ricorso alle armi facendo riferimento esplicito all'atto costitutivo del proprio stato o della propria nazione: che si sia trattato di una religione o di immemorabili battaglie contro barbari invasori non ha alcuna importanza. La costruzione del mito non passa attraverso un atto di verità storica, ma sui valori che lo conformano, siano essi "Dio, Patria e Famiglia" o la "Rivoluzione d'Ottobre" o altro. Non si tratta, infatti, di confutarne la veridicità, quanto di contrapporre a quelli che noi riteniamo eticamente beceri, altri valori fondativi della nostra esistenza e del nostro progetto politico: la rivoluzione sociale, la rivoluzione spagnola, la prima Internazionale, i consigli operai e contadini, la rivolta...? Non so e non voglio entrare al momento nel merito, ma una cosa è indubbia: perché una propaganda (intesa come veicolo di valori non dimostrabili né confutabili: comunismo anarchico, anti-militarismo, libertà individuale e collettiva... nessun servo, nessun padrone) sia efficace deve riprendere o ri-costruire il mito della propria fondazione.
Sul piano pratico Non occorre qui dare indicazioni di azioni o di strumenti precisi: le tracce che sono giunte dalla mozione anti-militarista del congresso FAI e da tutte quelle realtà locali e nazionali che si occupano concretamente di lotta contro tutti gli eserciti e le guerre (Cassa di solidarietà antimilitarista, Comitato unitario contro Aviano...) sono un buon punto di partenza. Sarebbe ora di cominciare. Pietro Stara
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