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Da "Umanità Nova" n.22 del 18 giugno 2000
Spagna: contestata la festa delle forze armate
Un'altra accoglienza per un'altra sfilata
Barcellona. Sabato 27 maggio, per la prima volta dai tempi del franchismo,
l'esercito spagnolo ha sfilato a per le strade della città in occasione
della Festa delle forze armate. Nonostante la necessità di farsi
pubblicità per il passaggio all'esercito di soli volontari, il programma
è stato ridimensionato anche a causa delle proteste di massa che hanno
contestato la parata. Con la memoria al macabro precedente dell'entrata delle
truppe di Franco a Barcellona nel 1939, sono state decine le iniziative di
protesta, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone.
Sabato 13 maggio una piccola carovana di bici, macchine e persone a piedi ha
percorso il primo tragitto annunciato per la parata inscenando un "ritorno
della Columna de Hierro", milizia anarchica della Guerra Civile, nella
città, a base di slogan, volantini, scritte sui muri. Caricata dalla
Polizia municipale, la manifestazione si è conclusa con l'arresto di
cinque persone, rilasciate il giorno successivo. Sabato 20 maggio una grande
manifestazione di oltre 20.000 persone ha percorso le strade principali della
città. Da Martedì 23 maggio un "campeggio popolare" ha occupato
con una cinquantina di tende fino alla notte precedente la parata la piazza
antistante il luogo designato, ed è stata sgomberata da centinaia di
poliziotti che hanno dovuto trascinare una ad una le circa duecento persone
presenti.
Nella settimana precedente sono state numerose le azioni contrarie alla parata:
monumenti militaristi danneggiati, lesbiche e gay che si sono denudate e
ricoperte di vernice davanti al Comando navale, blocchi stradali e cortei nella
zona universitaria, un numero unico a diffusione gratuita ("Rompiamo le file")
distribuito in migliaia di copie, mentre i muri della città si sono
letteralmente ricoperti di migliaia di manifesti antimilitaristi di tutti i
gruppi, i collettivi, le associazioni, i sindacati immaginabili.
Infine, sabato 27 maggio, in contemporanea con la parata, alla quale secondo la
stampa hanno assistito 20.000 persone, un festival antimilitarista in un parco
cittadino ha riunito 40.000 persone mentre una manifestazione che ha tentato di
raggiungere il luogo della parata per disturbarla è stata caricata dalla
polizia, aizzata da numerosi fascisti, con il risultato di alcune ore di
scontri e di altre 9 persone arrestate, rilasciate il giorno successivo.
Sotto lo slogan "Per la pace, no al militarismo, no alla sfilata militare,
verso un mondo senza eserciti" si è riunito un curioso agglomerato che
va dalle organizzazioni giovanili democristiane catalaniste, agli scout, alla
sinistra tradizionale e catalanista, ai pacifisti e ai nonsottomessi. Sotto lo
slogan "Né esercito né Re" si sono raggruppate le diverse
espressioni dell'indipendentismo rivoluzionario, mentre si è notata una
certa mancanza di visibilità di anarchici, anarcosindacalisti e degli
occupanti di case, che si sono aggregati alle manifestazioni unitarie in forma
un po' dispersa. Il dibattito politico, nonostante la chiarezza dei messaggi
antimilitaristi (li vedreste mai i giovani del Partito popolare in Italia
firmare un manifesto in cui si dice che "l'esercito è il simbolo
più chiaro del militarismo e della violenza: esalta i valori di
obbedienza cieca, la gerarchia, la mancanza di senso critico, il maschilismo,
l'omofobia e l'oppressione del più debole"?), si è incancrenito
quindi sulla polemica tutta istituzionale tra catalanisti moderati e governo di
destra, vecchi alleati litigiosi, subito rientrata il giorno dopo la sfilata.
Nel teatrino ognuno ha fatto la sua parte, ma il loggione è stato
nutrito, rumoroso e decisamente riconfortante. Dobbiamo fare un paragone con la
parata - quasi contemporanea - di Roma?
A. D.
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