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Da "Umanità Nova" n.23 del 25 giugno 2000

cronacAnarchica

Repressione a Bergamo

Disegnare è un reato, disegnare ti cambia la vita

Il 13 marzo 2000 cade un traliccio dell'ENEL a Sedrina (BG). Il 24 marzo, Giorgio Barcella è arrestato ed etichettato come ecoterrorista, le accuse sono: tentata strage, atto terroristico, interruzione di pubblico servizio. 11 giorni il tempo necessario per costruire meglio la solita montatura giornalistico-poliziesca, le prove in mano agli inquirenti sono: alcuni attrezzi non specificati, un paio di cartine topografiche, una copia della rivista "Terra Selvaggia", supplemento ad Anarchismo, un'agendina con alcuni disegni (uno dei quali rappresenta un traliccio abbattuto), un seghetto arrugginito, un bidoncino dell'olio, un bruciatore per saldare lo stagno. Oltre alla testimonianza di un operaio dall'alto di una ciminiera avrebbe visto alle 4,30 del mattino sopraggiungere l'Ape di Giorgio a fari spenti, mentre un maresciallo dei CC avrebbe visto lo stesso Ape parcheggiato per 4 giorni nei dintorni di un bar della zona.

Giorgio all'inizio dell'inverno aveva occupato una delle tante cascine abbandonate della valle, gli stessi proprietari gli consentono l'uso temporaneo della casa. Saranno le continue pressioni dei carabinieri capitanati da un R.O.S. mandato in luogo a controllare i fantomatici fucilieri della Lega, non gradiscono e non tollerano in alcun modo la presenza di Giorgio in valle, ostacolandolo fino ad incastrarlo in una storia architettata su misura, nonostante la sua dichiarata estraneità al fatto egli diventa il presunto ecoterrorista da sbattere in prima pagina. La sua passione per il disegno diventa prova di colpevolezza, il suo comportamento e stile di vita rappresentano una rottura con la mentalità gretta della Valle Brembana. I giornali hanno fatto a gara a sostenere in modo servile le false e persecutorie tesi inquisitorie sostenute dai CC, Il "Giorno" del 25 marzo è stato il più forcaiolo, pubblicando le foto a colori del materiale trovato dagli inquirenti, dell'"arsenale" sequestrato all'ecoterrorista. Proprio in quei giorni i giornalisti avevano indetto uno sciopero in difesa della qualità dell'informazione, il cui ruolo sociale è riconosciuto dalla stessa Costituzion (sic!).

Il 1 aprile è stato organizzato un presidio davanti al carcere di via Gleno dove si trovava rinchiuso Giorgio da parte degli "anarchici e amici solidali" per chiedere la sua scarcerazione, attuando un corteo spontaneo per la via bloccando il traffico cittadino.

Sabato 8 aprile viene organizzato un volantinaggio davanti alla redazione del quotidiano locale "L'Eco di Bergamo" e da qui in corteo bloccando il centro cittadino fino a raggiungere il municipio di Bergamo.

Dopo 15 giorni di detenzione sono stati concessi gli arresti domiciliari, nell'attesa della prima udienza in tribunale.

Nel frattempo anche le indagini hanno subito una notevole svolta: sono cadute le imputazioni più gravi di tentata strage ed attentato terroristico, rimangono "danneggiamento ad impianti di pubblica utilità e interruzione di pubblico servizio".

L'11 maggio viene perquisita l'abitazione di due compagni, alla ricerca infruttuosa di nuove prove.

Il 14 giugno alle 15 viene celebrata l'udienza preliminare a porte chiuse, con richiesta da parte dell'avvocata di Giorgio del rito abbreviato condizionato alla perizia sul seghetto arrugginito sequestrato, affermando che l'attrezzo non poteva essere usato per tale scopo.

Il giudice per le indagini preliminari fissa l'udienza per il 17 febbraio 2001, in attesa della perizia dell'esperto incaricato; il G.I.P. ha revocato gli arresti domiciliari, con l'obbligo di presentarsi alla caserma dei CC ogni giorno per la firma.

Durante l'udienza una trentina di compagni hanno presenziato nei corridoi del tribunale di Bergamo e distribuito nelle vie cittadine un volantino di solidarietà con Giorgio.

FAI di Bergamo



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