unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.24 del 2 luglio 2000

Letture

Riccardo Lucetti: "Gino Lucetti, l'attentato contro il Duce, 11 settembre 1926", 208 pagine, copertina a colori, inserto fotografico # 28.000 lire, Edizioni della Cooperativa Tipolitografica di Carrara. Richieste: 0585/75143.

L'anarchico Lucetti tra ricerca storica e romanzo d'appendice

Oltre che rilevare il carattere commerciale di certe opzioni editoriali, sarebbe senz'altro interessante indagare sulle più recondite motivazioni che sovente inducono dei giornalisti a scrivere libri tra lo storico e il romanzesco attorno alle figure dei più noti attentatori anarchici; questo è il caso, ad esempio, di Arrigo Petacco con Bresci, di Romano Bracalini con Schirru, di Roberto Gremmo con Caserio e, ultimo in ordine di tempo, di Lorenzo Del Boca (da non confondere con l'omonimo e ben più attento storico) con Lucetti.

Verrebbe quasi da pensare che, di fronte ad essi, questi giornalisti provino una sorta di turbamento, a metà strada tra un'inconscia attrazione e il disagio esistenziale, derivante sia dalla loro formazione culturale che dalla loro posizione sociale; da un lato infatti in tali episodi di rivolta sono portati a sottolineare l'aspetto individuale in antitesi - secondo la loro visione - ai conflitti di classe, dall'altro non riescono a capacitarsi del fatto che i più conseguenti difensori della libertà non sono stati dei liberali ma dei proletari sovversivi.

Le loro "ricostruzioni" storiche sembrano in primo luogo volte tranquillizzare la propria cattiva coscienza di borghesi piccoli-piccoli e così, di volta in volta, le ragioni dei più estremi nemici del potere, vengono fatte risalire al fanatismo ideologico, all'abbrutimento per le misere condizioni di vita, ad un basso livello d'istruzione, ad un ribellismo pre-politico oppure ad una visione utopista e romantica della vita; senza mai riconoscere la natura rivoluzionaria di tali atti, il loro collegamento con la lotta di classe dell'epoca e l'appartenenza dei protagonisti ai movimenti di rivendicazione sociale.

Tale copione è stato confermato dal recente feuilleton d'ambientazione carrarina "Il dito dell'anarchico" (Piemme ed.), di cui è autore il citato Del Boca, con la collaborazione di Elisabetta Masso, dedicato alla figura di Gino Lucetti, l'anarchico avenzino che nel 1926 lanciò arditamente una bomba a mano contro l'auto di Mussolini; anche in questo caso, la ricerca storica lascia infatti il campo alla supposizione fantasiosa, costruendo un alquanto banale ritratto dell'attentatore ai confini della psicopatologia che sembra ricalcare le teorie di Lombroso.
Scrive infatti Del Boca, forse letterariamente ispirato da "I Demoni" di Dostoevskij: "aveva radici piantate nell'Ottocento con gli istinti romantici e i rigurgiti idealisti. La sua testa stava nel mondo dell'onore esagerato, del patriottismo del popolo, dei duelli cavallereschi, dell'amore riservato, del culto della giustizia e persino del sacrificio personale (...). Lucetti era divorato da una malinconia creativa che, con i suoi languori, gli impediva di accettare l'ineluttabile e lo spingeva a partecipare".
Basterebbero queste righe per comprendere quanto un simile modo di "fare storia" abbia a che vedere con la ricerca storica, ma per fortuna anche su Lucetti esiste finalmente la possibilità di saperne di più, attraverso le pagine del saggio "Gino Lucetti, l'attentato contro il duce" (La Coop. Tipolitografica ed.), frutto delle ricerche documentarie e d'archivio, nonché attraverso le dirette ricostruzioni "sul campo", effettuate con ben altro metodo da un giovane studioso che, per strana coincidenza, porta il nome di Riccardo Lucetti; sicuramente non essendo lui presidente della federazione Nazionale dei giornalisti, il suo più che corretto lavoro non meriterà certo una recensione su "il Sole 24 - Ore", eppure è in assoluto il primo serio tentativo di inquadrare storicamente quell'evento già definito da Aldo Garosci come l'attentato "in cui si esprime più lucida e chiara volontà politica", scoprendone i presupposti, le dinamiche e i retroscena organizzativi che miravano a far coincidere l'eliminazione fisica del duce del fascismo con un piano insurrezionale contro il regime.

Su Lucetti in particolare, la "scoperta" più interessante di questa attività di ricerca riguarda i suo servizio militare nei Reparti d'Assalto che conferma come, dopo la Prima Guerra Mondiale, numerosi ex Arditi non solo si sottrassero all'abbraccio mussoliniano ma, avendo maturato una nuova consapevolezza rivoluzionaria e di classe, furono irriducibili nemici del fascismo, come peraltro conferma l'esperienza degli Arditi del Popolo che, da Sarzana a Parma, contrastarono con le armi lo squadrismo tricolore. Questi "trascorsi" dell'attentatore anarchico, non per caso, sui giornali dell'epoca vennero accuratamente censurati ed anche nella memoria libertaria non ne è rimasta traccia, forse rimossi perché ritenuti in qualche modo in contrasto col mito esemplare di Lucetti di cui anche il partito Comunista tentò di impadronirsi. Finalmente però oggi si può prendere in considerazione anche questo aspetto, apparentemente contraddittorio, per fermare sul loro stesso terreno le speculazioni del "revisionismo storico" e ricostruire nella loro complessità gli intricati percorsi della sovversione sociale.

emmerre



Contenuti UNa storia in edicola archivio comunicati a-links


Redazione: fat@inrete.it Web: uenne@ecn.org