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Da "Umanità Nova" n.25 del 9 luglio 2000

"Maledicendo il prete..."
Orgoglio e Pregiudizio

"Maledicendo il prete, combattendo tutti i pregiudizi, augurando ardentemente giorni migliori all'Umanità, il giorno 28 novembre si spegneva serenamente" la compagna del gruppo anarchico vicentino Italia Mambrin. Così, dalle colonne de Il Libertario del 3 dicembre 1914, i figli, pure essi anarchici, davano l'estremo saluto alla madre e alla "prima donna che in questa città dominata esclusivamente da clericali affermasse apertamente fino all'ultimo la alta morale e la superiore bontà delle idee nostre". Al loro dolore, naturalmente, ed al loro auspicio, si associavano fraternamente i compagni della redazione del giornale spezzino.

Con quelle parole, sicuramente sanguigne ma profondamente intrise di una profonda e sincera umanità, i figli di Italia Mambrin novant'anni orsono condensavano ed esprimevano, con mirabile capacità di sintesi, i motivi della estrema opposizione alla chiesa romana che ha sempre caratterizzato il pensiero libertario in questo paese.

Probabilmente oggi pochi manifesterebbero con simile rustica schiettezza la propria opinione sui rappresentanti della chiesa cattolica e sulla chiesa stessa, e del resto la consolidata assuefazione alle regole del politically correct renderebbe difficilmente accettabile la digestione di concetti così immediati. Eppure...! Eppure, se indubbiamente è mutata la nostra sensibilità individuale come pure i nostri moduli espressivi, al punto da farci apparire lontane allocuzioni così drastiche e inequivocabili, altre e più importanti cose, sicuramente, non sono mutate. Il ruolo della chiesa, infatti, e l'importanza che questa perniciosa istituzione ha nella società, sono ancora gli stessi esistenti nella bianca Vicenza e nell'Italia intera all'inizio del secolo. Anzi, se qualcosa è mutato, è mutato in peggio! Infatti ai nostri giorni si sono addirittura ristretti gli spazi di opposizione all'ingerenza clericale nelle nostre vite, ed esercitare il diritto di critica nei confronti dell'istituzione clericale e della credenza religiosa è diventata una attività ancor più pericolosa di quella dei cosiddetti sport estremi.

La rimonta della chiesa

Un ultimo esempio, prepotente ma scontato, del controllo esercitato dalla gerarchia vaticana sulla vita del paese, ci è venuto proprio in questi giorni in occasione delle programmate manifestazioni degli omosessuali nella cosiddetta città santa. Abbiamo tutti potuto assistere, infatti, alla prontissima genuflessione collettiva delle istituzioni laiche, Rutelli in primis, di fronte al semplice batter di ciglia di un manipolo di prelati infastiditi dalla presenza vociante di persone fino ad oggi condannate - se non più al rogo - sempre al silenzio e alla vergogna. Forse la storia è progresso, e forse davvero le sorti di oggi sono "magnifiche e progressive" (visto che la sinistra è al governo), ma credo fermamente che nella cosiddetta Italietta che ha visto vivere e morire Italia Mambrin neppure l'ultimo dei Giolitti, rappresentando l'intero paese e non una sua parte anche se maggioritaria, avrebbe accettato di inchinarsi innanzi al soglio pontificio per baciare la sacra pantofola. E non perché più anticlericale o più laico dell'Amato di turno, ma perché la situazione non avrebbe richiesto, né permesso, che il potere civile fosse così condizionabile da quello religioso e clericale.

Sono consapevole che le mancanze della classe politica sono tali e tante che metterle in fila sarebbe gioco fin troppo ingeneroso, e sono altrettanto consapevole che il trasversalismo postdemocristiano ha inquinato l'intero ceto dirigente al punto da renderlo irrimediabilmente permeabile ad ogni forma di confessionalismo. Però questo non rende sufficientemente ragione di come sia stata possibile la formidabile "rimonta", in termini di credibilità e serietà, che ha permesso alla chiesa di recuperare un potere di condizionamento dell'intero corpo sociale, simile a quello che aveva ai tempi del papa re. Con la differenza, sicuramente non da poco, che nei secoli passati il papato, per condizionare la vita sociale, usava direttamente la violenza dell'istituzione, mentre oggi ottiene gli stessi risultati limitandosi a sbandierare la sua pretesa superiorità morale. E su questo, credo, occorre riflettere.

Carità, assistenza e Pubblicità Progresso

Si sa che la chiesa si caratterizza, fra le altre cose, per la sua monoliticità dottrinale. Eppure, nonostante questa indiscutibile gabbia ideologica, è sempre riuscita a offrire una rappresentazione di sé estremamente eterogenea e multiforme, adatta ed adattabile ad ogni situazione. La sua capacità di riciclaggio mediatico, reso necessario dal periodico succedersi di atti profondamente arbitrari e contraddittori, nasce e si sostanzia nell'utilizzo di un ruolo che le è particolarmente congeniale, vale a dire quello del buon samaritano, "umanamente" attento ai bisogni sociali e alle emergenze che il potere politico non sa o non vuole affrontare. Che poi tali emergenze spesso siano effetto anche delle responsabilità clericali nelle dinamiche sociali, poco importa perché ciò che conta veramente, in una società mediatica come la nostra, è l'apparenza e non la sostanza.

Facendosi forte di una capacità comunicativa straordinaria, che nasce dall'impegno "istituzionale" nel mondo del disagio e che sembra inventata dai creativi di Pubblicità Progresso, la chiesa persegue con coerenza ed efficacia l'obiettivo di occupare sempre maggiori spazi all'interno della società, legittimandosi come la vera protagonista nella soluzione di molteplici problemi sociali. Problemi, del resto, troppo impegnativi e complessi per una classe politica del tutto inadeguata ad affrontarli in un'ottica di lungo respiro, e la cui risoluzione lo stato, conscio della propria incapacità, delega volentieri a chi dichiara di affrontarli in una prospettiva meramente assistenziale. Chi, per professione, "assiste", ha evidentemente bisogno che ci sia qualcuno da assistere, e il suo agire, anche se apparentemente risolutivo o lenitivo delle contraddizioni più drammatiche, non fa altro che perpetrare le cause che creano il bisogno di assistenza. Ecco perché non ci stancheremo mai di dire che non è con la carità che si risolvono le cose, che anzi, la carità, al di là delle rispettabili motivazioni morali che possono muovere il singolo individuo, non fa altro che riprodurre, accrescendolo, il problema. Ma questo poco importa: l'importante è che la istituzione-chiesa se ne occupi (i risultati non contano) e che lo stato perpetui questo scambio di ruoli proficuo per entrambi.

Qui sta la vera forza della chiesa dei nostri tempi, nella sua assunzione di un ruolo a lei particolarmente congeniale, ma che in una società più seria di quella in cui ci tocca vivere sarebbe proprio di un sentire laico e collettivo e non di una istituzione essenzialmente autoritaria e sostanzialmente inadeguata.

"Augurando ardentemente giorni migliori all'Umanità..."

Ecco perché la nostra critica al comportamento del Vaticano nei confronti della manifestazione dell'orgoglio omosessuale non può limitarsi a rimarcare il carattere bigotto, retrivo e sessuofobico delle posizioni delle alte gerarchie cattoliche: ben sappiamo infatti che per un prete che critica o stigmatizza i comportamenti omosessuali, ce ne sarà sempre un altro pronto a mostrare comprensione, se non aperta condivisione.

Dobbiamo invece essere in grado di individuare e denunciare quegli aspetti che sembrano rendere la chiesa davvero inattaccabile allorché questa, pretendendo di proporsi quale coscienza collettiva di un intero popolo, può appoggiarsi su motivazioni concrete e forti, nate dal fatto che questo popolo le riconosce rappresentanza e legittimità in virtù delle sue opere pastorali. Ma proprio perché questa sua pretesa "superiorità morale" le permette di affermare e imporre il suo intrinseco autoritarismo e di difendere le proprie convinzioni e i propri pregiudizi, conculcando la libertà d'espressione degli altri, noi dobbiamo essere in grado di proporre una diversa concezione esistenziale, che si basi, inevitabilmente, sul principio che la libertà del singolo può trovare piena attuazione solo nella libertà collettiva e viceversa. Senza dogmi e senza pregiudizi, ma nel rispetto della più ampia autonomia dell'individuo da ogni coercizione, fisica o spirituale.

E, per far ciò, costante deve essere il nostro impegno e quello di tutte le coscienze libere, come intatta deve essere la volontà di desiderare un mondo migliore, di liberi ed uguali. Anche noi, come Italia Mambrin, "augurando ardentemente giorni migliori all'Umanità e affermando la superiore bontà delle idee nostre".

Massimo Ortalli



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