![]() Da "Umanità Nova" n.27 del 10 settembre 2000 Il sanfedista e il bersagliere"Il governatore della Lombardia però ha fatto di più, elogiando il ruolo di quelli che sprezzantemente furono chiamati briganti solo perché si ribellarono 'per difendere le loro radici e la loro storia'. Crocco, Ninco Nanco e gli altri, dunque, furono i primi paladini della libertà contro lo statalismo. Formigoni ha anche ricordato la legge Piga del 1863, con la quale il governo sabaudo 'militarizzò il sud e lo omologò ad un modello centralistico del Paese, da cui sono nati molti mali per il Mezzogiorno, ma anche per il resto d'Italia' " in "I governatori: l'anticomunismo siamo noi" "La Stampa" sabato 26 agosto 2000
"...siamo di fronte a un fenomeno di identificazione di massa e di speranza nei confronti di un uomo politico (Silvio Berlusconi, ndr) unico in Italia e forse anche nel resto del mondo." in "E i fan del Cavaliere inondarono la città", "Il Giornale" sabato 26 agosto 2000
"Enzo Ghigo ne apprezza il coraggio, difendendo 'la libertà del Meeting di rivisitare la storia'. Ma alla fine si schiera da buon sabaudo, 'un'etichetta che ormai mi appartiene', commenta - con l'esercito piemontese schierato contro il brigantaggio nel sud. Non a caso, nel suo studio di piazza Castello, a Torino, campeggiano due grandi ritratti di Vittorio Amedeo II di Savoia." in "I governatori: l'anticomunismo siamo noi" "La Stampa" sabato 26 agosto 2000
"...ogni volta che il Cavaliere ha messo piede fuori dalla sua stanza, è stato osannato, toccato, baciato, invocato, esaltato dalle folle a tal punto da bloccare il traffico delle diverse zone che attraversava." in "E i fan del Cavaliere inondarono la città", "Il Giornale" sabato 26 agosto 2000
Ritengo di non dire nulla di originale rilevando che il meeting di Rimini di Comunione e Liberazione goda del vantaggio di svolgersi in un periodo di morta per i giornali cosa che gli garantisce una buona copertura mediatica. Per di più, quest'anno, si è svolto dopo l'adunata oceanica dei giovani cattolici a Roma, adunata che ha evidentemente eccitato oltre misura gli animi dei cattolici in genere e di quelli di destra in particolare. La ragionevole speranza di andare a breve al governo nazionale, nelle fila di Forza Italia, il corteggiamento aperto e reciproco fra Silvio Berlusconi e le masse putiferianti dei ciellini, la prospettiva di regolare i conti con la seconda repubblica, con la sinistra, con il 'laicismo', con i cattocomunisti e con altri analoghi cattivacci deve aver allietato i sogni e le veglie dei dirigenti e della base ciellina. Per di più il vecchio Andreotti ha utilizzato la platea del meeting per ipotizzare la nascita di un nuovo, ed ennesimo, nuovo soggetto politico di derivazione democristiana che dovrebbe affiancarsi alla Casa delle Libertà (una casa decisamente affollata da qualche tempo) nella santa crociata per riportare il centro al governo, il buon D'Antoni sembra deciso a tradurre in opera le suggestioni del grande vecchio con l'appoggio di qualche dirigente in transumanza del PPI, il trullare Mastella oscilla fra la tentazione fare cadere il governo ad autunno se il centro destra lo pagherà a sufficienza e quella di restare nel centro sinistra in cambio di una massa imponente di collegi elettorali blindati. Insomma, il settore di destra del circo equestre politico sembra vivace e pieno di belle speranze.
Può valere la pena, mentre attendiamo l'autunno caldo dei politicanti, rilevare alcuni aspetti bizzarri dello stesso meeting. Roberto Formigoni, presidente del consiglio regionale lombardo, governatore per designazione della stampa, esponente di CL e di Forza Italia, ha ritenuto di rivendicare radici antiche all'antistatalismo del centro destra. Con l'ardimento riconosciutogli dal suo socio di volo piemontese, Enzo Ghigo,(e solo da lui) ha rivendicato il brigantaggio meridionale degli anni '60 dell'800. La prima considerazione che ci viene in mente è che la critica delle modalità dell'annessione del sud (e non solo del sud) al regno d'Italia non è proprio una novità dal punto di vista storico e politico. Caratterizzò, infatti, in forme diverse ma anche con argomenti in parte affini i federalisti democratici, gli internazionalisti di orientamento libertario, i meridionalisti della prima generazione, solo per fare alcuni esempi. Ma le radici dell'opzione brigantesca del virgineo leader di CL sono altrove. Si tratta di una sottocultura o, se si preferisce, di una cultura che ha caratterizzato settori della destra cattolica italiana dalla fine dello stato pontificio ad oggi, Per questo bel mondo l'unità nazionale italiana è una manifestazione di un processo più vasto che prende le mosse dalla rivoluzione francese e che vede l'opposizione fra stato e chiesa come rottura dell'unità organica della società tanto cara al cattolicesimo conservatore. I cattolici ultramontani hanno sviluppato una loro lettura della storia affatto particolare e che vede nell'avvento al potere della borghesia e nella formazione dello stato liberale nel corso del diciannovesimo secolo il prodotto di una congiura massonica e, in qualche caso, ebraica e non un processo storico sociale contraddittorio. Da questa lettura discende l'opposizione di una comunità organica e gerarchica alla società mercantile e borghese, opposizione ripresa, in un contesto parzialmente diverso, dai fascismi europei e, in particolare, da quello tedesco. Lo stato, per costoro, è nemico nella misura in cui si sottrae al ruolo che la dottrina cattolica gli assegna e con il termine statalismo non si designa affatto la difesa dello stato, che, se fosse cattolico o, comunque, amico della chiesa andrebbe benissimo, ma la tradizione di derivazione giacobina e repubblicana. Ritengo che, in questa sede, non valga la pena di sprecare troppe parole per ricordare cosa ci oppone alla tradizione democratico repubblicana ed all'azione dei suoi attuali esponenti. È, però, opportuno rilevare che la crisi del compromesso sociale che ha caratterizzato i decenni passati ha ridato forza e spazio a correnti integraliste che vogliono riorganizzare il controllo statale sulla società mediante il meccanismo della sussidiarietà e cioè la delega a poteri intermedi, pubblici e privati, delle funzioni che svolge lo stato centrale. La destrutturazione dell'apparato statale attuale è lo strumento che la destra cattolica individua per ricostruire spazi di un proprio controllo diretto sulla società. Basta pensare alla pressione per il finanziamento pubblico alla scuola privata, alla ripresa di tematiche federaliste per cogliere i caratteri dell'operazione della quale andiamo ragionando. L'imbarazzo di Enzo Ghigo è, da questo punto di vista divertente e non privo di interesse. Dal punto di vista immediato dobbiamo considerare che l'uomo si è costruito un ruolo di liberale moderato, di sabaudo rispettoso delle istituzioni che gli ha portato fortuna. Anche il solo pensare all'odore di selvatico degli uomini di Crocco e Ninco Nanco deve avergli fatto arricciare le narici. D'altro canto, il centro destra non può esistere senza e contro CL che ne è un asse portante e i liberali risorgimentali devono adattarsi a far sfilare i bersaglieri mescolati ai sanfedisti. Destra liberale e destra cattolica, due soggetti storici che un secolo addietro confliggevano, si trovano unite sul piano politico e questa alleanza la dice lunga sulla deriva che ha portato la destra da posizioni liberali, liberiste e libertarie al recupero di parte importante della tradizione democristiana. D'altro canto, nella prospettiva cattolico conservatrice ma non solo, la sussidiarietà può essere un utile correttivo agli eccessi del liberismo, un modo per garantire il controllo sociale che un liberismo troppo radicale porrebbe a repentaglio. Si tratta, in fondo, della versione di destra del decentramento di funzioni dallo stato centrale alle amministrazioni locali e della cessione a cooperative ed associazioni di compiti di assistenza che già caratterizza la politica sociale della sinistra. Non è casuale che la collaborazione fra cooperative rosse e Compagnia delle Opere funzioni perfettamente già ora in diversi campi come, ad esempio, quello delle agenzie per il lavoro interinale come ricordavamo nel precedente numero del giornale. La contraddizione fra le due posizioni sarebbe esplosiva se la destra facesse del proprio programma una questione decisiva. Non possiamo, fra l'altro, escludere che, in tendenza, la tensione fra piccola imprenditoria "antistatalista", apparato ecclesiastico, corporazioni del pubblico impiego, degnamente rappresentate dalla CISL di D'Antoni ed altri gruppi sociali ponga la destra di fronte ad una crisi seria. Oggi solo la leadership carismatica di Silvio Berlusconi può occultare il carattere composito del blocco di destra e, più ancora, può farlo la prospettiva di spartirsi quote di potere nazionale e locale. Cosimo Scarinzi
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