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Da "Umanità Nova" n.27 del 10 settembre 2000
Campeggio di Querceta
Vacanze anarchiche
Siamo in Versilia, tra le Apuane e il mare, a due passi dal chiasso delle
vacanze, tra miriadi di ombrelloni, bagnanti sudati e business vacanziero, ma
il campeggio anarchico sembra ad anni luce dai rituali turistici agostani.
Nella pioppeta ombrosa, messa generosamente a disposizione degli anarchici da
Vico, un compagno della zona, per una settimana si sono incontrati, hanno
vissuto, mangiato, bevuto, discusso, anarchici provenienti da tutte le regioni
italiane, dalla Sicilia al Friuli, in un clima di solidarietà e
confronto, in cui ogni aspetto della vita comune: dalla cucina ai momenti
conviviali, dai canti serali alle discussioni politiche, dai rapporti con i
vicini alle modalità di utilizzo delle strutture comuni sono stati
completamente autogestiti. Tutti hanno contribuito alle spese nella misura
delle loro possibilità ma nessun controllo è stato esercitato.
Nei giorni precedenti il campeggio, grazie al lavoro volontario di un gruppetto
di compagni, sono state allestite le docce, la cucina comune, l'illuminazione,
è stata tagliata l'erba, costruito un grande tavolo, montato un piccolo
tendone.
Troppo spesso capita che l'impegno sociale, la militanza, le necessità
organizzative rendano esili i margini di una riflessione a tutto campo che
riesca a coniugare la necessità della presenza costante, quotidiana sul
terreno delle lotte sociali con le esigenze di carattere organizzativo e con la
tensione all'approfondimento culturale, al confronto esistenziale.
Il campeggio ha costituito un'occasione preziosa di incontro e scambio tra
compagni di diverse generazioni, diverse sensibilità politiche, percorsi
ed aspettative, un'occasione per confrontare le varie esperienze, prospettive
di lotta, itinerari teorici e culturali.
Oltre ad i vari momenti di approfondimento dei temi che erano stati proposti
durante il lungo lavoro preparatorio del campeggio, definiti nel corso delle
riunioni organizzative e tramite la casella postale elettronica, la settimana
è stata scandita dalle assemblee quotidiane in cui veniva discussa la
gestione dello spazio comune. Il filo conduttore di queste assemblee è
stata l'assunzione da parte di tutti delle responsabilità relative alla
pulizia, all'organizzazione delle cene serali, alla raccolta dei soldi
necessari all'acquisto del cibo e delle bevande. Si è in tal modo
eliminata la distinzione tra organizzatori e fruitori che purtroppo spesso si
verifica in tante nostre iniziative: tutti hanno partecipato alle decisioni,
tutti hanno contribuito come volevano e come potevano alla realizzazione di
quanto deciso.
Ogni pomeriggio si sono svolte le assemblee dedicate ai vari temi proposti ma
non sono mancati momenti di confronto in gruppi più o meno allargati su
temi che di volta in volta si imponevano all'attenzione dei compagni. Difficile
rendere conto in modo efficace della gran varietà di questioni e
suggestioni emerse.
Purtroppo in apertura della prima assemblea pomeridiana del lunedì
abbiamo appreso della scomparsa di Luce Fabbri di Montevideo. Massimo di Milano
ha commemorato Luce e Gogliardo Fiaschi, anch'egli deceduto poche settimane
prima, due compagni il cui costante e generoso contributo di lotta,
intelligenza e passione ha lasciato un segno profondo nel nostro movimento.
Assai serrato il dibattito dedicato alle problematiche relative
all'immigrazione, in cui oltre alla disamina di varie esperienze di
mobilitazione antirazzista, ed in particolare di quelle presentate dal compagno
di Chioggia che ha introdotto il dibattito, la discussione si è
incentrata sulle difficoltà dell'incontro e del confronto con migranti
provenienti da ambiti socio-culturali lontani e diversi. Forte in tutti la
consapevolezza dell'importanza nodale di trovare canali comunicativi e di
coordinamento capaci di saldare le lotte dei migranti per il riconoscimento del
diritto alla libera circolazione con la necessità di uno scontro sociale
che veda immigrati e nativi confrontarsi ed incontrarsi su questioni quali il
lavoro, la casa, l'istruzione.
Martedì pomeriggio si è discusso intorno alle campagne di
boicottaggio e sabotaggio delle multinazionali e sulle potenzialità e
limiti della pratica del commercio equo e solidale. Da più parti
è emersa l'esigenza di approfondire e conoscere meglio sia le concrete
modalità di funzionamento delle varie campagne sia quella di dotarsi di
strumenti propri di valutazione e scelta che consentano una maggiore chiarezza
sia rispetto agli obiettivi e alle forme della solidarietà tra nord e
sud sia una maggiore capacità di intervento autonomo dell'area
libertaria. Ne è scaturita la proposta di attivare un sito internet
capace di raccogliere e far circolare le informazioni consentendo un migliore
coordinamento delle iniziative ed una più efficace circolazione delle
informazioni e dei prodotti: alcuni compagni hanno già iniziato a
rendere operativo questo progetto che dovrebbe concretizzarsi a breve.
Vivace e densa l'assemblea dedicata al tema del lavoro e del non-lavoro, che
superata l'ormai logora contrapposizione tra chi punta sull'autorganizzazione
dei lavoratori e chi invece ritiene preferibili forme di sottrazione o rifiuto
del lavoro, si è invece concentrata sull'analisi delle modificazioni
profonde oggi in atto nel mondo del lavoro, di cui la flessibilità, la
frammentazione e dispersione delle tipologie contrattuali e normative,
l'estrema precarietà ed una vasta area di non-lavoro strutturale sono i
caratteri più evidenti. Inoltre si è esaminata la tesi,
acutamente argomentata da Gianfranco di Milano, che tra le più eclatanti
modificazioni del senso del lavoro individua il suo tracimare al di là
dell'ambito lavorativo classico per investire tutti gli aspetti della vita.
Quella vita, che al di fuori del lavoro, nel cosiddetto "tempo libero" diventa
essa stessa lavoro, attraverso l'attività di consumo, la dimensione
esistenziale che si misura in termini di performance, di relazione produttiva,
di immagine, commensurabile con i criteri del lavoro capitalistico.
Giovedì si è parlato di militarismo, produzione e commercio di
armamenti. Nella sua accurata relazione introduttiva Maurizio di Livorno ha
mostrato il ruolo da ottimo comprimario che l'Italia svolge sia come produttore
che come distributore di armi da guerra, specie nel settore di quelle
cosiddette "leggere". In molti hanno espresso l'esigenza di un maggiore
coordinamento e continuità dell'iniziativa antimilitarista, che non
può limitarsi all'opposizione alla leva (ormai quasi certamente non
più obbligatoria nel volgere di pochi anni), ma deve investire in modo
più puntuale e continuativo sia l'industria bellica sia la propaganda
militarista sempre più arrogante a sfacciata con la quale i vari governi
coprono le loro "operazioni umanitarie" in armi. La recente guerra in Kosovo ha
mostrato sin troppo bene l'attitudine dell'Italia a legittimarsi come potenza
regionale anche dal punto di vista militare: la costituzione di un esercito di
professionisti ben pagati ne è la logica conseguenza. Intorno a queste
operazioni si è venuto affinando un efficace apparato propagandistico
con il quale occorre fare i conti per bloccare ed impedire le prossime
avventure neo-coloniali del nostro paese. Ne è scaturito l'impegno
all'organizzazione di incontri e campagne specifiche.
L'incontro del venerdì, dedicato ad una riflessione su identità e
differenza di genere, sebbene un po' dispersivo per la grande varietà di
temi e suggestioni emerse, è stato assai vivace e partecipato. Sappiamo
bene come l'identità di genere, pur eminentemente culturale, rappresenti
tuttavia quanto di più simile alla "natura" sia stato prodotto dalla
cultura. Una straordinaria macchina da guerra attraverso la quale il potere, ed
in particolare quello delle varie religioni, attua un disciplinamento dei corpi
e dei comportamenti, tanto più forte quanto più intimamente
vissuto da ciascuno di noi. In occidente la breve storia della libertà
femminile è stata talora capace di incrinare tale meccanismo ma spesso
non ha saputo o potuto andare oltre quella che in termini calcististi potremmo
chiamare "un'invasione di campo". La logica paritaria, che ritiene di aver
segnato un punto con le donne poliziotte, soldate, manager o giudici
rappresenta invece una battuta d'arresto e non certo un passo in avanti nel
difficile percorso di superamento delle identità radicate che il
femminismo libertario ed alcuni settori del movimento omosessuale stanno
tentando. La discussione del venerdì si è conclusa con la
proposta, poi approfondita il giorno successivo, di preparare un contributo
scritto della Rete delle donne anarchiche per la Marcia mondiale delle donne
2000 che in ottobre vedrà la propria tappa conclusiva per l'Europa a
Bruxelles. Si è inoltre deciso di costruire delle iniziative di
solidarietà con le donne afgane, vittime di un terrificante genocidio di
genere, attraverso manifestazioni davanti all'ambasciata ed alle rappresentanze
consolari afgane in Italia.
Il resoconto di un recente viaggio in Chiapas di Salvo di Palermo ha aperto la
discussione del sabato che ha avuto il proprio fulcro non solo nella
riflessione sull'esperienza zapatista chiapaneca ma anche sui movimenti di
controglobalizzazione e sulle modalità e possibilità
dell'internazionalismo odierno. Riannodare le fila di un rapporto orizzontale
tra nord e sud del mondo oggi, all'epoca del mercato globale, della
comunicazione globale in tempo reale, ma anche del sempre maggiore divario tra
le - ristrettissime - aree privilegiate ed il resto del pianeta è
tutt'altro che facile ma indispensabile. Con ogni probabilità quel che
ha sinora impedito che la guerra a bassa intensità in Chiapas
precipitasse rapidamente e drammaticamente in un intervento armato massiccio
dagli esiti tragicamente prevedibili è stata proprio l'attenzione
internazionale, i riflettori puntati sulla Selva Lacandona. Sappiamo tuttavia
che ciò non può certo bastare e, mentre qualche compagno ha posto
l'accento sulla necessità della lotta per la radicalizzazione dello
scontro sociale all'interno del proprio ambito locale, altri hanno sostenuto
che la pratica internazionalista passa attraverso la costruzione di condizioni
di autonomia resistenziale che trovino effetti reali, e non solo simbolici, in
pratiche di solidarietà fattiva e progettuale, nelle quali sperimentare
la reciprocità di uno scambio capace di produrre un arricchimento
globale.
Sabato sera si è fatta una festa, in cui i canti anarchici accompagnati
dalla chitarra di Alvise che ha scandito le altre serate si sono mescolati ed
intervallati con il sound system dei compagni pisani; più tardi alcuni
sono andati al mare per un bagno notturno, altri hanno continuato i canti e le
infinite discussioni davanti ad un bicchiere di vino.
Domenica pomeriggio, nonostante molti compagni fossero ormai ripartiti, la
discussione sull'immaginario degli anarchici ed il futuro dell'anarchismo,
introdotta da Mimmo, un compagno da molti anni residente a Lione, è
stata coinvolgente al punto che l'assemblea si è protratta per oltre
quattro ore. In merito verrà pubblicato l'approfondimento di un compagno
che ha preso parte al dibattito.
Le discussioni nate nella pioppeta di Querceta hanno dimostrato che l'esigenza
di un confronto aperto, a tutto campo sulle varie questioni che vedono
impegnati gli anarchici è fortemente sentita da molti: sul prato del
campeggio sono stati gettati semi che germoglieranno nei prossimi mesi sia sul
piano dell'approfondimento politico e culturale che su quello delle iniziative
concrete.
Maria M.
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