|
Da "Umanità Nova" n.27 del 10 settembre 2000
Cuando un anarquista muere...
Ricordando Luce Fabbri
"Cuando un anarquista muere / todos los parias del mundo / mueren un poco". Con
questi bei versi tratti da una poesia di A. Jimenez, un compagno brasiliano ha
voluto ricordare la figura di Luce Fabbri, la pensatrice e militante anarchica
spentasi a Montevideo il 19 agosto scorso all'età di 92 anni.
Dopo una breve malattia causata dai postumi di una caduta, Luce ci ha lasciati,
accompagnata dal calore e dall'amore dei suoi famigliari. Ricordare oggi la sua
figura, così importante per la storia del movimento anarchico
internazionale, è un incarico che accolgo volentieri, come segno di
gratitudine per tutto quello che Luce mi ha trasmesso, ma al tempo stesso
è un arduo compito, perché è estremamente difficile
condensare in queste righe tutta la ricchezza della sua vita e la
complessità del suo pensiero. Cercherò di fare quanto mi è
possibile, sicuro comunque della benevolenza, per quanto andrò
scrivendo, della cara compagna.
Luce Fabbri nasce nel 1908 a Roma, dove il padre Luigi si è trasferito
per seguire l'attività della rivista "Il Pensiero" da lui fondata
assieme a Pietro Gori. Cresciuta nell'affetto di una famiglia particolarmente
unita, assieme alla madre Bianca Sbriccoli e al fratello minore Vero, Luce
partecipa fin dalla più tenera infanzia all'atmosfera e al milieu
dell'anarchismo internazionale. Ancora bambina diventa l'affettuosa pupilla di
Errico Malatesta il quale, legatissimo a Luigi che considera come il proprio
figlio spirituale, non manca mai di andare a trovare appena possibile la
famiglia Fabbri. L'affetto di Errico per Luce è quello intenso e
profondo del nonno per la nipote e come tale viene ricambiato. Raccontandomi
degli incontri con il grande rivoluzionario, Luce mischiava sentimenti di
infinito amore e di divertita malizia, e lo descriveva al tempo stesso come il
militante la cui biografia è stata consegnata alla storia e come il
verace napoletano amante del caffè e delle piccole trasgressioni
alimentari.
Ogni volta che la sentivo riandare sull'onda dei ricordi, mi rendevo conto di
come il suo modo di narrare riuscisse a restituire l'essenza del suo carattere
e della sua personalità. Da una parte la capacità tutta
intellettuale di analizzare e contestualizzare con profonda intelligenza gli
avvenimenti e le idee che hanno interessato la sua esistenza, dall'altra quella
carica di umanità e di bontà, sì, di bontà,
così necessaria per "mitigare" e umanizzare le asprezze di una struttura
ideologica quale l'anarchismo, che spesso può portare a eccessive
estremizzazioni anche caratteriali.
In sintonia fin dall'adolescenza con le idee del padre, al quale
dedicherà nella vecchiaia l'opera più importante della sua vita
(Luigi Fabbri Storia di un uomo libero, Pisa, 1996), partecipa alla
feconda vita culturale e politica gravitante attorno all'ambiente anarchico del
periodo. Allorché il padre, e successivamente la madre, sono costretti a
lasciare l'Italia a causa delle persecuzioni fasciste e a riparare in Svizzera
e in Francia, Luce si ferma per altri due anni a Bologna. Qui termina gli studi
universitari seguendo, presso la Facoltà di Lettere dell'Ateneo
felsineo, le magistrali lezioni del professor Rodolfo Mondolfo, che
ritroverà, anch'esso esule antifascista, in Sud America. La stessa
discussione della sua tesi di laurea sarà l'occasione per un ardito
attacco al regime fascista, e se ciò le impedisce di aggiungere la lode
al massimo dei voti, l'episodio resta però come una bella testimonianza
della forza del suo carattere e delle sue idee. Appena le è possibile,
agli inizi del 1929, grazie ad un avventuroso espatrio clandestino per le
montagne ticinesi, si ricongiunge a Parigi al nucleo famigliare, insieme al
quale ben presto si trasferisce in Belgio in seguito al decreto di espulsione
dalla Francia che ha colpito il padre Luigi. Spinti dalle persecuzioni che le
democrazie europee, stimolate dal trionfante regime fascista, non mancano di
esercitare nei confronti di questi "sans papier" ante litteram, decidono
di trasferirsi in Uruguay, là chiamati dalla numerosa colonia anarchica
italiana. Al termine di un disastroso viaggio di un mese su un malandato cargo
mercantile, l'arrivo nel continente sudamericano segna, per Luigi e per Luce,
l'inizio di una nuova vita politica e intellettuale. Il padre cerca di
mantenere la famiglia, gravata ovviamente da dure ristrettezze nonostante il
generoso aiuto degli anarchici locali, sia collaborando alle più
prestigiose riviste libertarie internazionali sia mantenendo una rubrica sul
supplemento in lingua italiana del quotidiano anarchico argentino "La
Protesta". Quando perderà l'incarico di direttore della scuola italiana
di Montevideo a causa del suo antifascismo, cercherà di integrare il
magro stipendio vendendo porta a porta libri italiani ai compagni e ai
conoscenti. Luce, già abbastanza esperta di spagnolo, si integra
più velocemente nella nuova realtà, servendosi delle lezioni di
italiano che dà privatamente come di uno strumento per acclimatarsi
pienamente nel clima culturale e sociale della città uruguayana. Luigi
morirà, ancora giovane, a Montevideo nel 1935 in seguito a un intervento
chirurgico. Luce ne continuerà e ne arricchirà l'opera fino alla
morte, decidendo di restare, fino alla fine dei suoi giorni, in quel paese,
già simbolo di libertà, che tanto generosamente l'aveva
accolta.
Dopo la morte del padre, vissuta nel dolore infinito di chi non solo ha perso
il genitore ma anche, e soprattutto, il maestro e l'amico, Luce si butta a
capofitto nell'attività politica frenetica che caratterizza la vita
sociale del continente sudamericano. Fra l'instaurarsi di una dittatura ora in
Argentina (dicta dura) ora in Uruguay (dicta blanda) la vita
della colonia anarchica di origine italiana si arricchisce di episodi e
vicissitudini esaltanti e drammatiche, alle quali lei partecipa con tutto
l'entusiasmo e la dedizione di cui è capace. Allo scoppio della
rivoluzione spagnola l'attività di Luce si intensifica con la promozione
di una serie infinita di iniziative, economiche, intellettuali e militanti, a
sostegno degli anarchici iberici.
È proprio in concomitanza con le scelte contraddittorie cui sono
ripetutamente costretti i "dirigenti" della CNT-FAI, che Luce comincia, a mio
parere, quella riflessione sulle dinamiche e sulle coerenze dell'anarchismo,
che ne caratterizzeranno tutto il pensiero e che la vedranno impegnata a
cercare di coniugare il pensiero anarchico con le nuove realtà, pur
mantenendolo nell'alveo della più fedele intransigenza ai suoi principi
sostanziali. È di questi anni lo svolgersi di una fervida produzione
intellettuale, che si esprimerà nella direzione della rivista "Studi
Sociali" (fondata dal padre e da lei diretta fino al 1946) e nella
pubblicazione di numerose opere centrate soprattutto sull'analisi dei rapporti
fra regimi totalitari e democrazie. Ricorderò, fra gli altri, Camisas
negras, Buenos Aires 1935; Gli anarchici e la rivoluzione spagnola,
Lugano 1938, scritto assieme a Diego Abad de Santillan; La
libertà nelle crisi rivoluzionarie, Montevideo 1948;
L'anticomunismo, l'antimperialismo e la pace, Montevideo 1949; Sotto
la minaccia totalitaria, Napoli 1955.
Nel dopoguerra Luce Fabbri assume l'incarico di docente di letteratura italiana
all'università di Montevideo e solo nel 1991, ormai ottantatreenne
cesserà quest'impegno per "andare in pensione". Al tempo stesso si
dedica, con una passione di cui conserverà sempre l'intensità e
la freschezza, ai corsi di formazione del personale docente delle scuole
superiori uruguayane. Nei suoi ricordi quest'attività, portata avanti
con estrema dedizione per lunghissimi anni, si presenta come uno dei momenti
più importanti della sua attività militante, poiché
permette, a lei figlia di un maestro e docente, di misurarsi con uno dei
momenti decisivi dei rapporti sociali: l'insegnamento e la trasmissione del
sapere.
Nonostante questi impegnativi momenti di lavoro, Luce mantiene indefessa
l'attività militante nel movimento anarchico sudamericano, senza far
mancare la sua preziosa partecipazione alla vita intellettuale dell'anarchismo
internazionale. Le sue collaborazioni alle più prestigiose riviste (in
Italia soprattutto a "Volontà" e ad "A-rivista") rappresentano sempre un
importante momento di riflessione e lo spunto per un dibattito franco e
stringente sui problemi, le speranze e le prospettive dell'anarchismo. A
Montevideo segue con interesse e aspettativa la nascita e le vicende della
"Comunidad del Sur" fondata da Ruben Prieto e da altri compagni sudamericani.
Le sue considerazioni sull'utopia come la concreta fattrice di un cambiamento
reale traggono linfa dall'osservazione, a volte critica ma sempre partecipe, di
sperimentazioni che non hanno paura di "sporcarsi le mani" quale è
quella dei membri della "Comunidad". Dalle colonne di "Opcion Libertaria", la
rivista espressione del Grupo de Estudio y Accion Libertaria (Geal) di
Montevideo, continua ad affrontare con una freschezza di pensiero davvero
invidiabile tutte quelle tematiche che aprono la strada a nuovi campi di studio
e riflessione per il pensiero anarchico. La modernizzazione, la xenofobia, le
privatizzazioni, le possibilità anarchiche del linguaggio,
l'inquinamento, la droga, la patria, gli sviluppi della tecnologia, le
possibilità di comunicazione offerte dall'informatica, diventano tutti
spunti felici per un approfondimento e un rinnovamento dell'analisi sociale
libertaria. Le riflessioni dei suoi ultimi anni, raccolte nella bella antologia
edita da Samizdat (Una strada concreta verso l'utopia. Itinerario anarchico
di fine millennio, Chieti 1998) sono una lettura straordinariamente
stimolante per chi intende avvicinare le ancora inesplorate potenzialità
dell'anarchismo.
Da quando dovette lasciare l'Italia, Luce è tornata nel vecchio
continente poche volte, ma queste sue visite le hanno permesso di mantenere
sempre vivi e vitali i contatti con il movimento anarchico italiano al quale
suo padre non cessò mai di appartenere e con il quale lei stessa si era
formata nella lontana giovinezza. È stato proprio in occasione della sua
ultima venuta, nel 1993, che ebbi occasione di conoscerla personalmente a
Castelbolognese a casa di Giordana Garavini, con la quale rinnovava
periodicamente la profondissima amicizia nata, per entrambe, in terra di esilio
antifascista. E a Giordana sarò sempre grato per avermi permesso di fare
questa conoscenza così importante ed unica. Nel corso della sua lunga
vita, avventurosa e ricca di incontri, Luce ha saputo dar vita a innumerevoli,
profonde, amicizie. Amicizie mantenute fervide e indelebili grazie alla grande
carica di umanità che sapeva infondervi. Chiunque abbia avuto la fortuna
di avvicinarla e di goderne l'affetto, ha potuto trarre dalla sua
frequentazione non solo lo stimolo per nuove riflessioni, ma anche la gioia di
un rapporto intenso, fatto di affinità spirituale e di profonda,
calorosa simpatia. Sono molti oggi, in ogni parte del mondo, gli spiriti liberi
che piangono la scomparsa di questa insostituibile amica.
Gli ultimi anni della vita di Luce sono stati allietati dalla nascita del
piccolo pronipote Sebastian, figlioletto della nipote Olga e del suo affettuoso
compagno Eduardo. La possibilità di convivere fino alla fine circondata
da quello straordinario piccolo nucleo famigliare che tanto la ha amata
è una cosa a cui tutti noi dobbiamo essere profondamente grati. Sono
convinto, infatti, che se Luce ha potuto, fino alla fine, arricchire con le sue
riflessioni e il suo pensiero il patrimonio di idee del nostro movimento,
è stato anche perché intorno a lei ci sono stati, sempre
premurosi e solleciti, i suoi carissimi famigliari. Un grazie quindi, da queste
pagine, alla figlia Luisella, alle nipoti Olga, Andrea e Bianca Luce, a
Giuseppe ed Eduardo, a Magdalena, alla cara amica e discepola Leticia, e
soprattutto a Sebastian.
Massimo Ortalli
| |