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Da "Umanità Nova" n.27 del 10 settembre 2000

cronacAnarchica

Pordenone: viva la Gatanegra, abbasso la gattabuia

Si è svolto sotto il carcere del Castello, in Via Roma a Pordenone, il SIT-IN di solidarietà alle lotte dei detenuti. Con Sound-system, giocolieri, mangiafuoco e fuochi in strada il collettivo per l'autogestione "Gata Negra" ha intrattenuto un presidio sabato 8 luglio dalle 21 a mezzanotte. Fra la musica e i nostri interventi si alternavano le voci e le gavette dei detenuti inneggianti all'amnistia, all'indulto e a migliori condizioni. Dopo ormai molte settimane di sollevazioni in carcere e di bagarre politica, il ministro Fassino intende risolvere il problema delle carceri aumentandone il numero, assumendo nuovi secondini, aguzzini, rimpatriando immediatamente dopo il processo gli immigrati colpevoli di reati: come sempre, il sistema sa come snaturare le proteste. I detenuti non vogliono più galere o più secondini: vogliono l'amnistia, perché è un delitto il non rubare quando si ha fame. La legge si sa è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale di altri... dove sono infatti i tangentisti, i mafiosi, dove sono i piloti-acrobati che hanno tranciato la funivia del Cermis, i militari che hanno sparato a colonne di profughi? Chi sono i veri spacciatori se non i finanzieri e l'avvocato Agnelli, miss "narici d'oro" di questo secolo? Chi sono i veri assassini se non gli imprenditori che sacrificano la sicurezza sul lavoro alla produttività (Friuli al primo posto in Italia per le morti bianche)? Stiamo invece assistendo ad un copione caro ai benpensanti e ai sedicenti garantisti che trasversalmente al partitume politico e all'associazionismo da pelagra si chiedono, riflettono e si interrogano sulle "problematiche "dei detenuti... come se le prevaricazioni, l'annientamento della dignità, i pestaggi, l'alienazione non fossero il fondamento dell'istituzione carceraria ma occasionali e sporadici episodi. Il carcere ha come istituzione il senso e il fine di contenimento del conflitto sociale, l'assorbimento delle contraddizioni socio-economiche, la punizione e l'esproprio della dignità dell'individuo. L'istituzione del carcere non è collaterale alla nostra società: è il suo fondamento. Senza di essa non sarebbe possibile mantenere questo sistema parassitario ed assassino. In questi giorni ci siamo trovati sotto due carceri a protestare: da uno si sentiva un gran baccano, si vedevano le scritte e i fuochi della rabbia di chi sa di essere privato della libertà e la vuole riconquistare, dall'altro, invisibile e subdolo, composto dalle celle di questa pace sociale, si percepivano l'indifferenza e l'apatia, le luci spente di chi è prigioniero senza rendersene conto.

Ovviamente, per affinità, ci uniamo alla protesta dei detenuti del primo carcere, ed a loro esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

Collettivo per l'autogestione "Gata Negra"



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