Da "Umanità Nova" n.28 del 17 settembre 2000
Contro l'incenerimento
Roma, 28 luglio: per il riciclaggio dei rifiuti
Erano diverse centinaia i partecipanti al sit-in di protesta svoltosi
venerdì 28 luglio a Roma davanti alla sede del Ministero dell'Industria.
La manifestazione era stata organizzata dai comitati popolari e le associazioni
ambientaliste che fanno parte del "Coordinamento dei comitati e delle
associazioni ambientaliste contro l'incenerimento dei rifiuti, per la riduzione
ed il riciclaggio - Rete nazionale", nato dopo il Convegno svoltosi a Firenze
lo scorso inverno, convegno di cui aveva riferito anche "UN". I comitati che
hanno aderito all'iniziativa, diffusi un po' su tutto il territorio nazionale,
hanno voluto ribadire il loro impegno contro i progetti di costruire nuovi
inceneritori ma hanno anche voluto evidenziare l'elaborazione di proposte
alternative concrete che caratterizza questo movimento diffuso e radicato
nell'intero paese grazie all'attiva partecipazione di tanti cittadini e gruppi
di base. Nell'incontro fra la delegazione dei partecipanti e i funzionari del
Ministero dell'industria (che sempre più appare come l'organo
istituzionale decisivo nella concessione delle autorizzazioni per la
costruzione di nuovi inceneritori, camuffati da impianti per il recupero di
energia) sono state avanzate alcune richieste che proviamo a riassumere
brevemente.
* Scelte politiche chiare che costringano i settori industriali ad abbandonare
forme produttive che tendono ad accumulare nuovi profitti a danno dell'ambiente
e della salute dei cittadini come dimostrano il ricorso ad una pesante rete
infrastrutturale (alta velocità, autostrade, ponte di Messina...) e ad
una rete di impianti altamente nocivi (inceneritori, depuratori, grandi
centrali elettriche, porti, ecc.). E' evidente che occorre sconfiggere i piani
di coloro che puntano a sostenere l'economia (e i profitti delle imprese) sulla
base di un uso dissennato del territorio.
* La radicale messa in discussione dei processi di privatizzazione dei servizi
e delle competenze del settore pubblico.
* La radicale ridiscussione della centralità dell'impresa
nell'organizzazione delle strategie di organizzazione produttiva e sociale;
centralità dell'impresa che si misura anche nella subalternità e
nella complicità del Ministero della Sanità (peraltro in fase di
smantellamento) e del Ministero dell'Ambiente nei confronti del Ministero
dell'Industria; il che aumenta la drastica riduzione della tutela della salute
umana e dell'ambiente.
* Il blocco delle incentivazioni alle imprese, mascherate addirittura da
incentivo ecologico all'incenerimento, come nel caso del Cip 6; lo stop alla
considerazione del recupero di energia da rifiuti come fonte energetica
alternativa, sottraendo così risorse finanziarie alle energie
alternative vere: solare termico, solare fotovoltaico, geotermia, eolico;
l'immediato stop a politiche di attacco alla salute umana, come sono quelle
legate all'intera "filiera" dell'incenerimento: produzione di plastiche,
aumento degli imballaggi, CDR (combustibile derivato da rifiuti), incenerimento
dei rifiuti urbani speciali.
* Il blocco della proliferazione di inceneritori per rifiuti industriali,
ospedalieri, agricoli, terziari, ecc. costruiti dalle imprese industriali e
l'abrogazione del decreto che prevede la possibilità di utilizzare
inceneritori per rifiuti urbani, anche per lo smaltimento dei rifiuti speciali
pericolosi (D.M. 25/2/2000, ndeg. 124).
* Il blocco del cosiddetto "Ronchi quater", che di fatto favorisce uno
smaltimento incontrollato dei rifiuti, anche pericolosi, e l'abbandono della
parificazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, un vero e proprio trucco
per gonfiare la quantità dei rifiuti e giustificare la rincorsa ai forni
inceneritori.
Ribadendo il loro deciso NO agli inceneritori a causa degli altissimi rischi e
costi per la salute umana e per i sistemi ecologici, derivanti dai metalli
pesanti, dalle diossine, dai furani immessi dagli inceneritori nell'ambiente i
Comitati e le Associazioni, tra le altre cose, hanno riproposto
1. L'avvio, a far data dal varo della prossima Finanziaria, di reali azioni e
programmi di prevenzione della produzione di merci ad alto contenuto di
rifiuti, di riduzione dei rifiuti a partire dagli imballaggi, di riciclaggio e
di riutilizzo dei materiali.
2. Il blocco fin dal varo della prossima finanziaria, della produzione di
prodotti pericolosi per la salute.
3. L'avvio di programmi di progettazione (design) e di produzione di prodotti a
basso contenuto di materia e di rifiuti, con incentivazioni e forme di
cooperazione territoriale.
4. L'avvio di un vasto piano per l'occupazione nella "filiera" del risparmio e
del compostaggio.
5. Introduzione del silenzio/rifiuto per quanto attiene le attività
amministrative, sanitarie ed ambientali: previsione di una adeguata garanzia
fideiussoria per gli eventuali danni ambientali e sanitari.
6. Istituzione di un Fondo nazionale obbligatorio per il sistema dei controlli
sanitari ed ambientali, nella misura rispettivamente del 2% del fatturato
dell'impresa, al netto delle imposte.
7. Divieto di qualsiasi attività di consulenza alle imprese da parte
delle strutture pubbliche sanitarie ed ambientali (Ausl ed Arpa).
p.f.
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