unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.29 del 24 settembre 2000

Haider in Eurolandia

"L'anarchia non è democrazia." (J. Haider, intervista su "la Repubblica", 15 giugno 2000)

La revoca da parte dell'Unione Europea delle sanzioni nei confronti del governo austriaco, sotto accusa per la partecipazione del partito nazional-liberale di Haider, oltre che confermare una volta di più il dominio dell'economia sui celebrati valori della democrazia, ha messo a nudo l'inconsistenza di una presunta contrapposizione tra liberisti "di sinistra" e liberisti "di destra".

Sono bastati infatti pochi mesi che, dopo tante e plateali dichiarazioni d'intransigenza verso ogni ipotesi di ritorno al passato nazi-fascista, i reciproci interessi economici hanno portato i tre "saggi" incaricati dalla Commissione europea a pronunciarsi a favore della revoca delle sanzioni, peraltro rimaste sempre estremamente soft, verso l'Austria, dove nel solo '99 si erano costituite 118 nuove ditte a capitale straniero con investimenti pari a 277,2 milioni di Euro. Le ragioni di tale "miracolo" sono peraltro note: stabilità monetaria, basso tasso d'inflazione, costante crescita economica, la più bassa incidenza europea di scioperi, alto potere d'acquisto dei consumatori e, soprattutto, una posizione geopolitica centrale che permette lo sviluppo dei rapporti coi mercati dell'Est - Ungheria e Slovacchia in particolare - tale da assicurare un centro di coordinamento nazionale per l'Europa dell'Est al servizio di oltre mille imprese internazionali quale, ad esempio, la Siemens che a Villach ha installato il più grande degli 11 stabilimenti di chip al silicio a livello mondiale.

Per cui, incuranti delle proteste delle comunità ebraiche, della chiesa evangelica e dell'allarme lanciato dalle associazioni antifasciste e antirazziste, i vari governi europei di centro-sinistra hanno scelto di accettare pienamente come proprio partner l'Austria di Haider, anche perché il perdurare della sua esclusione, seppur formale, dall'Europa politica avrebbe costituito un precedente controproducente, dato che più di uno Stato aderente all'Unione potrebbe vedere - a partire dall'Italia - in un futuro alquanto prossimo governi analoghi a quello nero-azzurro in Austria.

D'altra parte, se non frequentasse i raduni dei reduci delle SS, Haider non sarebbe poi così impresentabile dato che, ad esempio, in materia di lavoro e d'immigrazione non risulterebbe più liberista o più razzista di un Amato, di un D'Alema, di un Berlusconi o di un Bossi; basti vedere l'identica strategia di distruzione delle garanzie sociali, a partire dalle pensioni, e non si dimentichi l'infamia dei lager per immigrati.

Tutto questo ora appare ancora più chiaro e mette anche una pietra sopra certe analisi di certa sinistra, più o meno leninista, che nel dissociarsi dalla falsa opposizione socialdemocratica aveva finito per credere che la destra nazional-comunitaria delle "piccole patrie" potesse realmente costituire un elemento di contraddizione rispetto al dominio ed all'ordine imperialista.

In realtà, proprio dentro gli orizzonti della globalizzazione, sta trovando alimento e spazio un'estrema destra etnonazionalista molto dinamica che, partendo dalle elaborazioni teoriche di Alain De Benoist e usando il neo-razzismo differenzialista che afferma di difendere le diversità (razza, religione, nazionalità...) contro ogni possibile "contaminazione", si nutre del cadavere della sinistra e da tempo è rientrata nella politica che conta senza dover più nascondere le proprie origini; da qui il dichiarato obiettivo del partito di Haider di "rinazionalizzare il dibattito politico attraverso la riproposizione in forma moderna dell'idea guida della comunità etnica" di hitleriana memoria, costituendo un'alternativa "all'uniformità spirituale del pensiero americano pseudo-liberale",

Se non si capisce questo intreccio, non si comprende tra l'altro come in Italia sia possibile che forze "antisistema" quali la Lega Nord, il Movimento Sociale "Fiamma Tricolore", Forza Nuova e il Fronte Nazionale sono ormai alleate elettorali della destra ultraliberista rappresentata da Forza Italia e dal Polo delle Libertà, tutti uniti dal "dovere morale dell'anticomunismo" e benedetti dal Vaticano per la loro crociata contro l'invasione islamica, i gay, l'aborto e tutti i nemici della famiglia.

Purtroppo, dietro la farsa delle inutili sanzioni e il sempre più evidente spostamento a destra della politica dei governi europei che si dichiarano eredi dell'antifascismo, si sta assistendo - proprio sull'onda dell'affermazione di Haider - ad una ripresa sempre più aggressiva dell'attività dei gruppi fascisti e nazisti in tutta Europa con la loro sistematica aggressione, sia fisica che propagandistica, nei confronti degli immigrati, dei profughi e dei rom; contro tale inquietante deriva ancora una volta sarebbe illusorio affidarsi a provvedimenti repressivi da parte di governi che, con il trattato di Schengen, hanno dimostrato di avere un'idea di Europa, quale fortezza assediata, non molto diversa da quella che potevano avere i nazisti nel '44.

Emblematico in tal senso il caso del Partito nazional-democratico tedesco (N.P.D.), minacciato di scioglimento per legge dal governo, quando è lo stesso Stato tedesco a finanziarlo direttamente con

sovvenzioni annuali di un miliardo e 200 milioni, sulla base della sua partecipazione elettorale, e quando si sa che l'N.P.D.è ben presente all'interno della Polizia e dell'Esercito.

Per questo deve essere chiaro che l'azione antifascista, la pratica dell'antirazzismo, la lotta contro gli assassini della memoria, sono destinate sempre più ad essere parti essenziali dell'opposizione sociale e del conflitto di classe, prima che l'Europa delle socialdemocrazie liberiste finisca per coincidere col mito del Quarto Reich.

Archivio ANTIFA



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