Da "Umanità Nova" n.29 del 24 settembre 2000
Trieste: accoltellamenti, esplosioni, perquisizioni...
Aggressioni fasciste e montature poliziesche.
Come molti lettori sapranno Trieste è una città da sempre
infestata da fascisti di ogni tipo, da sempre presenti massicciamente. Nel
corso degli anni i compagni anarchici e non hanno dovuto più volte
difendersi e scontrarsi con questa feccia a costo di feriti e numerose denunce.
Negli ultimi due anni si era stabilita una relativa calma, e a parte qualche
caso isolato, non erano avvenute grosse provocazioni da parte dei fasci. Questo
fino allo scorso agosto.
LE AGGRESSIONI
Una sera dei primi di agosto alcuni compagni che stavano chiacchierando in
Piazza Oberdan(k) vengono aggrediti da 7-8 squadristi a volto coperto, muniti
di caschi tirapugni e cinture borchiate, che si accaniscono particolarmente
contro un compagno anarchico molto noto per la sua attività a cui
causano due punti di sutura alla testa per poi scappare.
Giovedì 7 settembre un ragazzo appartenente ad un gruppo comunista
internazionalista che sedeva sempre in Piazza Oberdan viene raggiunto da due
fascisti con i caschi in testa di cui uno armato con un coltellino fra le dita
della mano. Dopo pochi secondi lo aggrediscono procurandogli un ferita al volto
che gli sfiora di poco un occhio. Interviene subito un amico dell'aggredito
(del tutto estraneo all'attività politica) che si getta
sull'accoltellatore e inizia una colluttazione. Purtroppo lo squadrista riesce
a colpirlo alla guancia e alla gola, procurandogli una ventina di punti di
sutura, e poi a scappare.
Per i non triestini c'è da spiegare che la centralissima Piazza Oberdan
da alcuni anni è diventata un luogo di ritrovo per molti giovani
"alternativi": punk, skinhead di sinistra, skater, graffittari, freakettoni e
via dicendo. Tra questi anche alcuni compagni anarchici e comunisti,
cosicché i fascisti hanno individuato questo luogo come la piazza dei
"rossi".
LA MANIFESTAZIONE
In seguito all'accoltellamento, da parte dei ragazzi che frequentano la piazza
nasce spontaneamente la proposta di rispondere alle aggressioni fasciste con un
iniziativa in piazza che renda pubblico l'accaduto.
Già si sapeva che sabato 16 i fascisti di Fiamma Tricolore (che annovera
numerosissimi picchiatori fra le sue fila) avrebbero tenuto una manifestazione
contro il bilinguismo, e soprattutto contro la legge di tutela della minoranza
slovena, perciò si decide di tenere l'iniziativa in contemporanea.
Dopo alcuni contatti volanti e un passaparola, si tiene una riunione molto
partecipata nella sede del Gruppo Anarchico Germinal per organizzare
l'iniziativa, con una folta partecipazione di ragazzi e ragazze non legati a
nessun area politica specifica, molti alla prima esperienza di questo tipo.
Tutti si trovano d'accordo nel non richiedere l'autorizzazione alla questura.
Il volantino dell'iniziativa viene firmato come "Azione Antifascista",
distribuito nelle scuole e attacchinato in tutta la città.
Fra l'altro, mentre un compagno anarchico stava attacchinando il volantino nei
pressi di piazza Oberdan il giovedì all'ora di pranzo, viene aggredito
da un noto esponente del gruppo nazista di Forza Nuova che lo colpisce con un
pugno insultandolo. Il compagno si difende adeguatamente e all'arrivo di altri
compagni pronti a dar man forte il fascio gira i tacchi e se la dà a
gambe.
All'appuntamento in piazza ci ritroviamo in 200/300: molti studenti medi,
compagni anarchici da Trieste, Udine e Pordenone, "vecchi" compagni del
movimento, gli ex gruppi di lotta proletaria, Rifondazione comunista con
furgone e bandiere e un gruppetto di autonomi nordestini (area tute bianche)
pronti a "guidare la masse".
Mentre veniva distribuito ai passanti il volantino dell'iniziativa e venivano
fatti alcuni interventi al megafono si apriva lo striscione dell'iniziativa che
recitava "Contro ogni nazionalismo" scritto in italiano e in sloveno. I
compagni anarchici/e erano presenti con numerose bandiere, con uno striscione e
con la vendita di Umanità nova.
Numerosa come al solito la fastidiosa presenza di celere, digos e
carabinieri.
Ad un certo punto arriva la notizia che i fascisti sarebbero passati di
lì in corteo. Questa notizia inaspettata crea confusione e tutti si
consultano sul cosa fare, ma non vi è un idea chiara e vi è molta
indecisione. Della spontaneità dell'iniziativa e della mancanza di
pratica nella manifestazioni di piazza di molti dei partecipanti approfittano
subito gli autonomi per portare la gente in mezzo alla strada per formare un
blocco stradale per impedire il passaggio dei fascisti, che comunque erano
ancora lontanissimi.
Nonostante la perplessità di molti compagni/e sul metodo adottato dagli
autonomi (improvvisatisi gestori del presidio senza aver partecipato
minimamente alla sua organizzazione) quasi tutti scendono in strada e la
polizia si schiera in tenuta antisommossa. Dopo parecchia confusione ed
incertezza i compagni anarchici prendono il proprio striscione e si piazzano in
piedi davanti agli autonomi e di fronte al cordone di polizia cantando e
urlando slogan.
Il corteo dei fasci (composto da un centinaio scarso di persone) arriva a circa
200 metri e viene fermato dalla polizia. Dopo circa mezz'ora viene fatto
continuare per un'altra via distante da Piazza Oberdan. A questo punto i
partecipanti al blocco applaudono e urlano di gioia mentre alcuni anarchici col
megafono prendono la parola, poi il blocco si scioglie e l'iniziativa si
conclude.
ESPLOSIONE E MONTATURA
Vi è però un altro fatto che complica ulteriormente la
situazione.
È il venerdì sera prima della manifestazione e nella sede del
Germinal si è da poco conclusa un'assemblea per il giorno successivo.
Sono le 11.45 circa e i pochi compagni rimasti in sede (fra cui Igor, quello
aggredito i primi di agosto dai fascisti) sentono una forte esplosione
proveniente dall'esterno e immediatamente scendono in strada. La pattuglia di
polizia che stazionava di fronte al portone della sede ininterrottamente dalle
18 e 30 non si muove di un millimetro. I compagni arrivano sul luogo
dell'esplosione, situato in una via laterale a quella della sede a meno di
cento metri dalla stessa, e lì vengono informati dai carabinieri che
è esploso un ordigno (presso la sede dell'Iniziativa per il Commercio
Estero si saprà poi). Quindi tornano nella vicinanze della sede per
aspettare un amica coinquilina di Igor. Verso la mezzanotte arriva la ragazza e
quasi in contemporanea agenti in borghese fermano i quattro compagni rimasti
prendendogli i documenti e perquisendo gli zaini. È chiaro fin da subito
che gli sbirri puntano Igor. Nel frattempo i compagni notano strani movimenti
di poliziotti in divisa e in borghese che escono ed entrano dal portone della
sede con strane borse (ci hanno registrato l'assemblea?). Dopo un'ora e mezza
circa a due dei ragazzi vengono ridati i documenti e fatti andare via mentre
Igor e la sua coinquilina vengono portati in questura e fatti denudare per una
perquisizione corporale che ovviamente ha esito nullo. A Igor viene chiesto di
firmare un verbale di perquisizione in cui si afferma che lui è passato
in via Genova (luogo dell'esplosione) pochi minuti prima della deflagrazione.
Ciò è palesemente falso e il compagno si rifiuta di firmare.
Verso le 4 viene perquisita la casa di Igor, in sua presenza e con l'avvocato.
Vengono sequestrati un cappello nero e due bottiglie di petrolio (usate dai
mangiafuoco) ancora sigillate. Anche in questo verbale, fa di nuovo comparsa la
dichiarazione che Igor sarebbe passato dalle parti di via Genova prima
dell'esplosione, ovviamente il compagno non firma il verbale. Verso le 5 di
mattina gli sbirri se ne vanno.
È sabato pomeriggio e mancano solo due ore alla manifestazione
antifascista. Gli sbirri si presentano nella casa della famiglia di Igor (dove
lui non abita più da un paio di anni) per effettuare una nuova
perquisizione. Dopo un'ora di inutili ricerche, gli sbirri se ne vanno a mani
vuote per ripresentarsi subito dopo a casa di Igor con un nuovo mandato per una
nuova perquisizione. Dopo 2 ore se ne escono con nuovo bottino: una giacca, un
paio di pantaloni, della diavolina e un tubetto di silicone ormai secco. Questi
fino ad ora i fatti.
È chiara la volontà della polizia di attribuire al compagno la
responsabilità di fatti a lui palesemente estranei. Come molti sapranno
la sera stessa si apprende dai mass-media nazionali che l'esplosione viene
rivendicata dai Nuclei Territoriali Antiimperialisti. Questo conferma che,
anche se non si trattasse di una vera e propria provocazione sbirresca, gli
autori dell'"attentato" sono lontani anni luce dalle idee e dalle pratiche
degli anarchici e quindi anche da Igor.
CONCLUSIONI
Indubbiamente è stata una settimana piena di avvenimenti e
bisognerà rifletterci con maggiore calma. Un dato chiaro è che i
fascisti si sono riattivati parecchio, e non solo a livello di aggressioni, ed
è probabile che il clima continuerà ad essere caldo anche in
vista dell'annunciato raduno europeo previsto in Novembre promosso dai nazisti
di Forza Nuova sempre qui a Trieste.
Un dato sicuramente positivo è stata la risposta che si è data
alle aggressioni, spontanea ed autoorganizzata da numerosi giovani, i quali
hanno visto nei compagni anarchici e nella sede di via Mazzini 11 un punto di
riferimento importante. Altro dato positivo è stato l'imporre in pochi
giorni una manifestazione non autorizzata, dimostrazione che quando c'è
la determinazione le cose si possono fare anche senza permessi e permessini. Un
elemento negativo è stata l'indecisione in piazza, indecisione che ha
portato al fatto che gli autonomi (anche se temporaneamente) prendessero il
controllo della situazione. Anche se il blocco stradale era probabilmente la
soluzione migliore per la situazione creatasi, in ogni caso la decisione doveva
essere collettiva. Questo servirà di lezione ai compagni per le
iniziative future.
Per quanto riguarda l'esplosione e la seguente montatura ai danni del nostro
compagno non abbiamo molti altri elementi per trarre delle conclusioni.
È chiaro che la polizia ha sempre gli occhi puntati sulle nostre
attività e prende ogni occasione per reprimerci e criminalizzarci:
questo purtroppo non è un fatto nuovo.
Ribadiamo la nostra totale solidarietà ai compagni aggrediti e al
compagno vittima della montatura poliziesca. La nostra lotta non si ferma.
Alcuni anarchici triestini
|