![]() Da "Umanità Nova" n.30 del 1 ottobre 2000 Roma: il nostro 20 settembreQuando Michelangelo realizzò la porta della mura Aureliane che dava l'accesso a via Nomentana, poi chiamata Pia, non immaginava di aver creato anche quello che sarebbe diventato un simbolo della sconfitta dei suoi committenti. La breccia (che si trova a 300 metri circa dalla Porta), infatti, più che rappresentare una vittoria dell'arco eterogeneo di forze che andava dal nostro Pisacane ai Savoia, è un simbolo (anzi IL simbolo) della sconfitta del potere temporale del clero. In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un tentativo di rivalutazione, sia della figura di Pio IX (fatto beato dalla chiesa), sia delle condizioni di vita nello stato della chiesa (si veda, tra le altre, la mostra sul risorgimento fatta da CL al meeting di Rimini). È appena il caso di accennare al medioevo in cui vivevano i cittadini romani, senza luce elettrica (perché simbolo dell'esecrato modernismo), o soggetti a pene spropositate per la minima violazione. Citiamo da Stendhal un esempio sulle pene per gli spettatori del teatro Valle: Cento colpi di bastone somministrati immediatamente sul patibolo (che si trovava in permanenza in Piazza Navona, con una torcia e una sentinella) per lo spettatore che prendesse il posto di un altro; cinque anni di galera per chi levasse la voce contro la maschera che distribuiva i posti. Sotto questi illuminati monarchi, nella prima metà del 1800, su due milioni e mezzo di abitanti dello Stato pontificio, ben 400 mila erano censiti come vagabondi, prostitute e mendicanti. Il 40 per cento della proprietà fondiaria era nelle mani di enti religiosi. Nelle carceri languivano oltre 30 mila detenuti (oggi in Italia ci sono circa 50 mila prigionieri). Tutti gli impieghi statali di un qualche prestigio erano riservati al clero, l'ordine pubblico era affidato a mercenari capaci di ogni sopruso. Per ricordare questo e per combattere la chiesa di oggi che ci vorrebbe riportare indietro di 130 anni, abbiamo organizzato, il 20 settembre scorso, una manifestazione alla breccia di Porta Pia. Abbiamo promosso questa manifestazione come Associazione per lo sbattezzo e gruppi anarchici romani insieme all'USI Lazio, a Radio Città Aperta, agli anticlericali del Gamadi e della Giordano Bruno ed all'Unione popolare. Nonostante fosse un pomeriggio di un giorno lavorativo più di un centinaio di compagni hanno partecipato all'iniziativa, che si è conclusa con l'apertura di una breccia in un muro di cartapesta creato per l'occasione davanti alle mura romane. Anche se non c'è stata una partecipazione di massa, questa è stata significativa, sia perché è avvenuta nel silenzio totale dei media, che hanno dato spazio unicamente a quella promossa in mattinata dal partito radicale, sia per la partecipazione di realtà (come Radio città aperta e l'Unione popolare) che, sul ruolo del clericalismo, sono passate dall'attenzione alla lotta. Da notare anche il tentativo di vari politici, scopertisi laici in occasione di questo 20 settembre, di raccogliere consensi sull'anticlericalismo. A parte l'ovvia strumentalità della cosa, è rappresentativo della manifesta insofferenza collettiva per l'invadenza cattolica in ogni campo. Probabilmente, sarà emerso in qualche sondaggio che gli italiani (ed i romani in particolare) si sono stancati di sentirsi ripetere in televisione le varie posizioni dei porporati su ogni argomento dello scibile umano (anche con effetti umoristici, tipo: il papa consiglia di guidare con prudenza, sentita in occasione dell'ultimo week-end) e di vedere la solita processione di politici (Rutelli in testa) chini ad omaggiare ogni posizione della chiesa, anche la più assurda, razzista od antiscientifica. La nostra manifestazione, oltre che alla chiesa, ha probabilmente dato fastidio anche a questi mestatori di professione che hanno paura della coerenza di lotta e mobilitazione anticlericale da noi tenuta in tutto questo giubileo. Francesco Fricche
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