![]() Da "Umanità Nova" n.30 del 1 ottobre 2000 cronacAnarchicaAd Avenza, parlando di Gino Lucetti Come molti sapranno, la scorsa primavera sono usciti ben due libri su Gino Lucetti, dopo oltre settant'anni di quasi silenzio attorno alla sua figura ed all'attentato da lui compiuto l'11 settembre del 1926 contro il Duce. Uno dei due libri, il romanzo "storico" "Il dito dell'anarchico" era stato presentato a Carrara fresco di stampa lo scorso marzo (vedi U.N. n. 12/00), con gran pompa preelettorale. Allo scopo di prendere le distanze da siffatta operazione commerciale e confusionista, non è rimasto altro che attendere l'esaurimento dell'operazione di mercato, per poter parlare di Lucetti in modo un po' più attinente alla persona, al periodo ed all'evento storico che ha rappresentato, l'11 settembre, 76 anni dopo. Oltre un centinaio di persone erano presenti alla sala Amendola di Avenza, per l'occasione restituita ad un uso pubblico dopo alcuni mesi di chiusura forzata. In apertura Alfonso Nicolazzi non ha mancato di ricordare Gogliardo Fiaschi, recentemente scomparso, che più o meno alla stessa età di Lucetti (26 anni) era partito per la grande impresa di combattere il dittatore Franco in Spagna, pagando con 17 anni di reclusione il suo gesto. Gigi Di Lembo ha ripercorso il ruolo di primo piano sostenuto dagli anarchici nel combattere il fascismo, avvalendosi anche di testi non sospetti di partigianeria. Riccardo Lucetti ha raccontato la scoperta di un mondo di cui non immaginava l'esistenza, cresciuto com'era in un ambiente piuttosto estraneo ed indifferente alle passioni politiche, scoperta che gli ha fatto apprezzare il valore dei documenti, delle testimonianze, dei fatti, della memoria, che lo ha portato all'approfondimento di quella che poteva sembrare una banalità (il caso di omonimia: Lucetti viene quasi sempre omesso dai testi di storia) al punto da riuscire a mettere insieme una documentazione risultata poi valida per la pubblicazione. Curiosa la definizione dell'evento che Marco Rossi ha voluto così sintetizzare: quel giorno si potrebbe dire che un ex ardito ha tirato una bomba contro un ex bersagliere. Ma mentre l'enfasi all'ex bersagliere a suo tempo non è certo mancata, che a compiere l'attentato fosse un ex ardito della prima guerra mondiale se ne è taciuto più del dovuto: il regime aveva uno dei suoi miti fondanti negli ex combattenti, e quella dell'anarchico avenzino si presentava come una contraddizione da tacere e da negare. Nel nutrito dibattito che è seguito non si è mancato di ricordare le responsabilità dei socialisti all'avvento del fascismo, che tutto avrebbero voluto pur di non vedere trionfare la rivoluzione che era all'ordine del giorno, e quelle dei comunisti, che al di là di essersi voluti accaparrare molti anni dopo il ruolo di prima forza antifascista, in quegli anni sabotarono proprio le organizzazioni che al fascismo si sarebbero potute opporre (come gli Arditi del Popolo), pur di non consentire un evento che non sarebbero stati in grado di controllare appieno. L'incaricato
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