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Da "Umanità Nova" n.31 del 8 ottobre 2000
Il Grande Fratello televisivo
Lavorare vivendo
Insieme alla polverizzazione delle categorie di tempo e di spazio, l'attuale
avanzamento del post-fordismo porta con sé la comparsa di nuovi fenomeni
che legano a livello comunicativo la dimensione globale con quella locale,
mescolano le carte sulla rappresentazione dell'esistente e forgiano nuove
percezioni (inclusa una indiscriminata sovrapposizione) della realtà
reale, tangibile, esperienzale con quella meno reale e vissuta, ma ugualmente
percepibile dai sensi (udito e vista), che viene confezionata dalla
rappresentazione mediatica.
Molte chiese si contendono le anime. Nella massima libertà di poter
scegliere il proprio viaggio preferito, l'umanità si incanala in
infiniti rigagnoli di aggregazione, spesso ultraspecialistici, dove sia
possibile trovare elementi di identità e riconoscimento nel prossimo.
Tra i richiami delle sirene di un'identità in bilico, gli uomini si
raggruppano nelle dimensioni locali (il quartiere, l'hobby, la setta) che
più corrispondono alle proprie esigenze di andare oltre i frantumi
lasciati dai nuovi sistemi di produzione e, con essi, dell'organizzazione
sociale.
La stabilità mondiale è assicurata da un oligopolio economico
solido. La popolazione di un paese avanzato si trova libera di avvalersi, in
piena libertà di tempo e modo, dei grandi rituali consumistici.
In primo luogo, naturalmente, quelli legati al superamento delle
necessità definite vitali, ovvero il supermercato, la casa, lo
stipendio. Subito dopo, come avevano intuito già gli antichi Romani, il
consumo delle emozioni: lo spettacolo che, nei simulacri televisivi, rimpiazza
il defunto focolare domestico.
In questo contesto, per quanto sottoposta al vaglio critico o più
semplicemente snobbata da larghi strati di pensanti, come è noto la
televisione costituisce una potenza aggregatrice e plasmante di prim'ordine. In
virtù della propria diffusione capillare si propaga in quasi tutti i
contesti sociali e culturali, e grazie alla sua disponibilità continua e
quotidiana può contare su uno zoccolo duro, anch'esso trasversale, di
esseri viventi a lei assuefatti.
L'evento televisivo della stagione è denominato 'Grande Fratello' e
riveste, in senso post-fordista, una significativa chiave di lettura dei
cambiamenti in atto. Porta in sé le caratteristiche della
velocità istantanea, del coinvolgimento intrusivo in ogni sfera
esperienziale, ed è in grado di coniugare in presa diretta gli spazi
della produzione e quelli del consumo. Contribuisce in maniera altrettanto
esemplare, e questo può suscitare drammatici interrogativi, al processo
di riformulazione della cultura e della socialità, e tale azione si
estende sull'immaginario e sulle idee degli individui.
Come sempre, il mezzo mediatico deve fondarsi su elementi largamente
riconoscibili dalle masse per acquisire credibilità ed accettazione,
suscitare interesse e trovare consenso. Dall'altro lato, in un processo di
modellamento reciproco e simultaneo, restituisce agli spettatori elementi forti
per l'assoggettamento del loro immaginario. Con la sua azione instancabile e
uniformante sugli stili di vita, contribuisce ad appiattire ed ottundere
l'elaborazione autonoma del pensiero. In breve, attua una distribuzione
democratica, a piene mani, di comportamenti e modelli. Poco importa se questi
possono rivelarsi, proprio poiché propagati verticalmente e
capillarmente, pericolosamente uniformanti o autoritari: nel regno del mercato,
è prioritario creare prodotti appetibili da quanti più
consumatori possibile.
Costruito ed elaborato nel corso di una folgorante tournée nei
principali paesi occidentali, quindi opportunamente adattato per le
peculiarità della cultura italica, lo show presenta molte di quelle
caratteristiche necessarie per la sua sopravvivenza ed affermazione nella
società dello spettacolo. Innanzitutto, il fenomeno è stato
preceduto da una attenta presentazione al grande pubblico fatta di attese,
anticipazioni, inevitabili polemiche ed altri artifici. Poi, i tratti
caratteristici del programma sono stati resi familiari: una volta riscritto il
nome di 'Grande Fratello', il suo significato è stato riformulato
nell'immaginario collettivo, e si è in parte appiattito ad un prodotto
ammiccante ai pruriti voyeuristici dello spettatore. L'evento è stato
reso attraente tramite la costruzione di una carica di trasgressione, cui sono
seguite di reazione le prevedibili affermazioni moralistiche. Nei salotti
televisivi, novelle agorà pomeridiane o serali, si sono potuti tenere
dibattiti etici ipersemplificati sulla sindrome da Truman Show.
E finalmente, una volta preparato il terreno, l'oggetto di consumo è
apparso.
La diretta continua offerta dalla satellitare Stream richiama una riflessione
sul nome stesso scelto dalla rete televisiva. Nel presentarsi come il marchio
del Grande Fratello il termine stream rivela magnificamente una delle sue
accezioni più piene, quella di corrente: un flusso di immagini continuo
ed ininterrotto, la possibilità per l'utente di collegarsi ad ogni ora
del giorno o della notte per fare il pieno catodico e nutrirsi della compagnia,
coatta, dei concorrenti.
Il canovaccio del gioco è semplice. Si tratta di resistere,
darwinianamente, in un simulacro di gruppo sociale arbitrariamente scelto dal
regista occulto. Il fine verso cui corrono i giocatori è, neanche tanto
simbolicamente, lo stare dentro. Il mezzo per raggiungerlo consiste nel
presentarsi nel miglior modo possibile. Qui non sono rilevanti i canoni di
oggettività, o la trasparenza, o la profondità delle persone, ma
è piuttosto appropriato saper trovare, con equilibrio, il modo migliore
per apparire piacevoli ai rivali ed al pubblico. Non ci sono attività da
svolgere, non c'è posto per l'homo loquens, che un tempo trovava nella
condivisione dell'attività manuale il momento della collaborazione e del
dialogo. Il Grande Fratello è la sagra della forma, dove l'arte sta
nell'equivoco e la perizia nell'ipocrisia.
Tra i premi in palio, il più ambito tra i concorrenti è quello di
farcela. Eliminare i nove rivali e rimanere, indicativamente, soli.
A questa discutibile vittoria, gli organizzatori hanno pensato di aggiungere un
premio in denaro, così da ribadire anche in chiave simbolica le
implicazioni dell'equazione che al successo fa naturalmente corrispondere la
ricchezza.
Gli attori sono dieci ragazzi e ragazze italiani, democraticamente divisi per
regione, attentamente selezionati affinché largamente riconoscibili ed
oggetto di identificazione per il grande pubblico. I loro caratteri sono stati
scelti seguendo parametri di comprensibilità per le masse, come al
solito equivocando sull'equilibrio tra realtà e finzione. Ciascuno
è caratterizzato da tratti verosimili e comunemente noti: l'occhio
elettronico crea l'illusione di spiare il vicino di ufficio o la ragazza vista
sul tram. Si celebra la saga di un paese e di un'etnia, quella italica,
democraticamente unita. Qui le differenze apparenti sono accettate e apprezzate
per il loro lato migliore: c'è posto per l'atletico surfista
marchigiano, bello e tenebroso, per il ragazzo casertano marpione e premuroso,
per l'energica giovane donna d'affari e la bella senza un'anima, tutti
rigorosamente giovani e dai denti bianchi. Nei loro discorsi si riproducono i
rassicuranti luoghi comuni del quieto vivere, della famiglia e della
normalità (inclusa l'aspirazione ad una bella cucina), e si fa scempio
dell'esperienza del pensare.
Poiché in Tv tutto è più bello, i dieci prescelti non sono
certo caratterizzati da un aspetto fisico sgradevole, ed hanno in comune, oltre
ad un vestiario soltanto un poco più bellino di quello riscontrabile nei
villaggi vacanze, una perfetta dizione dell'italiano ed un buon controllo del
proprio linguaggio mimico e verbale. Poco importa se siano attori
professionisti, dilettanti o, più verosimilmente, ragazzi comuni
accuratamente selezionati. Una discussione su quanto siano preordinati gli
eventi e su quanto sia diretto il controllo della regia perde la sua importanza
se si realizza che il punto è un altro: come in una rinnovata commedia
dell'arte, ciascun attore deve prodursi in una performance prolungata, dalla
durata di diverse settimane.
In maniera tipicamente post-fordista, lo spazio del lavoro viene ridisegnato
così da coprire la totalità del vissuto.
Per quanto riguarda il tempo, i dieci personaggi sono stati completamente
astratti da ogni prospettiva storica e culturale di appartenenza. Se i tratti
somatici e regionali possono considerarsi un elemento della presentazione del
sé, è anche vero che ogni riferimento approfondito a esperienze
precedenti è abilmente limato e svuotato, così da poter offrire i
caratteri nella loro più apparente nudità e nel loro concreto
esser costruiti.
Nel grande inno al tempo presente, le fisionomie si forgiano
nell'abilità di apparire: costruire dialoghi e simulare situazioni
sociali laddove non ci sia nulla da fare. La dimensione di ozio in cui gli
attori sono inseriti si presenta completamente affrancata da ogni concezione di
rivendicazione di quello che fu il tempo libero, concesso o sottratto
all'organizzazione del lavoro così come veniva confezionato dalla
società a produzione fordista. I protagonisti del Fratello sono
accomunati agli eroi delle soap-opera per il loro distacco dalla storia e dal
presente dell'umanità. In senso estremo, sono stati privati della loro
stessa storia esistenziale, di cui non paiono portare nulla con sé.
Figure di cartone e volti con trucco impeccabile, in virtù della
credibilità tributata al mezzo televisivo, si propongono al grande
pubblico come icone del vivere contemporaneo.
Nel gioco della finzione mediatica, si perdono i parametri di distinzione tra i
contenuti dello show e quelli della realtà come percepita nel quotidiano
dallo spettatore. Interventi guidati, come i talk-show che permettono di
conoscere le vite precedentemente appartenute ai concorrenti tramite le
testimonianze di amici e parenti, uniscono in un solo raccordo finzione e
realtà reale. In un gioco di specchi, diventano protagonisti dell'evento
anche i cittadini comuni, intervistati per telefono, in rete o per strada. Chi
non è tra i fortunati ad apparire sullo schermo può sempre
riprodurre lo spettacolo nella sua vita, modellando i suoi comportamenti su
quelli del concorrente preferito, schierandosi per l'eliminazione di uno o
dell'altro personaggio, intervenendo nelle votazioni, parlando del programma
nei suoi momenti di socialità reale, con gli amici.
Il Grande Fratello è salvo, la sua autorità indiscussa.
Paolo Matteucci
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