Da "Umanità Nova" n.31 del 8 ottobre 2000
La testimonianza di un italiano nelle galere ceche
4 giorni di botte
Marco Serena, un ragazzo napoletano arrestato a Praga e rilasciato dopo 4
giorni di botte e maltrattamenti, ha raccontato la sua esperienza in una
conferenza stampa. Riportiamo i tratti salienti della sua testimonianza.
"Eravamo a fare un sit in pacifista contro la violenza della polizia, e prima
di arrestarci siamo stati circondati dalla polizia in tenuta antisommossa.
Hanno allontanato tutti i giornalisti e noi non abbiamo opposto resistenza
attiva ma solo resistenza passiva: ci siamo agganciati a terra per non essere
trascinati e siamo stati manganellati per essere allontanati uno dall'altro.
Siamo stati tirati chi per il collo, chi per i capelli e siamo stati messi a
terra circondati dai poliziotti che ci tenevano gli stivali sul collo e sulle
mani picchiandoci con i manganelli. Ci hanno sbattuti in un furgone, ci hanno
perquisiti ci hanno tolto i passaporti. Abbiamo viaggiato per un paio d'ore
mentre facevano rilevamenti sui nostri passaporti. Siamo stati portati alla
stazione di Praga 4: ci hanno messi spalle al muro e ci hanno ammanettato:
siamo stati lasciati all'aperto senza nessuna spiegazione: faceva freddissimo.
Poi siamo stati interrogati: hanno chiesto soldi per concedere il rilascio ma
chi ha pagato non è stato rilasciato. Alle 4,30 siamo stati prelevati
dalla polizia addetta agli immigrati, siamo stati nuovamente picchiati e
trasportati in un centro di detenzione per stranieri, dove ci hanno spogliati e
perquisiti, le donne sono state perquisite dagli uomini e dopo ci sono state
prese le impronte digitali. Non ci è stata data alcuna informazione
né ci è stato fornito un interprete. Sono stato messo in una
cella di 1m per 2 con venti persone e siamo stati costretti a rimanere in piedi
perché non c'era posto per sederci. Lì siamo rimasti per alcune
ore. Dopo è arrivato un interprete che parlava inglese per interrogarci
e strappare confessioni. Quelli che come me si sono rifiutati sono stati
nuovamente ammanettati e picchiati. Ogni pausa ci veniva fatta fare con la
faccia al muro. Un ragazzo svedese è stato picchiato più volte e
gli hanno spezzato il naso perché ebreo. Siamo poi stati trasportati in
manette in un centro per immigrati clandestini a Karlovy Vary a 200 km da Praga
al confine con la Germania. Questo centro è finanziato dal governo
tedesco: vi abbiamo trovato vietnamiti e ucraini che da mesi non potevano
chiamare le famiglie né consultare medici. Qui siamo stati trattenuto
per 2 giorni: dopo la nostra decisione di attuare uno sciopero della fame non
ci hanno permesso di avere cure mediche: con me c'era un ragazzo slovacco con
un braccio rotto e l'ha portato penzolante fino al rilascio. Non ci è
stato mai permesso di telefonare né di vedere un legale. Chi nel
tragitto per giungere lì si addormentava veniva picchiato e costretto a
rimanere in piedi. Quando siamo arrivati ci è stato scritto un numero
sul braccio.
La sera del 29 sono stato portato via dalle guardie che mi hanno fatto
incontrare con il console italiano che mi ha detto che sarei stato liberato in
poche ore. Mi ha fatto un prestito perché ero senza soldi (prestito che
ora devo restituire), e dopo alcune ore siamo stati messi su un furgone,
accompagnati alla stazione di Birsner in una situazione tesa perché
avevamo 24 ore per lasciare la repubblica ceca e nel caso fossimo stati ripresi
dalla polizia saremmo tornati nel centro. Siamo tornati in 30 persone, tra cui
altri italiani, a Praga e abbiamo avuto assistenza al centro dell'INPEG .
Con un altro ragazzo di Cecina sono ripartito per Vienna."
A cura di Eufelia
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