![]() Da "Umanità Nova" n.31 del 8 ottobre 2000 cronacAnarchicaMobilitazione antifascista del "Circolo Pisacane" contro i tentativi di falsificare la storia La mattina di sabato 23 settembre il Circolo libertario Carlo Pisacane e militanti della sezione cittadina dell'USI-AIT, con l'appoggio del gruppo locale di Rifondazione Comunista e di membri del Centro Sociale Stella Rossa, ha organizzato una performance di piazza, non autorizzata, per protestare contro il testo di una lapide che l'amministrazione comunale di centro-destra ha fatto apporre pochi mesi or sono nel centro storico della città. Il testo della lapide è il seguente: "La città di Bassano del Grappa, medaglia d'oro al valor militare, su questo altare della patria, accanto ai padri immolatisi per l'unità d'Italia, unisce a perenne ricordo i figli eroicamente caduti per gli stessi ideali. Guerre 1935-45". Con parole che falsificano la verità e offendono la memoria di una città che ha duramente pagato la barbarie nazifascista, l'amministrazione comunale ha voluto ricordare una delle più cruente pagine della storia locale: furono circa 500 le vittime del rastrellamento antipartigiano compiuto dai nazifascisti sul Grappa tra il 20 e il 23 settembre 1944 e proseguito nei giorni seguenti con esecuzioni di massa a Bassano (dove 31 giovani furono impiccati coi fili del telefono agli alberi e ai lampioni). Nella lapide non solo si sostiene che fascisti e partigiani sono morti per gli stessi ideali, ma anche che le guerre imperialiste del fascismo sono state condotte per gli stessi ideali di quelle risorgimentali. Proprio quello che per vent'anni ha dichiarato il regime fascista: di costituire il culmine del percorso risorgimentale. Come ogni anno la città di Bassano ha onorato pubblicamente i suoi caduti per la libertà con il consueto corteo che, partendo dal municipio, ha attraversato il centro storico per concludersi nell'ex via XX Settembre, ribattezzata Viale dei Martiri proprio perché negli alberi della via furono impiccati diversi partigiani. È stato assai triste vedere sfilare, nello spezzone delle autorità, insieme agli altri componenti democristiani del governo cittadino i membri post(?)fascisti della giunta comunale, i discendenti politici, cioè, di quella genia di repubblichini che qui come altrove si sono distinti per il servilismo nei confronti dei nazisti e per la crudeltà delle repressioni contro partigiani e cittadini sospettati di esserlo. In fondo al corteo, eravamo noi insieme alle altre scarse forze di sinistra cittadina degna di questo nome, con uno striscione, firmato Circolo libertario Carlo Pisacane e Usi-Vicenza, nel quale era riportata una frase del poeta Borges: "Chi modifica il passato peggiora il presente". In tutto, non più di una quarantina di persone. Al termine delle celebrazioni ufficiali, abbiamo accolto le autorità di fronte al cinema Astra in Viale dei Martiri, dove si doveva tenere la parte conclusiva della cerimonia, con una raffigurazione degli impiccati formata da dieci sagome, ciascuna delle quali portava al collo la riproduzione dello sprezzante cartello che i nazifascisti appendevano agli impiccati "Bandito". Lo scopo dell'azione era chiaro: far capire alla cittadinanza come il testo della lapide avesse simbolicamente decretato una nuova impiccagione; dopo essere stati banditi dalla vita, i martiri della libertà venivano ora banditi dalla memoria dai padroni politici della città. Nello spazio di fronte al semicerchio raffigurante gli impiccati, un piccolo gruppo di oratori del Circolo, nonostante il disturbo della banda cittadina, che si è messa a suonare allo scopo di coprirci le voci, ha inscenato una sorta di interrogazione di piazza rivolta al corteo ufficiale: in rapida successione, ciascuno di noi ha rivolto alcune domande volte a mettere in luce la menzogna contenuta nella frase "caduti per gli stessi ideali". Alla fine delle letture, abbiamo infine srotolato un grande striscione che riassumeva il contenuto delle domande retoriche: "Fascisti e partigiani sono morti per gli stessi ideali?". Le autorità, protette dalla musica, si erano nel frattempo rifugiate dentro il cinema, ma la cinquantina di persone che sono rimaste fuori ad ascoltarci hanno con un applauso convinto decretato il successo dell'iniziativa. I giornali e il TG della TV bassanese, molto seguito, hanno riportato correttamente la notizia: in particolare TG Bassano, il più corretto organo di informazione locale (va rilevato perché rappresenta veramente un'eccezione nell'oceano di disinformazione globale) con un ampio servizio ha rimbalzato la nostra domanda alla cittadinanza: ora speriamo che questa città, tanto opulenta quanto smemorata, dimostri di avere almeno un po' di dignità. Francesco Berti
Genova: un luogo occupato e antifascista Da anni in Liguria tornano ciclicamente a farsi "notare" realtà nazi-fasciste: simboli, scritte e soprattutto ideologie del passato più nero sono di nuovo presenti sui muri e soprattutto (purtroppo) nelle teste di molti giovani, sebbene spesso confusi e mescolati con concetti presi a prestito da quella "sinistra" sinistra che raggiunto il suo scopo principale (lo scranno!) ha dimenticato (ma li ha mai conosciuti??) i valori e l'entusiasmo con i quali monarchia e fascismo e padroni (pochi a dire il vero..) furono abbattuti in uno dei più importanti momenti della storia degli italiani: la Resistenza! (Sebbene presto svenduta a basso costo all'impero del marketing americano). Genova si limita oggi ad ostentare la sua medaglia al valore. Hanno facile presa sui più giovani di alcuni quartieri genovesi il mito della forza e della violenza, forse per ottenere quel poco di "rispetto" che li faccia sentire qualcuno, piuttosto che un ingranaggio difettoso incastonato in una macchina che non permette errori che ledano la produttività e alla sua stessa esistenza (che del resto non sono che due facce della stessa medaglia). Diverse strutture "perbene" e le stesse istituzioni permettono che questo accada. si trovano croci celtiche nei videogame di alcune sale giochi, music store che vendono materiale fascista (dai discorsi di Mussolini, agli inni delle camicie nere). Il Kollettivo Pinelli si propone da anni il proposito di fare a Genova antifascismo e di farlo in maniera attiva e soprattutto coi mezzi e le idee più proprie dell'anarchismo (o almeno ci prova...), per questo motivo il 2 settembre 2000 il C.S.O.A. è nato dall'asfalto di un quartiere da sempre "controllato" dalle teste rasate. I problemi di questo spazio liberato non sono pochi, i cosìddetti naziskin fanno "capolino" di tanto in tanto, la settimana scorsa, come vere e proprie squadracce, hanno malmenato due ragazzini frequentatori del centro sociale. Questura e comune (giunta diessina..) negano l'evidenza sostenendo la non esistenza di tali personaggi, attribuendo anzi il tutto a nostre paranoie e fantasie, preoccupandosi solamente di sgomberare un centro sociale, unico punto di aggregazione in un quartiere senza piazze e punti di ritrovo né per giovani, né per anziani né per chiunque non accetti di sottostare timidamente allo status quo. Non a caso sono in ballo 15 miliardi intorno a quell'area .... In tutta Italia si stanno muovendo frange estremiste di destra, e il signor D'alema (col quale abbiamo "preteso" un incontro alla festa dell'umidità) & co. ignorano addirittura i fatti, così ha candidamente ammesso l'ex premier democratico di sinistra, dopo che 3000 diessini ci hanno insultati e ci hanno rivolto minacce fascio-mafiose (e qualcuno è anche riuscito a metterci le mani addosso..) perché colpevoli di averli "provocati" in casa loro, fischiando ad esempio l'ingresso del leader sotto le note dell'internazionale socialista o urlandogli in faccia la sua ipocrisia, quando ha parlato della politica demagogica e falsa di Berlusconi: la sua stessa politica. CSOA Pinelli, Genova
Manifestazione antifascista a Pordenone Continuano sempre più vili le aggressioni di matrice nazista: dopo gli avvenimenti di Verona, con tutti gli strascichi che ci sono stati, anche a Pordenone i caproni pelati si fanno sentire nell'unico modo che conoscono: lo squadrismo. Il primo atto é avvenuto in occasione dell'occupazione del teatro verdi, quando sette idioti fascisti da Pordenonesi sono presentati con aria di sfida. Due settimane dopo si presentano in due sotto casa di un membro del collettivo intimandogli di uscire e di affrontarli... (che onore! due contro uno!). Quando dal cancello sono uscite quattro persone i due eroici gladiatori calvi se ne vanno, inseguiti dalla meschina figura che avevano fatto. La sera stessa riempiono Pordenone di scritte idiote ed attacchinano un ridicolo volantino in cui si definivano vittime della nostra arrogante (e rumorosa) violenza (fatto smentito addirittura dai giornali). È soltanto in quest'ultimo periodo che le provocazioni sono state indirizzate nei nostri confronti: prima questi loschi figuri erano soliti aggredire, tra l'indifferenza generale, chi gli capitava a tiro. Basta ricordare l'aggressione al "Music in Village" l'anno scorso, il malcapitato un po' "brillo" (questa forse era la sua "colpa") a cui un rispettabile naziskin ha spaccato una bottiglia in testa o le cinghiate distribuite ultimamente su un gruppo di tossici (sarà un nuovo metodo riabilitativo?) La sera di sabato 23 settembre un gruppo di nazi, durante una festa in "grava" del meduna, ha teso un imboscata a 3 persone che se ne stavano andando a casa. Dopo aver bloccato la loro macchina, hanno tirato fuori di forza il guidatore e l'hanno colpito in faccia; hanno poi guidato la macchina nei pressi della pista di motocross e malmenato gli altri viaggiatori gonfiandone uno di botte. il tutto si é svolto in tempi brevissimi, dato che le persone (anche del collettivo) presenti alla festa, accorse non appena informate dell'accaduto, non hanno potuto fare nient'altro che constatare l'accaduto e soccorrere le persone ferite portandole al pronto soccorso. I Nazi sicuramente hanno compiuto questo atto per sfogarsi dalla rabbia della morte di un loro camerata in incidente stradale. L'indignazione per un evento del genere si è fatta sentire subito, nonostante all'inizio molte testate abbiano minimizzato la cosa descrivendola come "regolamento di conti tra opposti estremisti" o come "storie di donne". Il Collettivo Gatanegra si è attivato immediatamente con i ragazzi che avevano fatto la festa per organizzare una manifestazione unitaria. Nonostante il tempo avverso, sabato 30 settembre si sono date appuntamento sotto il municipio più di 200 persone. Lo striscione unitario "basta con l'intolleranza, basta con l'ignoranza" apriva il corteo e raccoglieva tutti i gruppi e le individualità che avevano aderito: gli organizzatori della festa, R.d.B, rifondazione, Collettivo Donne di Pordenone, associazione immigrati ecc...; Seguiva lo striscione del collettivo Gatanegra "...nervi tesi? NONAZINA ...nazi stesi!" che raccoglieva i compagni e le compagne aderenti: Collettivo Donne Anarchiche di Pordenone, CSA di Udine, CSA Tonita di Chioggia; gruppo Germinal, S.H.A.R.P., U.S.I./A.I.T., Rete antirazzista di Venezia. Lo schieramento delle forze dell'ordine è stato imponente, con la presenza in città, anche in zone non toccate dal corteo, di "bolle blù" della celere di Padova e dell'anti-sommossa di Gorizia. Il corteo ha comunque potuto sfilare indisturbato nonostante un gruppo di militanti di A.G. abbia cercato di introdursi durante il concerto finale. Speriamo che le persone non politicizzate che hanno partecipato anche all'organizzazione della manifestazione si sentano coinvolte, alla luce dei recenti avvenimenti, in un impegno antifascista che in quest'ultimo periodo si sente come sempre più importante. Collettivo Gatanegra
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