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Da "Umanità Nova" n.31 del 8 ottobre 2000
Una merce chiamata infanzia
Bugiardi, ipocriti, cialtroni
Bugiardi, ipocriti, cialtroni. Se duri e taglienti possono sembrare questi
aggettivi, altrettanto dura e tagliente è stata la messa in scena
condotta e diretta dai vertici della politica, della magistratura e della
stampa riguardo alla triste vicenda sulla pedofilia scattata la settimana
scorsa con l'inchiesta della Procura di Torre Annuziata che ha portato
all'arresto di undici persone, 400 avvisi di garanzia, 1700 inquisiti e 700
perquisizioni. Un'operazione giudiziaria che, prima di tutto, ha messo in luce
l'esistenza di un mercato, di un'economia, il cui profitto supera i 10.000
miliardi di lire e che ha come merce di scambio e di consumo i bambini.
Di questo dato orribile ed orrendo, ben pochi hanno cercato di comprendere le
cause e gli effetti; cause ed effetti che si riassumono nella constatazione di
un mercato economico che trae lucrosi profitti nella commercializzazione di
immagini (foto, film, video) scabrose e delittuose, in cui bambini e bambine
vengono struprati, seviziati ed uccisi, per soddisfare una domanda di consumo
che nessun principio economico fondato sull'offerta sembra minimamente
contestare. Come dire: se il mercato richiede bambini stuprati, sventrati,
sgozzati, noi siamo pronti a soddisfare questa richiesta. Perché un
business di 10 mila miliardi non può essere soltanto una questione che
riguarda i pedofili; infatti dobbiamo ipotizzare l'implicazione in questo
"affare" di migliaia di persone che pedofili non sono, ma impiegati che tengono
la contabilità della "merce", finanziatori e produttori che organizzano
questa "merce", magazzinieri e distributori che infine smerciano questa
"merce": i bambini.
Per non parlare della tanto osannata new-economy che -- non siamo noi a dirlo,
ma le statistiche -- vive grazie e soprattutto ad una rete telematica che per
oltre il 47% è composta da siti porno, e dove la merce più
scambiata su internet concerne materiale pornografico.
Di tutto ciò si tace o, semmai, si fa un fugace cenno, come se la
diffusione di centinaia di migliaia di immagini raccapriccianti di bambini
offesi e umiliati vendute e distribuite sulla rete delle reti riguardasse
soltanto un infima minoranza di malati da sterilizzare il più presto
possibile.
Addirittura si è giunti all'iperbole paradossale di una magistratura
italiana che, alla richiesta di chiudere le società destinatarie delle
somme relative alla vendita di video pedo-pornografici, il procuratore generale
di Mosca ha così risposto: "Abbiamo problemi occupazionali, non le
possiamo chiudere" (agenzia Ansa). E che dire della Suprema Corte italiana che
ha assolto un viado peruviano bloccato a Roma mentre palpeggiava un minorenne
perché "non era violenza sessuale, ma attività professionale
concernente il suo lavoro"? (sempre Ansa)
Se questi dati inducono dunque a ritenere che la pedofilia ha oggi assunto
anche una dimensione occupazionale, professionale e lavorativa, tale da doverla
affrontare e combattere in modo diverso da come finora si è cercato di
fare, appare vergognoso che i mezzi d'informazione abbiamo trattato la
questione in termini di scoop giornalistico; così come vergognosa
è la speculazione politica che si cerca di imbastire attorno ai servizi
televisivi trasmessi dal Tg3 e dal Tg1 per un mero battage elettoralistico.
Lo diciamo subito: all'errore non ci crediamo. Non può essere la fretta,
la mancanza di tempo, addirittura la confusione a giustificare il fatto che
alcuni servizi non sono opportunamente visionati e approvati. La nostra piccola
e modesta esperienza nel campo ci ha sempre confermato che nessuna notizia di
primo piano (e l'indagine sui pedofili non può certo esser considerata
una notizia di contorno) non sia soggetta a cura, attenzione e censura da parte
di chi dirige ed è proprietario della "testata" giornalistica.
A meno di non farci credere che un editoriale di Vittorio Feltri possa
tranquillamente esser pubblicato dal quotidiano "il Manifesto", appare logico
ritenere che i direttori dei Tg, Gad Lerner e Rizzo Nervo, non potevano non
essere a conoscenza che i rispettivi telegiornali avrebbero avuto servizi di
apertura sull'inchiesta di Torre Annunziata documentati da materiale
fotografico fornito dalla Magistratura. Tanto più che nemmeno un mese fa
lo stesso Gad Lerner era apparso nel corso di un suo telegiornale, in veste di
direttore, pontificando contro il direttore del quotidiano "Libero", Vittorio
Feltri, che barbaramente aveva deciso di pubblicare la lista dei pedofili
italiani processati dalla Magistratura. É mai possibile che sì
tanta sensibilità possa svanire nel volgere di quattro settimane al
punto da non avvertire i propri collaboratori riguardo all'attenzione e alla
discrezione da prestare per notizie che implicano minorenni?
Certo in un paese come l'Italia in cui lo sport delle dimissione ci vede
primeggiare in sede olimpica e mondiale, fa sempre piacere (e bella figura)
pentirsi e "farsi da parte" in diretta TV. Tanto, una volta spente le
telecamere, non sono certo le dimissioni ad esser oggetto del contendere, ma i
complimenti e le pacche sulle spalle per il coraggio e la serietà.
Ma coraggio e serietà in che cosa, noi proprio fatichiamo a
comprenderlo. Come fatichiamo a comprendere il lugubre e meschino balletto dei
politici che per ingraziarsi e comprare i media non si risparmiano alcuna falsa
ipocrisia sui diritti dei minori, giocati come "merce" di scambio elettorale.
Pedofili anche loro?
Jules Élysard
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