Da "Umanità Nova" n.32 del 15 ottobre 2000
Finanziaria
Una mancia elettorale
Nelle scorse settimane, come avviene ogni anno in questo periodo, sia la stampa
economica che quella di informazione hanno dato ampio spazio sia ad
informazioni sulla Legge Finanziaria 2001 che a commenti di vario genere sulle
sue principali caratteristiche.
L'accento è stato posto sul fatto che si tratta di una finanziaria
leggera e che, anzi, per la prima volta da oltre un decennio in luogo di
togliere rende al buon popolo parte di quanto gli viene sottratto con la
pressione fiscale e contributiva.
Ovviamente, gli esponenti della maggioranza, si trovano a proprio agio nel
ruolo di prossimi Babbo Natale in attesa di incassare un possibile premio
elettorale grazie alla manna che piomberà sugli elettori.
Altrettanto ovviamente, la destra denuncia le magagne della stessa legge e pone
l'accento sul fatto che si tratta di una mancia, che non vi è una
riduzione strutturale della pressione fiscale, che se fossero loro al potere
farebbero di meglio e di più. È, comunque, un fatto che la destra
si trova in imbarazzo visto che non potrà opporsi ad alcune misure
palesemente popolari come la riduzione della pressione fiscale sui redditi
più bassi, l'aumento delle pensioni minime, la graduale, vedremo quanto,
eliminazione dei ticket per la sanità. Sarà di conseguenza,
costretta a tenere un atteggiamento contraddittorio ed a votare parte delle
proposte del governo con l'effetto di rendere meno chiara e netta la sua
opposizione all'assieme della manovra.
Non è, quindi, casuale il fatto che l'onorevole Berlusconi rilanci
promettendo, in un colpo solo, una radicale riduzione delle tasse ed un
altrettanto radicale aumento delle pensioni e della spesa sociale, impresa
alquanto difficile anche per un unto dal signore quale afferma di essere. La
moltiplicazione dei pani e dei pesci è, infatti, riservata al figlio di
dio e non risulta che Berlusconi sia tale.
Il PRC, infine, preme per una "finanziaria" sociale nel senso che preme
perché risorse vengano spostate dai profitti ai redditi delle classi
subalterne con lo sguardo volto alle prossime elezioni ed alla necessità
di trovare un accordo elettorale con la maggioranza.
Da questo punto di vista la Legge Finanziaria pare fornire una buona base di
partenza per un riavvicinamento del PRC al governo, riavvicinamento che viene
preparato da manifestazioni come quella del passato sabato 30 settembre a
Roma.
Una valutazione dettagliata della Legge Finanziaria sarà pubblicata sul
prossimo numero del giornale. Per ora, è bene individuare alcune
caratteristiche interessanti di questa legge.
Come si è detto, questa legge è fatta per piacere a tutti e,
visto che piacere a tutti non è possibile almeno se ognuno fa una
valutazione razionale, da qualche parte ci deve essere un trucco.
In questo caso il trucco è abbastanza semplice:
- vengono garantite importanti risorse per favorire l'occupazione e vengono garantite alle imprese che opereranno assunzioni a tempo indeterminato con l'effetto di incrementare i profitti;
- vengono garantiti rilevanti finanziamenti all'autotrasporto per garantire la sua tenuta sul mercato;
- vengono destinate cifre notevoli alla dirigenza pubblica (per fare un solo esempio, 200 miliardi per poco più di 10.000 dirigenti contro 600 miliardi per circa un milione di lavoratori della scuola);
- nuove risorse sono destinate al volontariato e, quindi, a santa romana chiesa.
Soprattutto, si prevedono spese imponenti per gli investimenti militari con
l'effetto di rilanciare la politica di, piccola, potenza dell'Italia e di
garantire commesse al blocco industriale militare.
A fronte di ciò, i ritocchi alle aliquote fiscali appaiono per quello
che sono: una parziale restituzione di quanto ci sottrae da anni il fiscal drag
mentre mancano sia risorse per i contratti del pubblico impiego (esclusi i
dirigenti, questo va da sé) che per garantire reddito ai precari ai
disoccupati.
Evidentemente un contratto di categoria o il salario sociale vengono dopo la
costruzione di una portaerei.
La Legge Finanziaria, come sempre, è l'espressione del rapporto di forza
fra le classi e della dialettica fra i soggetti sociali organizzati che premono
per garantire i propri interessi.
Da un lato, il padronato ha incassato molto nonostante le, prevedibili, orrende
lamentele nelle quali si è esibito e, d'altro canto, l'organo della
Confindustria non è stato troppo severo con la legge stessa, dall'altro
si sono trovate risorse per rafforzare le gerarchie sociali interne ed esterne
al lavoro pubblico.
Le classi subalterne, al contrario, hanno ricevuto una mancia elettorale che
colpisce solo per la consolidata abitudine a non avere nemmeno quella.
Si tratta, ora, di prendere l'iniziativa su questo terreno.
Cosimo Scarinzi
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