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Da "Umanità Nova" n35 del 5 novembre 2000

Estrema destra
Dai nazimaoisti ai nazionalcomunitari

"Quando la vittoria non toccasse al Tripartito, i più dei fascisti veri che scampassero al flagello passerebbero al comunismo, con esso farebbero blocco. Sarebbe allora varcato il fosso che separa le due rivoluzioni"
(P. Drieu La Rochelle, "Italia e Civiltà" 23.5.1944)

Il panorama storico e politico dell'estrema destra è senz'altro complesso e per certi aspetti contraddittorio: vi sono forze parlamentari, altre extraparlamentari; si trovano gruppi che si dichiarano reazionari, altri che si professano rivoluzionari e vi sono persino quelli che si definiscono rivoluzionari conservatori o "anarchici di destra"; alcune formazioni si rifanno ai fascismi e altre al nazismo; alcuni settori si accreditano come strenui difensori dei valori tradizionali cattolici, altri si dichiarano filoislamici, altri ancora sono infarciti di esoterismo e vi sono pure quelli che parlano il linguaggio della New o della Next Age.

Premesso questo non deve meravigliare quindi il fatto che vi siano settori a cui va stretto l'abito della destra e che conseguentemente affermano di collocarsi "oltre la destra e la sinistra" oppure che si sentono parte della "sinistra"; nel più recente passato in Italia si sono peraltro registrati precedenti di questo tipo: basti pensare ai "nazi-maoisti" di "Organizzazione Lotta di Popolo" (OLP), nata negli anni '60 e disciolta nel '73, usati per ogni genere di provocazione; alle teorizzazioni nazional-popolari di Franco Freda e Paolo Signorelli negli anni '70; all'attività clandestina dei NAR e di Terza Posizione a cavallo degli anni '70 e '80.

Tutto questo può apparire soltanto un gioco di mascheramenti oppure l'espressione marginale di un ribellismo fascistoide; la questione invece è assai più seria, basta infatti conoscere un po' di storia per sapere che il termine nazista è semplicemente la contrazione dell'aggettivo nazional-socialista scelto da Hitler per il suo partito, così come aveva voluto la bandiera rossa quale sfondo per il simbolo della svastica affermando che "il rosso rappresenta l'idea sociale del movimento, il bianco l'idea nazionalista, e la croce uncinata la missione della lotta per il trionfo dell'Ariano".

UN PO' DI STORIA: ALLA SINISTRA DI HITLER

Il termine "nazionalbolscevismo" comparve per la prima volta in un opuscolo dal titolo omonimo, pubblicato dopo la Prima Guerra Mondiale in Germania, scritto da un accademico di destra, tale Eltzbacher, che di fronte alle sanzioni economiche e all'occupazione militare degli Alleati vittoriosi auspicava una Germania bolscevizzata. Nel biennio 1919 - '20, i comunisti Wolffheim e Laufenberg ripresero queste teorizzazioni, richiamandosi alle tesi di W. Rathenau per la "resistenza armata" di tutto un popolo contro l'imperialismo e, implicitamente, alle classiche tesi fichtiane sullo "Stato corporativo chiuso", battendosi per la collaborazione tra "nazionalisti rivoluzionari" e Partito comunista (KPD), sia contro i capitalisti che contro la socialdemocrazia.

Così se tra il '32 e il '33 la Germania vide la morte della Repubblica di Weimar, la sconfitta del KPD -che pure aveva potuto contare sino a cinque milioni di elettori- e l'avvento della dittatura nazista ciò fu anche a causa del naufragio di quel progetto di costruzione di un socialismo di Stato, in grado di eliminare le contraddizioni tra Capitale e Lavoro, che la sinistra social-comunista aveva abbracciato, regalando in questo modo ad Hitler il cemento culturale e sociale per la costruzione del suo Stato totalitario.

Troppo spesso infatti, analizzando quel periodo storico, si tende a sottovalutare l'identità "anticapitalista" e "antiborghese" che la demagogia nazista seppe costruire attorno al suo effettivo ruolo reazionario e antiproletario; così come si dimentica che il vero protagonista nella costruzione del partito nazista nelle roccaforti operaie di Amburgo, Berlino e Lipsia non fu Hitler ma un "filosovietico" come Strasser e che le prime SA fondate nel '21 erano composte da operai, disoccupati e sottoproletari, così come non bisogna dimenticare gli scioperi promossi unitariamente da comunisti e nazisti, la strana alleanza a Berlino tra SA e Lega dei combattenti del Fronte Rosso o l'inquietante connivenza di buona parte della sinistra tedesca di fronte al montante antisemitismo.

Se si leggono le ricerche statistiche curate da Marco Revelli sulla composizione sociale degli elettori del Partito Nazista, dei suoi iscritti e dei membri delle SA c'è di che rimanere allibiti; bastino solo alcune cifre: gli operai dequalificati costituivano tra il '25 e il '33 la categoria sociale più numerosa tra i membri del NSDAP (ossia del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) e il 62% circa degli squadristi SA erano lavoratori industriali e agricoli.

E lo stesso brivido che oggi proviamo leggendo le percentuali di elettori che nei quartieri popolari e tradizionalmente di sinistra che alle ultime elezioni in Austria hanno votato per Haider.

Con la conquista del potere assoluto Hitler avviò pertanto un'opera di normalizzazione interna, a partire dalle SA di Roehm che nel '34 vennero eliminate fisicamente durante "La notte dei Lunghi Coltelli" o assorbite dalle SS, e quindi dei gruppi che si richiamavano al nazionalbolscevismo ("Rivoluzione Conservatrice", "Fronte Nero", "Opposizione"...); tali gruppi minoritari, talvolta contrapposti anche tra loro, erano infatti accomunati dalla visione secondo cui Germania e Unione Sovietica avrebbero dovuto dare vita ad un'alleanza anticapitalista in funzione anti-Occidente. Il destino dei loro aderenti, schedati e perseguitati dalla Gestapo, fu in alcuni casi quello dell'eliminazione fisica o della deportazione nei lager, tanto che sono stati definiti come i "trotzkisti" del nazionalsocialismo; ma così come difficilmente si può negare che Trotzky sia stato un comunista per il fatto che venne fatto assassinare da Stalin, altrettanto difficilmente si può negare che i "nazionalbolscevichi" siano stati solo la "sinistra" del movimento nazista.

Paradossalmente, ma non troppo, lo stesso Hitler fu a modo suo "nazionalbolscevico" quando Ribbentrop e Molotov firmarono l'infame patto di non-aggressione tra Germania ed URSS.

GRUPPI NAZIONALBOLSCEVICHI IN ITALIA

Oltre che in Russia, anche in Europa - Italia compresa - negli ultimi anni si va assistendo ad una certa fioritura di partiti, gruppi, giornali che si richiamano esplicitamente all'esperienza tedesca del "nazionalbolscevismo": rifiutano d'essere collocati nello schieramento della destra borghese, si oppongono al capitalismo e alla Globalizzazione, prospettano la creazione di uno "spazio euroasiatico" in funzione antiamericana, sostengono tutti i movimenti antimperialisti e tutte le nazioni che si contrappongono agli USA, dall'Iraq alla Serbia alla Corea del Nord.

In Italia, a quanto ci risulta, tra le più "vecchie" testate di riferimento per questa area vi sono la rivista "Orion", fondata agli inizi degli anni '80 ed oggi collegata all'esperienza di "Sinergie Europee", e "Aurora", mensile uscito la prima volta nell'88, quale organo del "Movimento Antagonista - Sinistra Nazionale", un giornale redatto in Romagna dalla Comunità Politica "B. Niccolai" con sede a Modigliana (Fo) e dal Circolo "A. Romualdi" di Cento (Fe).

Tra gli animatori di "Orion" vi è Maurizio Murelli, vecchio arnese dello squadrismo fascista degli anni Settanta, che all'indomani del crollo del socialismo reale in Russia affermava "Per gli stalinisti, per i nazionalisti, per gli zaristi, per tutte le espressioni panslaviste e ortodosse, il pericolo è l'Occidente, la sua cultura, la sua economia. Quindi una alleanza operativa è naturale, è logica (...) Innaturale è invece la rigidità e l'ostilità dei veri comunisti nei confronti della destra che si è allontanata dal MSI ed è tornata alle origini fasciste in senso antiamericano, anticapitalista".

Tra le firme più significative comparse invece su "Aurora" vi è sicuramente quella dello studioso, di fede musulmana, Claudio Mutti, autore tra l'altro di un testo dal titolo "Nazismo e Islam", in cui vi sono messe in risalto le reciproche convergenze ed esaltata la storia della 13ma Divisione SS, formata da musulmani della Bosnia-Erzegovina, che combatterono a fianco dei cattolicissimi Ustascia croati, contro i partigiani jugoslavi.

Dopo la nascita del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher ('97), fuoriuscito dal Movimento Sociale "Fiamma Tricolore", sicuramente all'interno del neo-partitino vi era presente una non trascurabile componente e una buona incidenza culturale "nazionalbolscevica"; interessante a riguardo il n. 10 dell'ottobre '98 di "Fronte Nazionale" dove in prima pagina era possibile leggere un editoriale dal titolo emblematico ("Da Mosca una speranza") e all'interno vi veniva definito lo "Spazio Autarchico Europeo", comprendente "necessariamente la Russia e gli Stati facenti parte dell'ex URSS", come orizzonte strategico della "federazione dei popoli europei contro il globalismo finanziario".

Durante l'esperienza della "Linea comunitarista" all'interno del Fronte Nazionale, è nato un nuovo periodico dal titolo accattivante "Rosso è Nero"; le ragioni del titolo sono apertamente rivendicate nel richiamarsi ai cosiddetti "fascisti rossi" ossia a quella componente "socialistica" propria del primo fascismo "diciannovista", poi riemersa durante i 600 giorni della Repubblica Sociale italiana all'ombra dell'occupazione nazista. Il primo numero reca la data del novembre '98, non è ancora ideologicamente ben definito e forse finalizzato ad alimentare il dibattito in seno al Fronte Nazionale; infatti nel suo principale articolo viene esposta la posizione "nazionalcomunitaria", partendo dal consueto superamento dei concetti di destra e sinistra: "Il fascista cattivo e nostalgico non mette paura a nessuno, anzi è utile e funzionale al sistema. Quello che mette veramente paura è il rivoluzionario (...) Questo non significa certo diventare di sinistra, perché questa sinistra ci disgusta quanto la destra. Significa oltrepassare i limiti imposti dalla cultura borghese e creare una nuova concezione della politica" al fine di "articolare un fronte nazionale, popolare, socialista e libertario".

Accanto a questo dichiarazione d'intenti, nel giornale si trovavano altri contributi non propriamente "in linea"; tra l'altro vi appariva un delirante poema "celtico-maremmano-western" di un collaboratore desideroso di "Fare un popolo con le sue città, un popolo a cavallo, uomini e donne nel sole e nel vento, con archi e frecce, con dardi appuntiti di legno duro a caccia di cinghiali, da cuocere al fuoco nella festa del sole, nel giorno sacro del raccolto ed in quello della semina"(sic).

Nel secondo numero di "Rosso è Nero" (marzo '99), venivano pubblicati due articoli alquanto "istruttivi" perché riguardanti la questione dell'immigrazione dal punto di vista del Fronte Nazionale (impegnato in una campagna nazionale "per il lavoro agli Italiani") e della sua componente "comunitarista". Vi si affermavano cose che contrastano in modo evidente con l'attuale "rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia" di questi signori, appena un anno dopo. In particolare vi si poteva leggere che la "primaria emergenza storica attuale" sarebbe "la rinascita nazionale, della difesa etnica e della identità e tradizione Euro-Italica, contro una mondializzazione aggressiva ed imperante su tutto l'occidente europeo, dove fenomeni come immigrazione e multirazzialità conseguente, sono strumento di un unico progetto Capital-massonico planetario"; tali tesi, va detto, figlie dirette delle teorie "differenzialiste" di Alain de Benoist risultano identiche a quelle di tutta la propaganda anti-immigrati della Lega Nord, di "Forza Nuova" o di "Fiamma Tricolore".

Nel successivo terzo numero (ottobre '99), veniva sancita l'uscita-espulsione della componente "comunitarista" dal Fronte Nazionale, affermando che era ormai venuto il momento che "l'area nazionalrivoluzionaria e nazionalcomunista può e deve intraprendere una necessaria revisione dottrinaria ed ideologica (...) per trovare una sua strada del tutto autonoma" e richiamandosi al neonato Partito Comunitarista in Francia; le ragioni del "divorzio" dal Fronte Nazionale sembrano riconducibili alla linea politica scelta da Tilgher che lo ha riportato a più tradizionali intese con "Fiamma Tricolore" di Rauti e a schieramenti elettorali a sostegno del tanto odiato, ma sicuramente redditizio, Polo berlusconiano. Per sottolineare la "svolta" in tale numero di "Rosso è Nero" compare una grande quantità di riferimenti "estremisti": si attinge all'elaborazione antiautoritaria di A. Bihr, si pubblica un comunicato di Marcos, si trova citato come pseudonimo il comunista-anarchico Carlo Cafiero, si inneggia a Stalin quale "vero nazional bolscevico", si riporta un articolo su Nietzsche di Mussolini quando era socialista, si dedica l'ultima pagina interamente alla "Canzone per Silvia" (Baraldini) di Francesco Guccini. Dentro questo collage viene comunque inserito anche un corposo articolo del citato Claudio Mutti sulla "guerra di civiltà che contrappone l'Europa all'Occidente" e viene abusivamente pubblicato un articolo tratto dal periodico nazionalitario "Indipendenza", giornale guardato a sinistra con motivata diffidenza a causa della presenza al suo interno di ex-militanti di "Terza Posizione".

Il numero zero della nuova serie di "Rosso è Nero" (fine '99), oltre a dedicare grande spazio alla rivolta di Seattle, pubblica vari documenti del Partito Comunitarista Nazionaleuropeo e vi si sottointende, fin dal nuovo sottotitolo, l'adesione del giornale a tale percorso; tra le altre varie "chicche" vanno citate la riproduzione della copertina di "Autonomia di Classe" (cordone di autonomi incappucciati con bandiera USA in fiamme sullo sfondo) e due pagine dedicate alle biotecnologie.

Col 2000, l'adesione al Partito Comunitarista Nazional-europeo è ormai un dato di fatto; in tal senso "Rosso è Nero" ha cambiato nome ed è diventato "Comunitarismo", quale "espressione sintetica della fusione di elementi comunisti ed elementi nazionaleuropei" e a questo si è affiancato il settimanale comunitarista del PCN "Nazioneuropa" che riporta le notizie delle varie sezioni del partito che, in Francia e Belgio, partecipa anche alle elezioni.

L'apparenza è ancora più marcatamente "antagonista", ma dedicando un po' di attenzione a quanto vi viene sostenuto, non si può dire che la "rivoluzione comunitarista" rappresenti qualcosa di diverso rispetto al passato, indipendentemente dal fatto che alcuni redattori proverrebbero da Rifondazione Comunista o che vi siano anche elementi che credono realmente a quello che scrivono; inoltre, guarda caso, è nato un certo feeling tra i "nazionalcomunitaristi" e "Rinascita. Giornale di liberazione nazionale" il cui direttore è Ugo Gaudenzi, ossia uno dei vecchi dirigenti di "Lotta di popolo".

Tra l'altro, guardando soltanto alla situazione milanese, questi "sinistri" usano come punti di riferimento il noto "Palazzo delle Stelline" in Corso Magenta e la Bottega del Fantastico in Via Plinio, luoghi da sempre dell'estrema destra.

Per chi nutrisse ancora dubbi sulla effettiva collocazione di "Comunitarismo" (Redazione nazionale in Via Satrico a Roma) consigliamo la lettura di un articolo in cui si sostiene che "Classe e Nazione Europea sono interessi che coincidono", mentre in un'altra pagina un redattore pisano afferma esplicitamente che "Il Comunitarismo è contrario alla lotta di classe" e che "il lavoro sarà il criterio di valore per stabilire le nuove gerarchie (...) Ai lavoratori migliori e più esperti non verranno dati maggiori guadagni, ma posizioni di potenza"; in altre parole torna a riproporsi l'idea nazista della comunità basata su "Sangue e suolo" la cui "forma statuale deve rispecchiare l'ordine di realtà superiori e trascendenti" (dal n. 1 di "Rosso è Nero"), il che mostra la vera faccia di gente che si dichiara rivoluzionaria, comunista e persino libertaria, ma che si guarda bene dal mettere in discussione l'idea di Stato nazionale e la struttura gerarchica e autoritaria della società che sono parti integranti del dominio del capitale sul lavoro.

Per completare il quadro va segnalata la diffusione a Parma di volantini firmati Partito Nazionalcomunista (simbolo svastica e falce-martello sovrapposti); difficile dire se si tratti di figli più o meno legittimi di "Rosso è Nero", sicuramente però in questa città vi è una loro presenza.

Le ragioni di questo nostro lavoro di controinformazione sono legate alla constatazione che anche tra compagni, nell'opposizione sociale e di classe, vi è abbastanza consapevolezza politica rispetto a queste tendenze, come dimostra la presenza - comunque tollerata - dei "nazionalcomunitari" al campeggio antimperialista svoltosi quest'estate in Umbria o la pubblicazione consensuale di parte di un opuscolo sulle biotecnologie edito da "un collettivo ambientalista-radicale" di Pisa; a noi sembra che si stia scherzando col fuoco, basta andare oltre le apparenze per accorgersene.

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