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Da "Umanità Nova" n.36 del 12 novembre 2000

Alessandria: corteo antirazzista del 4 novembre
Una ventata d'aria fresca

Negli ultimi anni Alessandria era assurta agli onori delle cronache, oltre che per la nebbia, soprattutto grazie alla solida fama razzista conquistata dalla sua giunta, capeggiata da ormai quasi otto anni dall'ineffabile Francesca Calvo, eletta prima nelle liste della Lega Nord e poi, dopo le scissioni interne al manipolo dei bossiani mandrogni, in quelle dell'APE. È il sindaco che quest'estate ha dichiarato che la politica migliore verso un gruppo di profughi curdi in transito dalla "sua" città era quella di incenerirli.

In questa città, la cui reputazione certo non era migliorata dopo il bestiale pestaggio inflitto dalla polizia a nove compagni del Forte Guercio nel luglio scorso, la manifestazione antirazzista del 4 novembre ha rappresentato un ventata d'aria fresca.

Al corteo, aperto dai trecento immigrati raccolti dietro lo striscione dell'Associazione Immigrati di Alessandria e provincia, erano presenti circa un migliaio di persone. Lo spezzone anarchico era sicuramente il più partecipato e visibile grazie alle moltissime bandiere rosse e nere e a agli striscioni multicolori del Forte Guercio, della Federazione Anarchica e dei punk anarchici. In coda i giovani di Rifondazione, i Comunisti italiani, il Forum antirazzista, la Comunità di S. Benedetto al porto, due bandiere dei Verdi (sparite dopo che qualcuno ha ricordato la loro partecipazione al governo dei lager).

Il corteo si è snodato per le vie del centro attraversandolo tutto e, nonostante la pesante presenza della polizia, i cui agenti in divisa ed in borghese a più riprese si sono infilati tra i manifestanti, ha rappresentato un eccellente strumento di comunicazione con i numerosissimi cittadini che affollavano le vie. Momento clou della manifestazione la performance di piazza del Living Theatre che è riuscita a coinvolgere ed emozionare manifestanti e passanti.

Il corteo si è concluso nei giardini di fronte alla stazione dove rappresentanti delle varie associazioni si sono succeduti sul palco. Particolarmente applauditi gli interventi di Salvatore del Forte Guercio e di Urbano, l'esule anarchico cileno, da anni impegnato nella lotta antirazzista il cui intenso lavoro ha consentito la costituzione dell'Associazione Immigrati di Alessandria. Un'associazione che si distingue per il proprio carattere interetnico, libertario, indipendente da partiti e sindacati. Non ha caso l'Associazione mira alla conquista del diritto di cittadinanza per i residenti senza demagogiche dichiarazioni a favore del diritto di voto, si è schierata contro i lager di stato, la cui chiusura è il primo tra i punti qualificanti la propria lotta, si batte contro il lavoro nero, la discriminazione nelle scuole e per una sanatoria generalizzata.

Nelle prossime settimane sono annunciate altre iniziative, tra cui, importante, una nuova manifestazione cittadina promossa dagli immigrati stessi.

Concludo con l'invito ad acquistare un buon paio di occhiali al cronista di Liberazione che il giorno successivo, sul giornale del PRC, ha omesso di citare la presenza di oltre due terzi dei partecipanti, ossia degli anarchici e degli immigrati. Evidentemente due categorie che è bene restino invisibili perché le prossime grandi manovre elettorali possano procedere indisturbate.

Il volantino dell'Associazione immigrati si concludeva con un appello agli alessandrini affinché si unissero al corteo perché "se ci liberiamo noi, sarete più liberi anche voi!". È un segnale importante di una capacità di autorganizzazione indipendente degli immigrati che da Brescia a Venezia sta cominciando a dare i propri frutti. Ed è altresì importante che, come ad Alessandria, sempre maggiore sia l'impegno e la presenza degli anarchici.

Maria Matteo



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