unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.37 del 19 novembre 2000

Il veleno nel piatto. Mucca pazza in Francia, PCB in Italia

Quando scriviamo lo scandalo ha ormai coinvolto la Francia - dove gli "esperti" prevedono nei prossimi anni 7mila morti causati dalla encefalopatia spongiforme bovina, meglio conosciuta come "mucca pazza" - mentre in Italia le autorità sanitarie stanno prendendo tempo, in attesa che la "psicosi" si plachi. Le ultime notizie parlano della decisione del governo francese di vietare l'uso delle farine animali, porcherie industriali con le quali vengono alimentate le bestie destinate alla macellazione. Secondo molti sarebbero proprio questi mangimi la fonte della nuova epidemia di "mucca pazza", poiché le industrie agroalimentari che li producono avrebbero usato - fra l'altro - anche carne di animali già ammalati.

In Italia le autorità sanitarie cercano di far credere che acquistando carni di produzione nazionale si evita ogni rischio. Si tratta di una menzogna perché, forse, le farine industriali prodotte in Italia non sono a rischio "mucca pazza" ma sono senza dubbio a rischio PCB. Lo sostiene proprio il Ministero della sanità in una circolare del 4 settembre 2000, dove si legge che "a seguito di un recente riscontro in Italia di elevati livelli di PCB in grassi animali destinati ad uso zootecnico sono state disposte indagini sul territorio nazionale per individuare l'origine della contaminazione."

I PCB (bifenilpoliclorinati) sono liquidi oleosi che conducono calore ma non elettricità, per questo sono stati usati fin dalla loro scoperta (1929) come fluido isolante nelle apparecchiature elettriche e hanno trovato applicazione per gli scopi più svariati, dall'equipaggiamento idraulico agli agenti sgrassanti per sottomarini nucleari. Benché la tristemente famosa multinazionale americana Monsanto, che ha sia prodotto che concesso licenze di produzione per tutto il PCB del mondo, sapesse bene il carattere nocivo di questa sostanza, per averlo rilevato sui suoi operai fin dalla fine degli anni '30, niente ha fatto per bloccarne la produzione e solo alla metà degli anni '80 alcuni paesi, fra cui l'Italia, ne hanno vietato l'utilizzo. Attualmente si calcola che nel mondo circolino circa 12 milioni di tonnellate di questa sostanza notoriamente cancerogena. Da quello che sappiamo il Comitato per il programma ambientale delle Nazioni Unite ha iniziato la procedura per arrivare alla totale messa al bando dei PCB. Ma, ammesso che si arrivi ad un accordo fra i 120 Stati dell'ONU, chi pagherà per la messa in sicurezza e lo smaltimento del PCB, specie delle 180mila tonnellate stimate nel Terzo Mondo?

Non è la prima volta che si trova PCB nei mangimi. Quando nella primavera 1998 scoppiò lo scandalo dei polli alla diossina, i ricercatori belgi trovarono oltre a dosi di diossina da 30 a 50 volte superiori a quelle ritenute tollerabili dall'organismo umano anche "allarmanti" dosi di PCB.

"Mucca pazza", "polli alla diossina", "contaminazione da PCB". Ormai gli allarmi sulle schifezze che ci fanno mangiare sono ripetuti. Una delle forme più semplici per cominciare ad uscirne potrebbe sembrare quella di vietare l'uso dei mangimi industriali. In realtà la questione è più complessa poiché le scelte della PAC (Politica Agricola Comunitaria) hanno reso i produttori europei estremamente dipendenti da quelli americani per quanto riguarda i prodotti naturali sostitutivi dei mangimi industriali. Una interdizione generalizzata dei mangimi industriali costringerebbe i contadini europei a rivolgersi ai produttori statunitensi e sudamericani, cioè proprio a coloro che stanno riconvertendo milioni di ettari ai prodotti geneticamente modificati. Se si pensa che le multinazionali americane sono in prima file nella battaglia per non evidenziare i prodotti OGM da quelli non OGM, è chiaro che si rischia di cadere dalla padella nella brace!

Solo un largo fronte che unisca contadini e consumatori, anche attraverso forme di lotta concrete come lo sciopero e il boicottaggio, in nome di una agricoltura al servizio dei bisogni dell'umanità e non degli interessi delle multinazionali agro-alimentari e chimiche, potrà costringere gli Stati ad abbandonare le loro politiche assassine. Solo un movimento di massa, di cui però oggi non si vedono neppure le avvisaglie, potrà evitare l'affermarsi di un sistema agricolo diviso fra il settore "biologico", alla portata di pochi "ricchi", e quello "chimico" al "servizio" di tutti gli altri.

Indagator



Contenuti UNa storia in edicola archivio comunicati a-links


Redazione: fat@inrete.it Web: uenne@ecn.org