unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.37 del 19 novembre 2000

Il grande imbroglio americano

Molti sono i modi per commentare quanto è accaduto la scorsa settimana negli USA, lo Stato più democratico del mondo, anzi lo Stato che impersonifica la Democrazia Matura dell'Occidente; sennonché la tesi degli imbrogli e delle frodi elettorali ci pare - anche se ovvia e scontata - non in grado di cogliere la vera significanza di quanto sta avvenendo.

Che ormai si sia giunti al capolinea del sistema democratico, da tempo gli osservatori e gli analisti politici lo sostengono apertamente. Infatti nelle cosiddette "democrazie mature" l'affluenza alle urne degli elettori è costantemente al ribasso, segno di una disaffezione nei confronti di una "forma partecipativa" alla politica che non solo non coinvolge, ma apertamente esclude. Negli Stati Uniti, non solo la percentuale dei votanti è di poco superiore al 50%, ma gli stessi voti di preferenza ai singoli candidati non superano il 24%; dimodoché anche sul piano sostanziale il sistema democratico non si sorregge sul consenso maggioritario, ma è un sistema che premia la maggioranza di una minoranza. Il voto dunque, in un sistema democratico, non è più rappresentativo della volontà popolare.

In questo contesto, la "caccia al voto" se apparentemente avviene attraverso un confronto/scontro politico non più parlato, ma visivo, al fine di rendere la campagna elettorale divertente ed emozionante come uno show televisivo, in realtà si manifesta attraverso lobby di interesse economico-finanziario che acquistano voti-azioni all'interno dei rispettivi partiti, in modo da frenarne e condizionarne, qualsiasi scelta politica autonoma ed indipendente. Per questo motivo il programma politico dei repubblicani e il programma politico dei democratici appare sostanzialmente identico, in quanto politicamente non è un programma, bensì rappresenta gli interessi economico-finanziari delle multinazionali espressi con voti/azioni di maggioranza come all'interno di qualsiasi consiglio di amministrazione.

Qual è, allora, il significato delle consultazioni elettorali? Perché è necessaria questo tipo di kermesse elettorale, soprattutto quando si hanno attori (Bush e Gore) mediocri e privi di qualsiasi pyisique du rôle?

Ciò che è successo due settimane fa negli USA attesta quanto le frodi e gli imbrogli elettorali non siano aspetti mortali per la legittimazione democratica delle consultazioni presidenziali, bensì le uniche condizioni vitali per la loro sopravvivenza. Imbrogliare, infatti, è l'unica possibilità data al sistema elettorale americano per apparire non solo interessante agli occhi degli osservatori politici, ma anzitutto vero, perché la democrazia negli Stati Uniti è un bluff che ha bisogno dell'imbroglio per esser realmente giocata. Infatti, l'insignificanza dei due contendenti alla Casa Bianca - una insignificanza che aveva realmente minacciato la credibilità delle consultazioni elettorali americane - dimostrava ciò che per il sistema democratico non doveva essere mostrato: l'inutilità, in un regime neo-liberista, della politica come espressione della volontà popolare.

Tale pericolosa caduta di significanza delle consultazioni presidenziali, doveva necessariamente esser recuperata anche a costo di mostrare palesemente l'imbroglio elettorale al fine di far apparire vere le stesse consultazioni. Come a poker, in cui il bluff è ciò che da senso alla posta in gioco, più che la posta stessa. Che poi a vincere siano coloro che sanno soprattutto imbrogliare, è sintomatico di quanto la democrazia non sia altro che un gioco d'azzardo. E come tutti i giochi d'azzardo è un vizio sorretto per l'appunto dall'imbroglio.

Jules Elysard



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