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Da "Umanità Nova" n.38 del 26 novembre 2000

Morire di lavoro
Da Marghera a Brindisi: la chimica che uccide

La variante stradale, così la chiamano, che da Livorno porta direttamente giù fin quasi alla Maremma, è affiancata per molti chilometri al mare. Il Tirreno si disperde davanti ai vostri occhi, mentre lambisce la costa, con una calma interrotta soltanto dal vento forte di alcune giornate d'inverno. All'altezza di Rosignano, oltre il parapetto del lungo nastro di cemento, il vecchio stabilimento della Solvay, ormai chiuso dal 1978, è rimasto di guardia ad un tratto di mare incredibilmente limpido. Sono in tanti ad andarci d'estate credendo di sguazzare ai Caraibi. Si tratta, invece, semplicemente, dell'effetto prodotto dai residui di lavorazione della soda, sostanza per la quale la Solvay è andata e va famosa nel mondo. C'è più inquinamento in quella specie di pozza dei divertimenti che in tutta la laguna di Venezia, con ogni probabilità. Ma tant'è. Alla gente cosa importa se fa male o no; l'interessante è credere per un attimo che la vita di ogni giorno sfugga alla sua micidiale convenzionalità. Eppure nessuno ricorda che fu proprio Pierluigi Viola, medico di fabbrica alla Solvay, a denunciare per la prima volta nel 1969, in occasione di un convegno, che il Cvm (Cloruro di vinile monomero da cui si ricava il Pvc) era cancerogeno.

Intanto si continua a morire. Non succede soltanto al Petrolchimico di Porto Marghera, di cui vi ho raccontato sui fogli di questo settimanale. Luigi Caretto, caporeparto al Petrolchimico di Brindisi, giusto dall'altra parte dell'Italia, è morto nel novembre di due anni fa per un tumore ai polmoni. A Felice Casson, il giudice che ha inchiodato alle sue pesantissime responsabilità buona parte della dirigenza dell'impianto veneto, Caretto aveva consegnato l'intera sua, terribile, testimonianza, dopo qualche mese di permanenza a Marghera. Nell'impianto Pvc di Brindisi la sicurezza, a quanto pare, era appena un elemento opzionale. E Caretto che per anni aveva lavorato con la sua squadra nei labirinti velenosi dello stabilimento conosceva perfettamente le cause del disastro colposo che avrebbe mandato a morte anche 14 suoi colleghi.

In fabbrica, raccontava Caretto ironicamente, addirittura nevicava: la bianca sostanza che fuoriusciva dai filtri delle enormi cisterne per la combustione si depositava ovunque e senza risparmiare nessuno. La mappa della memoria, talvolta, incrocia percorsi molto distanti tra di loro. L'operaio brindisino aveva presentato l'esposto poco dopo la metà degli anni Novanta, dopo aver appreso che Gabriele Bortolozzo aveva redatto il suo dossier di accusa ampiamente ripreso e sostenuto da Medicina Democratica, l'unica associazione che non ha mai voltato lo sguardo da un'altra parte, nel grigio ed incerto panorama delle collusioni e delle menzogne. La magistratura del capoluogo pugliese ha lavorato alacremente in questi anni, anche se con notevole ritardo rispetto all'inchiesta Casson che sembra doversi concludere la prossima estate, salvo ritardi. Sono state inviate informazioni di garanzia a 68 dirigenti ed ex dirigenti di Enichem, EVC (European Vinyls Corporation), Montedison e Celtica Ambiente. All'azienda Celtica-Powerco, società incaricata del disinquinamento - sono davvero singolari le coincidenze in questo genere di lottizzazioni progressive di ambiente ed economia, è stata affidata, tra l'altro, la riconversione dell'area del Petrolchimico - 270 ettari in tutto - che prevede un impianto per la produzione di energia dalla combustione dei rifiuti sulla cui eco-compatibilità gravano numerosi dubbi.

Lo sfondo alla vicenda di Brindisi, ma anche di Taranto, sede del maggior centro di siderurgia per l'Europa, non è così in ombra come si potrebbe, o si vorrebbe, far credere. Perfino l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito dati tutt'altro che incoraggianti su questo lembo d'Italia. La vera stranezza, se di stranezza si può parlare giacché io e voi sappiamo benissimo di cosa si tratta, consisterebbe nella differenza assolutamente marcata tra la presenza di forme tumorali nell'intera regione e nelle due città che abbiamo nominato. Cioè a dire che se in Puglia complessivamente l'incidenza dei tumori è inferiore a tutte le altre regioni italiane, nella sola zona di Taranto, stiamo parlando degli anni Ottanta, l'incidenza sarebbe del 500% in più rispetto ai tumori previsti. La causa potrebbe essere l'amianto. In Brindisi i tumori al polmone registrano un più 50% per gli uomini e un più 35% per le donne. Dunque, si muore anche fuori dalla fabbrica.

Esistono responsabilità precise che si possono contestare all'amministrazione locale: assenza di interventi mirati persino nelle limitazioni dell'inquinamento atmosferico; speculazioni private e pubbliche, all'interno delle quali non si distingue più "chi fa cosa", e si finisce per perdere di vista il generale obiettivo di tutela e sicurezza delle persone nella mischia politico-affaristica. Un vecchio trucco, se volete, uguale in tutto il mondo, ma in particolare lì dove lo Stato si amalgama con i poteri locali forti che, come sapete, al Sud come al Nord sono interessati esclusivamente alla spartizione di denaro e di quote di controllo sul territorio. Allora, in un simile scenario, diventa un po' difficile, forse paradossale, ragionare di politica di prevenzione o di interventi socio-sanitari. Piuttosto sembra che le discussioni nelle sedi istituzionali, governate dal centro-destra di Tatarella - ex ministro della Repubblica, per chi si fosse dimenticato di lui - vertano esclusivamente su aumenti degli stipendi per assessori e consiglieri, e molto altro ancora, con una certa lasciva anche dei compagni cossuttiani. Il ministro Ronchi, dal canto suo, provvede ad attuare improbabili piani di risanamento industriale per la città di Taranto con la realizzazione di nuove discariche e di un enorme inceneritore del valore di circa 60 miliardi.

Le alchimie vergognose dell'età industriale riemergono dai luoghi oscuri nei quali durante molti, lunghi anni si è tentato, anche fisicamente, di seppellirle. "Per decenni" ha detto Felice Casson in un'intervista di qualche giorno fa al quotidiano La Repubblica "c'è stata mancanza di controlli, dal ministero della Sanità, informato dal 1972 della cancerogenicità del Cvm, fino alla Usl e agli ispettorati del lavoro. Non parliamo poi di Comuni, Province e Regioni." Uno spaventoso disinteresse che ancora semina morte e lascia attoniti i pochi sopravvissuti. "Non avevamo maschere, guanti o protezioni. Manipolavamo le sostanze chimiche e le respiravamo, ci vivevamo in mezzo. Sono entrato in fabbrica a vent'anni. A ventiquattro mi sono ammalato." Gavino Bazzino ha lavorato al petrolchimico di Porto Torres, in Sardegna e dal 1974 aspetta che qualcuno sia in grado di dimostrare il rapporto di causa-effetto tra il linfogranuloma che ha minato il suo fisico e quelle terribili sostanze che maneggiava. L'Unione Sarda dell'11 ottobre riporta nel dettaglio la tragica avventura umana di Bazzoni: "Da quel giorno ho continuato a curarmi, periodicamente prendo l'aereo e vado a Roma, al Policlinico. E mi ripeto che a me è andata molto meglio rispetto a tanti altri. Chissà quanti ce ne sono che si sono accorti tardi della malattia, che non sono stati creduti, e sono morti in silenzio."

Morti in silenzio, senza aiuto da parte di nessuno: chi avrebbe potuto anche lontanamente accusare i colossi della chimica nazionale nella Sardegna degli anni Settanta, isolata dal continente e buona soltanto come meta del turismo internazionale affascinato da spiagge bianche e scogliere selvagge?

A seguito dell'indagine svolta nell'ambito dello stabilimento di Marghera, il giudice Casson aveva inviato una nota circolare a tutte le altre procure interessate dalla presenza di impianti per la produzione di Pvc. Così si è arrivati ai rinvii a giudizio di Brindisi. Questa singolare geografia del cloruro e dei suoi derivati interessa quasi tutta la penisola: in Italia EVC opera attraverso una propria società, EVC Italia, per quanto concerne la produzione di Cvm e resine di Pvc, mentre altre tre società sempre controllate da EVC si occupano di produzione di composti di Pvc (EVC Compounds) e di produzione di semilavorati in Pvc (Mazzucchelli e Savinil). Gli impianti di Cvm e Pvc sono localizzati a Porto Marghera, Brindisi, Ravenna e Porto Torres con una capacità produttiva complessiva di 640 Kton. per il Cvm e 580 per il Pvc; EVC Compounds invece utilizza gli stabilimenti di Argenta, Bagnoreggio, Frosinone, Pavia, Porto Marghera; Mazzucchelli ha sede a Varese, Savinil a Cagliari. Sono 1622 gli addetti che lavorano attualmente nei diversi impianti di produzione, senza contare tutto l'indotto derivante dalle aziende che lavorano i materiali semigrezzi. Lo smantellamento definitivo della chimica italiana, giacché in Germania, ad esempio, sono già attive nuove tecnologie di utilizzo del cloro che risulterebbero molto meno costose di quelle oggi in uso nel nostro paese, comporterebbe un immediato taglio dei posti di lavoro con conseguenze facilmente immaginabili per molte famiglie. Argomento forte della maggioranza del sindacato schierato con Evc.

Ma le perplessità, o meglio sarebbe dire le certezze, sul disinteresse delle aziende chimiche succedutesi nella gestione degli impianti, possiamo continuare a citare esemplificativamente il caso di Brindisi, in relazione alla tutela dei lavoratori e dell'ambiente, sono del tutto motivate. In un recente articolo comparso su La Nuova Sardegna di questo mese, il consulente tecnico della Procura di Brindisi racconta che la polvere di Pvc ritrovata in settembre nel magazzino di insacco, stoccaggio e deposito del locale stabilimento "costituisce agente chimico di estrema tossicità e particolarmente dotato di potenti proprietà cancerogene, capace, se assorbito o inalato dall'essere umano, di determinare l'insorgenza di tumori in organi vitali quali i polmoni, lo stomaco e le vie urinarie, nonché di cagionare l'ispessimento del tessuto polmonare con conseguenti fibrosi e lesioni."

Più a nord, ripercorrendo la via che ricongiunge idealmente Brindisi a Marghera, incrocerete Ravenna e i suoi fumi tossici. Nell'ultimo guasto all'Evc, e stiamo parlando dei giorni scorsi, sono fuoriuscite circa due tonnellate di Cvm in forma gassosa, subito disperse nell'atmosfera. Secondo un rapporto certificato dall'OMS, un italiano su cinque rischia la salute a causa delle emissioni di fabbriche e stabilimenti, in particolare chimici, e potrà contrarre tumori: circa undici milioni di persone che abitano a ridosso delle aree industriali.

Dei 68 indagati di Brindisi, nel frattempo, si è scoperto che molti risiedono all'estero. Forse al di là delle Alpi tira aria migliore.

Mario Coglitore



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