![]() Da "Umanità Nova" n.01 del 14 gennaio 2001 ricordando... Alberto MoroniIl 29 novembre è mancato il compagno Alberto Moroni, milanese, nato il 7 agosto 1923. Tipografo, insegnante di grafica, sindacalista, come nella migliore tradizione anarchica. L'ho conosciuto nell'immediato dopoguerra, in una delle prime sedi di movimento, probabilmente in quella di viale Ceresio. Con Gaetano Gervasio e Mario Mantovani rappresentavano la corrente sindacale, minoritaria nelle vivaci discussioni del gruppo, dove emergeva la sua individuale calma, il suo proletario buonsenso, il suo pratico equilibrio. Mai visto arrabbiarsi, i suoi interventi pacificatori iniziavano con un tipico alzar del braccio elevar l'indice: poche parole, molto contenuto, immediata utilità. Per quarant'anni collaboratore dei principali periodici anarchici: Il Libertario, Umanità Nova, l'Internazionale, Volontà; molto attesi i resoconti della sua e di suo padre attività sindacale sul Libertario; illuminati certi fondi di critica politico-sociale, sull'Internazionale; pregi costanti la chiarezza, la semplicità, il ragionar basato sui fatti più che sulle idee, l'assenza di quegli arzigogoli di bello stile propri degli intellettuali, anche anarchici. Negli ultimi anni aveva lavorato al Centro Studi libertari/Archivio Pinelli ad ordinare le carte di Pio Turroni, Feltrinelli ed altri; con il gusto del compartecipe, non dell'archivista. Ultimo suo lavoro, costruito in parte sui pochi documenti salvati, in gran parte sulla sua straordinaria memoria, la vita del padre e insieme la sua: Alberto Moroni, "Antonio Moroni, una vita controversa dall'inizio del secolo al secondo dopoguerra", Ottavio Capriolo, Milano, 1998. Attività antifascista in Italia, carcere, confino; resistenza e attività sindacale sotto i tedeschi e i repubblichini prima, sotto la democrazia dopo. Un compagno da ricordare con la raccolta dei suoi scritti, o una tesi si di essi, se mai qualche giovane avesse voglia di cimentarvisi. Virgilio Galassi
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