|
Da "Umanità Nova" n.02 del 21 gennaio 2001
Giubilo
Finalmente è finito
Mentre i primi 5 milioni di indù si incamminavano verso Allahabad per il
Grande Kumbh Mela, avanguardia dei 21 milioni attesi per il giubileo della
superstizione induista, che per fortuna degli abitanti di quella città
indiana dura solo un mese, si concludeva a Roma il giubileo della superstizione
cattolica.
Nel rallegrarci del fatto che sia terminato il più costoso evento
autocelebrativo di una religione sul nostro pianeta è il caso di fare un
bilancio di quanto successo. Un bilancio, come d'uso, va diviso in capitoli, e
non può essere un bilancio economico visto che quello l'abbiamo fatto
già tante volte per denunciare lo sperpero, le mazzette, le regalie e le
prebende elargite alla chiesa di Roma per un suo evento privato: dal quel punto
di vista non c'è altro da dire, la chiesa ha guadagnato, e tutti i
cittadini ci hanno rimesso.
Cominciamo dai pellegrini: per prevedere quanti fossero hanno speso 10 miliardi
di soldi pubblici. Nonostante la cifra spesa le previsioni sono state
assolutamente inaffidabili, con variazioni, tra un rapporto e l'altro, del 20%
in più o in meno sul numero totale dei pellegrini attesi. Alla fine
avevano deciso ce ne dovessero essere 30 milioni, la stessa cifra dichiarata
dalla chiesa. La cifra ufficiale dei pellegrini giunti a Roma è di 25
milioni, cifra che include anche i normali turisti (ogni anno ne arrivano 18
milioni) e persino i partecipanti al gay pride. Insomma, dal punto di vista
dell'afflusso non è stato un successo, tant'è che del paventato
prolungamento del giubileo fino a pasqua non se ne è più
parlato.
Per quanto riguarda i rapporti con le altre religioni, bisogna registrare il
fallimento del tentativo di rendere centrale, su un piano di parità, la
chiesa di Roma. Anzi, il giubileo ha portato a un ritorno all'arroganza ed
all'isolamento da parte del Vaticano: la rivendicazione della validità
delle indulgenze gli ha guastato i rapporti con i protestanti, la pretesa del
primato papale quelli con gli ortodossi, la beatificazione di Pio IX quelli con
gli ebrei, le uscite di Biffi hanno testimoniato la paura ed il nervosismo
verso gli islamici, ed infine la promulgazione dell'enciclica Dominus Jesus,
secondo cui la sola vera religione è la loro e gli altri sono destinati
all'ignavia, ha suggellato la chiusura del dialogo nei confronti di tutti.
Anche come peso politico internazionale il Vaticano ha fatto passi indietro: si
è cominciato a discutere dell'ammissibilità di questa
superstizione all'ONU. Il vaticano infatti non è presente al palazzo di
vetro come stato sovrano (Stato di Città del vaticano), ma come Santa
Sede, insieme dello stato sovrano e del cattolicesimo nel mondo, fatto che lo
pone in condizione di privilegio rispetto alle altre religioni, anche quelle
con un numero maggiore di adepti. Va da sé che, anche come stato
sovrano, la Città del Vaticano non potrebbe stare all'ONU per le
continue violazioni dei diritti umani che avvengono nei suoi confini.
È anche peggiorato, e di molto, il rapporto del Vaticano con i cittadini
romani. Dopo due anni di devastazioni cittadine per un sottopassino, la
periferia dimenticata, il centro in ostaggio dei preti e dei pullman, il
mancato introito economico per albergatori e commercianti (che erano stati i
più entusiasti sostenitori dell'evento), la pretesa d'oltretevere di
decidere se e dove si dovessero fare le manifestazioni in città e quali
fossero i cartelloni pubblicitari affiggibili, hanno scavato un solco profondo,
e lo dimostra, tra le altre cose, la rinata forza del movimento anticlericale
in città.
Proprio a proposito di anticlericalismo è da salutare con soddisfazione
la capacità di mobilitazione dimostrata: la tre giorni per Giordano
Bruno, con una manifestazione per il quattrocentesimo anniversario del rogo,
che non ha avuto niente da invidiare a quella del secolo scorso (quando i
sentimenti anticlericali erano senza dubbio più accesi); il rilancio del
primo maggio come festa dei lavoratori, che ha visto una partecipazione (50.000
lavoratori, con le nostre bandiere in testa al corteo) maggiore di quella dei
sindacati confederali genuflessi dal papa a celebrare San Giuseppe Artigiano;
la mostra delle foto dell'Archivio Massimo Consoli sul Gay pride, che ha
spazzato le speculazioni su quanto accadeva nei pride all'estero; il Gay Pride
stesso ("Una macchia su un bel quadro" a detta del cardinal Sodano: lieti di
avergli rovinato la festa); la manifestazione alla Bocca della verità
per Monti e Tognetti in contemporanea alla beatificazione del loro carnefice
Pio IX; il 20 settembre, ricordato insieme a noi da tutti quegli anticlericali
che non hanno dato credito all'ennesima giravolta dei radicali; per finire con
la contestazione alla visita di Haider in Vaticano: era dai tempi dei funerali
di Pio IX, quando il corteo funebre fu assaltato da cittadini romani inferociti
che volevano gettare la salma del papa nel Tevere, che non c'erano scontri di
fronte a San Pietro.
L'attività anticlericale, oltretutto, non è finita con il
giubileo: il 13 gennaio eravamo in Piazza San Pietro (in un centinaio) a
ricordare Alfredo Ormando, lo scrittore omosessuale che si era bruciato vivo
davanti al Vaticano. Il prossimo 11 febbraio saremo davanti all'ambasciata
italiana presso la Santa Sede, per allietare la festa che vi si tiene tutti gli
anni per ricordare la firma del concordato fascista con canzoni anticlericali
ed, ovviamente, il 17 febbraio saremo di nuovo davanti alla statua di Giordano
Bruno. Il programma completo della dieci giorni anticlericale ed
anticoncordataria che stiamo organizzando sarà pubblicato, appena
disponibile, su Umanità Nova.
Insomma, visto così, il giubileo è stato un flop clamoroso per la
chiesa cattolica. In realtà la chiesa ha potuto segnare due punti
all'attivo. Il primo è stata l'acquiescenza dei politici. Si badi bene,
dei soli politici italiani: al giubileo dei parlamentari su un migliaio di
presenti più della metà (550) erano italiani. Questo ha
consentito la prosecuzione di una politica liberticida e di rapina a favore
della chiesa cattolica. Il finanziamento alle scuole confessionali,
l'obbedienza ai diktat vaticani sulla ricerca scientifica, il divieto della
fecondazione artificiale per le coppie di fatto e le single, la polemica sulla
"pillola del giorno dopo", sono figlie di questa obbedienza.
Il secondo punto è stata la pervasività mediatica di questo
giubileo. Che ci fossero accordi tra la RAI ed il vaticano per fare solo
trasmissioni che fossero "rispettose dell'evento" si sapeva, ma quello che
è successo è stato veramente troppo. Tutte le reti televisive si
sono inventate trasmissioni di carattere religioso, sono stati fatti film (tipo
quelli su Padre Pio); hanno fatto programmi sui miracoli o sugli angeli
spacciati come cose vere "a cui la scienza non sa dare risposta"; il cattolico
Zichichi, che sostiene che l'uomo discenda da Adamo ed Eva, imperversa come
"scienziato"; nelle trasmissioni scientifiche ormai si sente quasi sempre il
parere del prete, che viene intervistato come "esperto" anche su argomenti
(tipo la sessualità o la vita di coppia) di cui non sa assolutamente
nulla; si è arrivati a dire al telegiornale "il Santo Padre [già,
si esprimono così] raccomanda prudenza agli automobilisti", manco fosse
il presidente dell'ACI. C'è stato un solo altro grande evento mediatico
che, nell'ultimo trimestre ha retto il confronto con il giubileo: il grande
fratello televisivo.
Questa trasmissione, prodotta dalla figlia di Craxi, mandata in onda 24 ore al
giorno sul canale satellitare gestito dal giornalista di fiducia di Craxi,
trasmessa sulle reti del socio di Craxi, è riuscita a spacciare lo
spettacolo di 10 attori non professionisti (quelli che in gergo televisivo si
chiamano "figuranti") che recitavano "a soggetto" per vita reale stimolando,
con successo, il voyerismo dei telespettatori.
È fin troppo facile immaginare la possibile sinergia tra le due truffe
mediatiche di fine millennio: fare papa Pietro Taricone!!!
Francesco Fricche
| |