|
Da "Umanità Nova" n.03 del 28 gennaio 2001
inform@zione
Modena condannato non-sottomesso
Saverio Ciancio, nonsottomesso di Modena, è stato condannato in
prima istanza dal Tribunale di Modena a quattro mesi di carcere con la
sospensione condizionale della pena martedì 9 gennaio 2001 per la sua
scelta di rifiuto del servizio civile e di quello militare. Il 6 giugno 1996 si
era rifiutato di prestare il servizio civile a Porretta Terme (BO). Decaduto
dallo status di "serviziocivilista", gli viene recapitata una nuova cartolina
nel dicembre del 1998, che questa volta lo obbliga a svolgere il servizio
militare ad Arezzo. Ovviamente anche in questa situazione ribadisce il suo
rifiuto. Infine il processo e la condanna. Saverio ha deciso di ricorrere in
appello e quindi la questione è ancora aperta.
Dile
Aggressioni fasciste a Bra (CN)
Sabato 14 gennaio è stato inaugurato a Bra (CN) il Centro di
Documentazione Antagonista Babylon gestito dal Collettivo Autonomo. Le
settimane che hanno preceduto l'apertura sono state caratterizzate da numerose
provocazioni di gruppi neo-fascisti vicini a Forza Nuova, culminate in due
aggressioni di stampo squadrista: un ragazzo del collettivo è stato
costretto a ricorrere alle cure mediche a causa di alcune contusioni e la
frattura del setto nasale. Anche il giorno dell'apertura, nei pressi del
presidio antifascista organizzato da Rifondazione Comunista, le provocazioni
sono continuate. Questa volta i nostalgici in camicia nera hanno avuto la
peggio e sono dovute intervenire le forze dell'ordine per disperdere i
tafferugli. Forte è stata la presenza di numerosi gruppi e
individualità che hanno voluto testimoniare con la presenza la loro
solidarietà al cda Babylon. "Non ci piegheremo di fronte a nessuna
minaccia o percossa, non tollereremo come non abbiamo tollerato fin ora nessun
tipo di fascismo. Nessuno ci fa paura e nessuno deve permettersi di fare paura
a qualcun altro in questa e nelle altre città - afferma un comunicato
diffuso dal collettivo - Vi chiediamo di vigilare sul vostro territorio sui
movimenti fascisti qualsiasi essi siano e comunque si manifestino: dall'azione
squadrista ai comportamenti razzisti e pericolosi. Nessuno deve sottovalutare
questo fenomeno perché sta rialzando la testa, perché centinaia e
centinaia di persone morirono per ridare la liberà sperata ed ora
nessuno interviene... la storia tragicamente si ripete!". È stato
promosso un coordinamento provinciale antifascista per promuovere iniziative
sul territorio. Per informazioni: cdababylon@katamail.com
elle.o
Alessandria tre centimetri di vergogna per le FS
Vittoria Pigollo, una compagna anarchica del Gruppo Sciarpanera e del
Forte Guercio occupato, è al centro di una vicenda incredibile di
discriminazione da parte delle FS. Vittoria negli ultimi 18 anni, 10 dei quali
trascorsi alla stazione di Valenza, ha lavorato per le FS in qualità di
capostazione. Lo scorso novembre, dopo una visita medica di routine effettuata
per verificare l'idoneità fisica al lavoro, è stata trasferita ad
altro incarico ed ad altra stazione (20 Km più lontana da casa). La
compagna gode di ottima salute: vede e sente benissimo ma... le mancano tre
centimetri! Il solerte medico-funzionario delle FS ha pensato bene di misurarle
la statura ed ha "scoperto" che era di tre centimetri più bassa del
minimo richiesto per la sua mansione. Una mansione che lei aveva svolto senza
alcun problema per ben 18 anni! Si tratta evidentemente di una discriminazione
inaccettabile ed assurda in cui le ragioni di sicurezza non sono che un futile
pretesto. In realtà le FS ritengono che la maggiore qualità di
capostazione debba essere l'altezza! La compagna è piccola ma molto
decisa e contro questa discriminazione si è ribellata facendo ricorso
contro le FS. Il 26 gennaio è fissata l'udienza alla sezione lavoro del
tribunale di Alessandria. Qualunque sia l'esito del dibattimento Vittoria ed i
compagni del suo sindacato, l'FLTU-CUB, sono decisi ad andare sino in fondo,
promuovendo all'occorrenza una campagna nazionale.
Eufelia
Torino assemblea contro il TAV
"La lotta contro il TAV su in Val di Susa è iniziata ormai da 10
anni." Così esordisce Nicoletta, esponente del comitato antitav della
valle, all'assemblea svoltasi sabato 20 al centro sociale Askatasuna di Torino.
"Ricordo che fecero un incontro a Susa promosso dai Lyons e dalle
società allora interessate al progetto: noi andammo con uno striscione
'Giù le mani dalla Val Susa' che in questi anni ci ha sempre
accompagnato a tutte le manifestazioni". Continua Nicoletta. Quella che si
gioca in Valle di Susa non è solo una partita sull'ambiente ma è
anche una battaglia politica, economica e culturale in cui è in ballo il
destino delle trentamila persone che l'abitano, che di fronte alla "fretta"
della globalizzazione, non sono che piccoli ostacoli lungo il corridoio
destinato a collegare sempre più celermente Torino all'Europa.
Già l'autostrada, costruita nonostante l'opposizione di tanti
valligiani, ha distrutto ambiente, posti di lavoro, servizi, rendendo sempre
più difficile la vita delle comunità valsusine. Oggi il progetto
TAV, ormai ai cordoni di partenza, renderà sempre più simile ad
un deserto una delle più belle valli alpine. "Dove oggi poggiano i
piloni dell'autostrada" dice Nicoletta "vi erano prati ed allevamenti.
Paesaggio, posti di lavoro e la possibilità di vivere in valle sono
andati perduti per tanti di noi. Il fieno ci tocca vederlo passare sui Tir che
sfrecciano sull'autostrada: viene da lontano a va lontano in gran fretta,
lasciandoci solo inquinamento e disoccupazione. Fermare il TAV è
indispensabile, non vi sono possibili "correzioni" dell'impatto ambientale: ne
va della nostra stessa possibilità di continuare a vivere nei nostri
paesi".
Il 29 a Torino l'accordo per il TAV sarà siglato alla presenza dei
ministri competenti dei governi italiano e francese: quel giorno in valle ci
sarà uno sciopero generale proclamato dai sindacati di base. Pullman di
manifestanti partiranno per Torino dove si uniranno a quanti, anche nella
metropoli, si stanno da tempo muovendo contro un progetto la cui opera
devastatrice presto investirà con i suoi cantieri anche la città
della Fiat.
Euf.
Parma: la città degli esclusi al festival verdiano
Il 27 gennaio si terrà a Parma l'inaugurazione del festival
verdiano, per quest'occasione, vista anche la presenza del presidente Ciampi e
di altre "autorità", vogliono far apparire questa città ricca,
ordinata , felice e soprattutto priva di contraddizioni. Ma le contraddizioni
ci sono e sono pure macroscopiche. Infatti mentre sindaco Ubaldi spende
miliardi per rendere splendida la sua vetrina in vista della possibile
assegnazione a Parma dell'authority Alimentare Europea, (cosa che sarebbe un
vero colpaccio per i vari Barilla, Tanzi, Rosi ecc., poiché queste
grandi industrie alimentari avrebbero il loro "controllore" a due passi, vicino
all'università da loro stessi finanziata), 400 operai della Bormioli
saranno licenziati, il progetto per i treni ad alta velocità
sventrerà il quartiere S. Leonardo, e la casa sarà sempre
più un lusso per pochi, specialmente per i migranti che continueranno ad
arricchire con il loro lavoro i nostri industriali per poi rischiare di morire
congelati, come è successo un anno fa ad un algerino, nelle loro
baracche di fortuna.
Per questo il 27 gennaio in piazza ci sarà anche l'altra Parma, quella
che le autorità vorrebbero tenere nascosta.
Il comitato antirazzista per la creazione di un movimento per la casa invita
tutti il 27 gennaio alle 17,30 all'angolo fra via Duomo e via Cavour per una
manifestazione pacifica ma ferma che metta in evidenza i vari problemi
irrisolti , specialmente quello della casa.
Forse lo spettacolo potrà dar fastidio a lor signori, ma sarà
meglio così!
Parma deve essere la città di tutti non il salotto di pochi!
per chi volesse avere informazioni più dettagliate rivolgersi a Katia,
tel 0347 0502008; email ciobinss@libero.it
Il comitato cittadino antirazzista per la creazione di un movimento per la
casa
Processo d'appello a Silvano Pelissero: 6 anni e 1 mese
Giovedì 18 si è tenuto, presso la seconda sezione della
corte d'appello del tribunale di Torino, l'udienza del processo di secondo
grado nei confronti di Silvano Pelissero, condannato - in prima istanza - a 6
anni e 10 mesi.
Il processo si è concluso in giornata: i magistrati torinesi, da veri
stacanovisti della repressione, hanno proseguito imperterriti delle 9 del
mattino alle 7 di sera, con solo un quarto d'ora di pausa per il pranzo. Il
motivo era semplice: se non si fosse giunti prima ad una condanna definitiva, a
fine mese sarebbero scaduti i termini e Silvano rischiava di essere
scarcerato.
L'imputato, che è tuttora agli arresti domiciliari presso una
comunità del gruppo Abele a S. Ponso Canavese, ormai stanco di
continuare ad essere il protagonista di una farsa assurda che prosegue ormai da
quasi tre anni, si è rifiutato di essere presente in aula.
In apertura d'udienza gli avvocati avevano chiesto un'ulteriore perizia sulla
famigerata pipe-bomb e una perizia dei vigili del fuoco sull'origine
dell'incendio al municipio di Caprie, che non è mai stata eseguita.
Entrambe sono state rifiutate.
Ricordiamo che, per questo incendio, Pelissero era stato condannato a 5 anni,
poiché era stata data l'aggravante per atto doloso con finalità
terroristiche; mentre nessun perito ha mai accertato se l'incendio avesse avuto
origine dolosa o accidentale (fatto, questo, che ridurrebbe la pena ad un
quinto).
L'unico riconoscimento alla difesa - che ha determinato la riduzione della pena
di 9 mesi - è stata l'assoluzione per detenzione d'esplosivi in quanto
anche i giudici hanno finalmente riconosciuto quanto tutti ripetevano da tre
anni: la pipe-bomb non era altro che un razzo di capodanno.
Venendo quindi a cadere l'unico mezzo atto ad offendere trovato nelle mani dei
tanto famigerati e sbandierati "Lupi Grigi", stupisce alquanto l'esistenza di
un'organizzazione terroristica, composta da solo tre persone (di cui una,
Soledad, giunta in Italia dopo gli attentati contro il TAV), che si proponeva
di scardinare le fondamenta dello stato armata solamente di un razzo da stadio
e alcune bombolette spray antistupro.
Laudi e Tatangelo possono stare tranquilli: anche in appello sono passati i
loro assurdi teoremi. La magistratura torinese, negando ogni diritto all'unico
imputato sopravvissuto, si è dimostrata solidale.
Mentre proprio in questi giorni i padroni del TAV si apprestano a papparsi la
torta in Val di Susa, l'alta velocità ha già triturato le sue
prime vittime: come sempre, gli anarchici.
Tobia
| |