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Da "Umanità Nova" n.05 dell'11 febbraio 2001

Attacco all'autonomia delle donne
Riprendere la parola

Era ovvio: il seno è simbolo di maternità, il sedere di femminilità. La mamma non si tocca, la donna invece si.

La corte di cassazione ha assolto un capufficio perché aveva dato una pacca sul sedere ad una impiegata, ma ciò non può essere considerato reato, perché fatto "sporadico". Un altro invece che aveva toccato il seno viene condannato.

La televisione raccoglie interviste a donne che sostengono che una pacca sul sedere è segno di attenzione e quindi a loro non dà alcun fastidio. Sempre in tv donne ed uomini, in un programma condotto da un uomo, dovrebbero discutere di questo argomento ma fanno tutt'altro. La stampa si scatena sulla lite tra due donne di potere e dimentica la ragione da cui era nata la trasmissione.

È inutile commentare la lite Belillo- Mussolini. È spettacolo consueto vedere politici maschi che si insultano a vicenda ma questo diventa uno scandalo solo quando lo fanno due donne.

Quello che mi interessava è sottolineare lo spirito fortemente antifemminile che si respira da un po' di tempo a questa parte.

Vi è in atto una manovra costante e continua per screditare l'immagine della donna. Guardare i programmi televisivi oggi sembra rivedere proiettati al contrario tutte le immagini che erano state proposte dai gruppi femministi: le donne non vogliono un lavoro, lo fuggono, cercano di stare a casa, accanto ai loro uomini e pronte a sacrificarsi per i figli, genitori, mariti. Nei cartoni animati le bambine e le donne sono assenti o personaggi di secondo piano, sciocchi e futili.

Le conquiste ottenute dal movimento delle donne vengono ridicolizzate o ancora peggio diventano una zavorra per l'espressione femminile: le donne "in carriera" sono frustrate, inumane, le donne single deluse e depresse.

Il tentativo è fornire a noi donne un'immagine che ci veda vittime del femminismo. La cosiddetta "emancipazione" ci ha rovinato.

Una frase emblematica sentita in un film in tv diceva: "Un cane può vivere da solo, non una donna."

L'unico cambiamento accettato è la donna soldato: gli uomini preferiscono le donne in divisa, diceva un sondaggio di alcuni giorni fa. Il giornalista si affrettava però a precisare che tra le donne cadetto dell'accademia di Livorno c'è anche una donna, madre di un bimbo piccolo ed intervistandola assicurava che il lavoro non avrebbe interferito con il suo essere mamma.

A questa offensiva culturale si affiancano i cambiamenti che tutti i giorni dobbiamo subire sempre più pesantemente (attacco alla 194, il ripiego verso lavori sempre peggio pagati, un continuo e sistematico smantellamento dei diritti acquisiti).

In questa situazione combattere una guerra a livello individuale significa perderla.

Sarebbe ora che ricominciassimo a farlo insieme.

R.P.



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