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Da "Umanità Nova" n.10 del 18 marzo 2001

inform@zione

Ravenna 10 marzo 2001
Manifestazione contro Monsanto, OGM e ogni produzione di morte
Si è svolta l'annunciata manifestazione di Ravenna. Circa 1200 persone vi hanno partecipato nonostante il clima infame. Infame sia da un punto di vista meteorologico che da quello della blindatura imposta alla città visto che la manifestazione si preannunciava programmaticamente autonoma dal qualsiasi forza politica istituzionale. 700 fra poliziotti, carabinieri e sbirri vari (compresi due elicotteri) hanno costretto il corteo in una dimensione da manifestazione di un qualsiasi gruppo di ultras da stadio. La stampa locale aveva spianato la strada all'iniziativa repressiva con titoli a tutta pagina nella quale si additava ai cittadini il pericolo della guerriglia. Guerriglia che, ovviamente, non c'è stata. Unico episodio di tensione (la notizia che è stata riportata nelle pagine nazionali) l'aver tirato giù un manifesto di Fini ed una bandiera di A.N. dalla locale sede del partito di destra e un fronteggiamento con una cinquantina di fascistelli che (coperti da imponente servizio d'ordine delle forze armate dello Stato) provocavano la manifestazione.
Nella mattinata si era svolta un'affollata assemblea (circa 300 persone) che aveva dibattuto i temi della manifestazione.
Primo obiettivo la protesta contro il progetto (passato con l'approvazione unanime della giunta regionale a maggioranza centro-sinistra con verdi e rifondazione in giunta) di costruire una fabbrica di pesticidi nella quale si prevede verranno prodotte 20.000 tonnellate annue del famigerato glyphosate (brevetto Monsanto) un pesticida-diserbante che viene impiegato a protezione della coltivazioni OGM in quanto attacca gli altri vegetali ma non gli OGM. Secondo la denuncia della realtà ravennate e romagnola nella quale gli insediamenti chimico industriali del ferrarese e del ravennate nulla hanno da invidiare ai tristemente noti petrolchimici di Brindisi e Marghera. Nella provincia di Ravenna la prima causa di morte è il tumore e le statistiche sono impressionanti: l'80% della popolazione si ammala di tumore. Terzo (ecco spiegato il clima nel quale si è svolta la manifestazione) denunciare il doppio gioco delle associazioni e dei partiti pseudo ambientalisti e pseudo anticapitalisti che vorrebbero agibilità nelle piazze (per la loro campagna elettorale) e che, nel chiuso dei palazzi, avallano le politiche di industrializzazione e di inquinamento.
L'iniziativa che era partita da un locale comitato popolare che ha raccolto migliaia di firme dei cittadini ravennati contro il nuovo insediamento industriale ha visto la partecipazione dei sindacati di base (Cobas, Sin-Cobas e USI-AIT), di collettivi dell'area autonoma, e degli anarchici confluiti dal Veneto, dall'Emilia e dalla Romagna e dalle Marche.
Un compagno presente

Milano un 8 marzo di "penitenza e redenzione" al liceo Carducci
La mattina dell'8 marzo le studentesse del liceo classico Carducci di Milano hanno protestato contro il loro neo-preside Vittoriano Peyrani, attivo collaboratore della rivista di destra "L'uomo libero".
Questo losco figuro ha raggiunto il culmine proprio qualche giorno fa durante la distribuzione delle pagelle: in una classe dell'ultimo anno ha infatti dichiarato che l'orientamento universitario è inutile per le ragazze in quanto unico loro pensiero deve essere quello di metter su famiglia.
Circa un centinaio di studentesse (e qualche studente) con pance finte, bambolotti e grembiuli hanno fatto il giro dei corridoi distribuendo volantini ironici dal titolo "Un 8 marzo di penitenza e redenzione" alla firma "femmine e deviati del Carducci".
Alla fine di questa allegra manifestazione un grande abbraccio è stato mandato "a quelle donne in tutto il mondo in cui personaggi di tale follia non sono presidi ma capi di Stato".
SE

Milano corteo antirazzista
È stata una importante manifestazione quella di sabato 10 marzo a Milano.
Il corteo era aperto dallo striscione "per la libera circolazione delle persone e contro i lager di Stato" e dalla comunità di Via Barzaghi. Via Barzaghi è uno spazio comunale tristemente famoso perché da anni teatro di continui e scellerati sgomberi, costellati dalla distruzione delle roulotte e delle cose dei loro abitanti.
Uno spazio dove manca tutto: acqua corrente, elettricità, gas, servizi igienici, e i rifiuti si accumulano perché l'azienda di nettezza urbana si rifiuta di ritirarli. L'unica cosa che abbiamo, diceva un rappresentante del campo durante la manifestazione, è la volontà di auto-organizzarci e difendere il nostro diritto ad una vita dignitosa.
Una manifestazione chiassosa e partecipata: varie migliaia di persone hanno attraversato Milano ribadendo la necessità e il bisogno di un mondo senza frontiere.
I manifestanti ricordavano che non è più possibile parlare solo di "solidarietà" con gli immigrati, ma occorre costruire insieme un percorso di liberazione per tutte e per tutti. Al corteo erano presenti molte delegazioni di comunità straniere. Gli studenti del Coordinamento Collettivi Studenteschi partecipavano alla seconda manifestazione della giornata, dopo aver contestato in mattinata la marcia delle scuole cattoliche milanesi.
Molti i partecipanti, molti gli slogan e gli striscioni, poche le bandiere, a riprova del fatto che per molti l'affermazione di questi principi va oltre l'appartenenza ad un determinato schieramento partitico.
Intanto in Via Corelli, dove sono recluse come in un "vero" carcere più di 100 persone che non hanno commesso nessun reato, tranne quello (reato solo per lo stato) di non avere documenti in regola, tutti cominciavano lo sciopero della fame salendo sui tetti per protesta.
Una protesta cresciuta anche sulla rabbia per la brutale aggressione subita da alcuni detenuti da parte degli agenti della polizia. Una protesta che usa lo slogan di sempre: "la lotta continua" .
R.P.

Torino: un 8 marzo di lotta
Quest'8 marzo, dopo anni di mimose di circostanza e rituale celebrazione della "vittoria" del femminismo, a Torino ha segnato un'inversione di tendenza. Complice l'accresciuta arroganza degli integralisti cattolici, che sempre più spesso trovano interlocuzioni ed appoggi istituzionali, la voglia di lottare ha prevalso sulle celebrazioni ed in parecchi hanno risposto all'appello di un cartello di gruppi (Federazione Anarchica Torinese, Coll. Femminista Rossefuoco, Csoa Askatasuna, Collettivo Ortika, Zone di Conflitto, RdB-sanità) per una manifestazione di fronte all'ospedale Mauriziano. In quest'ospedale dal mese di dicembre ha aperto i battenti un gabbiotto informativo gestito da militanti del Movimento per la Vita, il gruppo fondato da Carlo Casini. Il gabbiotto, approvato dal consiglio di amministrazione dell'ospedale (una lottizzazione tra Polo, Ulivo e Curia), è pagato con soldi pubblici ed è strategicamente piazzato di fronte all'ingresso del reparto di ostetricia. Viene usato per diffondere propaganda integralista religiosa: negli opuscoli distribuiti si giunge a condannare persino l'aborto terapeutico ed ad invitare all'"azione diretta" antiabortista!
Nonostante la pioggia battente diverse centinaia di persone si sono radunate davanti all'ospedale per sostenere il diritto all'autodeterminazione delle donne e l'opposizione ad ogni forma di integralismo. Negli interventi dal microfono un pensiero solidale è andato alle donne afgane, la cui vita e dignità calpestata hanno suscitato minor emozione della distruzione dei Buddha di Bamya.
Euf.

Torino occupazione, sgombero e denunce
L'8 marzo è partita a Torino una nuova occupazione, un'occupazione effettuata da due gruppi, la Federazione Anarchica Torinese e Zone di Conflitto, alla ricerca di una sede per le proprie attività. Lo stabile occupato, situato nel popolare quartiere di S. Paolo, era da tempo vuoto ed abbandonato. Riportiamo alcuni passi del volantino di presentazione: "È nato Frankenstein, un nuovo spazio libero, uno spazio abbandonato che ritorna a vivere per nostra volontà.
Anarchici e comunisti, che arrivano da storie e tradizioni diverse ma con la voglia, come nelle vecchie Case del popolo, di costruire un'esperienza in cui ciascuno abbia spazio per le proprie proposte, per le proprie iniziative e che insieme, possa aprirsi al confronto con la gente del quartiere e con chiunque pensi che i Mostri, quelli veri, siano tra i banchi del parlamento, tra le file degli eserciti di ogni colore, tra i manager e gli industriali.
I mostri sono tra noi... il loro nome è oppressione, ingiustizia, sfruttamento. Per questo sta nascendo Frankenstein, un mostro umano, perché della nostra stessa carne, con i nostri stessi sogni che si è rivoltato al suo padrone. Meraviglioso e terribile, come ogni percorso nuovo, come ogni esperimento che batta terreni sconosciuti, dissodi terre mai viste, osservi con lo sguardo di un bambino l'aurora di un mondo nuovo. Quel mondo che ciascuno di noi porta in sé."
Dopo l'occupazione, effettuata contemporaneamente alla manifestazione per il diritto d'aborto di fronte all'ospedale Mauriziano, sono immediatamente iniziati i lavori di ristrutturazione dello stabile. Ma il giorno successivo i politici del quartiere e quelli della città, a partire dal neo-vicesindaco Corsico, passeggiavano nervosamente per ore di fronte al Frankenstein accompagnati da ogni genere di poliziotti. Poi il vicesindaco propone "...troviamoci nel mio ufficio e risolviamo la questione nel modo meno imbarazzante per tutti. Garantisco io sul risultato prima delle elezioni. Anche se il consiglio comunale non si riunirà più, il lavoro della giunta continuerà. La risposta degli occupanti è secca: "il posto che volevamo l'abbiamo già preso".
La giunta comunale, ormai ad un passo dalle elezioni, è evidentemente preoccupata dal clamore suscitato dall'iniziativa. Per due giorni la notizia viene riportata con un certo risalto sia dal TG3 regionale che nelle pagine torinesi di Stampa, Repubblica e Giornale.
A distanza di poche ore dal rifiuto di partecipare ad un "tavolo di contrattazione" sono arrivate 4 camionette, 3 magnum, 3 pantere della polizia, 2 cani antidroga, 4 gazzelle dei carabinieri, vigili urbani e Digos a volontà. L'irruzione nei locali ha "regalato" agli occupanti presenti 4 denunce per invasione di edificio e resistenza a pubblico ufficiale. Tra i denunciati anche due componenti della redazione torinese di Umanità Nova. Ma, annunciano gli occupanti, la faccenda "non finisce qui". La sera stessa dello sgombero viene organizzata una cena nel giardinetto antistante il Frankenstein murato e guardato a vista dalla polizia. Lunedì è stata interrotta la riunione del Consiglio della III Circoscrizione, con un volantinaggio e l'esposizione di uno striscione in cui campeggiava la scritta "Frankenstein libero".
Euf.

Palermo nuova occupazione
Dopo lo sgombero del centro sociale Goliardo in piazza Marina, una nuova occupazione è partita nel centro storico di Palermo. Lunedì 12 marzo è stato occupato l'ex carcere delle benedettine, un grande edificio abbandonato da anni. Proprietaria dell'immobile "l'Opera pia reclusorio femminile" che l'aveva da molto tempo abbandonato all'incuria ed a dubbie speculazioni: solo un anno orsono la mobilitazione impedì che parte dell'edificio venisse assegnata ad un privato per l'apertura di un non meglio precisato negozio. La polizia, intervenuta in mattinata per un controllo, per il momento si tiene a distanza.
Mort.



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