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Da "Umanità Nova" n.11 del 25 marzo 2001

Napoli 2001... Global Forum

Se il buongiorno si vede dal mattino, la presenza di ben seimila tutori del disordine statale a Napoli dal 15 al 17 marzo a difesa dei lavori del Global Forum era di per se indicativa: un tal numero di elementi a presidio delle zone del centro cittadino implicava la volontà di non andarci tanto per il sottile nella difesa della tranquillità dei potenti della Terra.

La strategia provocatoria del Ministero dell'Interno si è chiarita sin dalla prima iniziativa, una pacifica street parade tenutasi la sera del 15. Giunti nelle immediate vicinanze della Questura Centrale, dall'interno di questa, in un momento ben poco opportuno ed ovviamente non scelto a caso, tre volanti della Polizia sono partite a tutta velocità tagliando il corteo, investendo una partecipante e dando vita ad una serie di brevi ma intensi tafferugli. Il giorno dopo, poi, venivano caricate e disperse in più punti della città, le iniziative di controinformazione e/o volantinaggio tenute dagli anarchici, dallo Ska/Officina 99 e da altri gruppi. Persino alcuni gruppi New Age sono stati disturbati nella loro opera, decisamente pacifica, di distribuzione di dolcetti!

In questa situazione carica di tensione si è giunti alla manifestazione del 18. Sin dalle prime ore dell'Alba, le zone circostanti il tragitto della manifestazione sono state presidiate, in ogni angolo, da migliaia di tutori del disordine: una presenza impressionante e destabilizzante di per se, assolutamente sconosciuta alla città di Napoli a memoria dei militanti locali. Qualunque sbocco possibile e immaginabile intorno al corteo era presidiato da agenti in tenuta antisommossa, e svariate centinaia di agenti e camionette erano pronte alla partenza per aprire e chiudere il corteo.

La manifestazione è partita intorno alle dieci e trenta, presentandosi sin da subito imponente: la stima di quarantamila persone fatta dagli organizzatori non è probabilmente molto lontana dalla realtà. Centri sociali, una nutrita presenza di svariate centinaia di Anarchici, Sindacati di Base, Collettivi Studenteschi erano i protagonisti prevalenti del Corteo, che si caratterizzava anche per un'età media dei partecipanti molto bassa, nonostante la presenza di numerosi esponenti del mondo del lavoro: segnale di un rinnovato interesse all'azione diretta ed alla presenza politica di una parte delle nuove generazioni, che avevano trovato in quest'iniziativa un momento di aggregazione e di visibilità. Notevole anche la risposta della città di Napoli che, nonostante la folta presenza di delegazione "estere", formava la maggioranza del corteo.

Il corteo si mostrava sin dall'inizio molto combattivo, con continue e molto ben riuscite attenzioni riservate da alcune sue parti ai simboli del potere economico che producevano una prima serie di cariche e lanci di lacrimogeni. Rintuzzati queste primi attacchi, il corteo si ricomponeva e proseguiva la sua marcia fino a giungere in Piazza Municipio, dove si rilassava e si disperdeva in vari rivoli all'interno della piazza. La situazione sarebbe stata del tutto rilassata, o quasi, se non fosse stato per l'impressionante spiegamento di forze dell'ordine - un vero e proprio corteo nel corteo - che la circondavano totalmente da ogni lato, e per le alte inferriate che erano state sollevate in corrispondenza delle entrate verso Piazza del Plebiscito.

A questo punto, gli organizzatori decidevano di effettuare la classica e preventivata operazione - stile "tute bianche" - di "pressione" verso gli sbarramenti. Si trattava di un'operazione del tutto simbolica, data la presenza di un tale spiegamento difensivo, esplicitamente denunciata come tale e "concordata", a dire degli stessi organizzatori, con le stesse forze dell'ordine. Nonostante tali premesse, la testa del corteo non ha fatto neanche in tempo ad avvicinarsi più di tanto agli sbarramenti che è partita una serie di violenti cariche coinvolgenti l'intera piazza.

L'atteggiamento militare delle forze dell'ordine è stato sconcertante, e non tanto per la ferocia delle cariche, quanto per la strategia che le sottintendeva. Di solito, infatti, l'obiettivo di una carica è quello di disperdere un corteo, isolare i "facinorosi" dello stesso, arrestarne il più possibile, badando ad arrecare i minimi danni alle forze impegnate: per far ciò si lascia volutamente una via di fuga scoperta in cui incanalare la dispersione della maggior parte del corteo, per dedicarsi poi alla parte più combattiva. Questa volta, invece, non veniva lasciato alcun varco scoperto: i manifestanti erano letteralmente rinchiusi in trappola, e sottoposti ad un continuo lancio di lacrimogeni ed a pestaggi individualizzati. Le cariche erano riservate in maniera particolare a chi intendeva abbandonare la manifestazione: chi scrive è stato testimone di una breve e concitata "contrattazione", in cui un gruppo di pacifisti, a mani alzate, totalmente innocui e pacifici, manifestava il proprio dissenso dagli "autonomi cattivi" e chiedeva ad un cordone di poliziotti sul lato del Maschi Angioino di poter abbandonare la manifestazione (cosa che, tra l'altro, dovrebbe essere l'obiettivo legale di un intervento poliziesco di scioglimento di una manifestazione). La risposta è stata che loro dovevano restare all'interno della piazza, dopo di che sono iniziati una serie di pestaggi individualizzati; situazioni simili se ne sono verificate molte altre.

Gli oltre duecento feriti "ufficiali" tra manifestanti e forze dell'ordine sono stati il risultato, a mio avviso scientemente voluto, di questa strategia. L'obiettivo era chiaro: terrorizzare il più a lungo i partecipanti alla manifestazione, specie i più giovani, perché perdessero ogni velleità di disturbare ulteriormente i signori della Terra. Un obiettivo "educativo" che potrebbe essere il risultato di contingenze locali, ma anche il segnale di una mutata strategia repressiva di piazza, con la quale dover fare i conti nel prossimo futuro.

Shevek dell'O.AC.N./F.A.I.



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