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Da "Umanità Nova" n.13 dell'8 aprile 2001

Scuola
Cicli scolastici e salto della cavallina

La legge sulla riforma dei cicli (30/2000), approvata il 2 febbraio 2000, era, come è noto, uno schema assai generale che avrebbe preso concretezza grazie ai decreti attuativi affidati al governo.

Il Ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro di questa legge è un fautore convinto sino al punto, al momento dell'insediamento, da legare l'assunzione del suo incarico, dopo la triste fine del suo predecessore, alla realizzazione di questa riforma e da scoppiare, recentemente, in pianto durante uno dei tanti dibattiti sull'argomento. Nonostante una crescente opposizione fra i lavoratori della scuola e settori di genitori, il, graduale disimpegno di diversi sindacati della scuola (in particolare CISL e SNALS) che, sino ad un anno addietro avevano sostenuto la legge, la strumentale ma comprensibile corsa della destra a cavalcare lo scontento, la legge, con l'approvazione dei regolamenti attuativi, sembra in dirittura d'arrivo.

La scuola in salsa De Mauro dovrebbe prendere l'avvio dalle prime elementari del prossimo anno e, per dodici anni, dovrebbero convivere la scuola vecchio modello e quella nuovo modello con un processo di graduale avanzata della scuola riformata. Il momento più suggestivo sarebbe l'anno scolastico 2007/2008 visto che dovrebbero iscriversi in un colpo solo alla scuola superiore gli studenti che avranno fatto otto anni di scuola secondo l'attuale normativa e quelli che ne avranno fatto sette secondo la nuova. Al fine di spezzare l'"onda anomala", il determinarsi della situazione paradossale di una prima superiore con studenti in numero doppio rispetto alla norma, i saggi del ministero hanno dato sfogo alla più incredibile fantasia e, al fine di "spalmare" gli scolari su più anni di scuola hanno ipotizzato una sorta di salto della cavallina consistente nel far saltare un anno di scuola ai bambini in proporzione di un quarto per classe con l'effetto di distruggere l'attuale struttura della classe stessa e l'obiettivo di abituare alla "flessibilità" i futuri lavoratori sin dalla più tenera età.

Il riordino dei cicli scolastici è stato, negli anni passati, criticato dai sindacati di base ma anche da settori del sindacalismo scolastico istituzionale e, in genere, degli insegnanti sulla base di precise preoccupazioni nel mentre ha visto il sostanziale appoggio dei sindacati istituzionali anche se come si è ricordato la CISL, per diverse ragioni (forte radicamento nella scuola elementare ed esigenza di giocare un ruolo parzialmente autonomo rispetto al governo) è passata dall'appoggio alla legge ad un'opposizione crescente e, per ragioni analoghe, SNALS e UIL hanno preso posizioni di "opposizione".

Quali sono, in estrema sintesi, i problemi che la legge solleva?

La scuola materna si chiamerà scuola dell'infanzia ma resterà di tre anni e non sarà garantita come scuola pubblica e resterà presumibilmente terreno di caccia per la chiesa con la differenza, rispetto al passato, della maggior possibilità di avere finanziamenti pubblici;

la scuola elementare e la scuola media (cinque anni più tre) diverranno una scuola sola della durata di sette anni. Si tratta del punto di maggior tensione visto che la riduzione di un anno implica un secco taglio dell'organico. Il ministro De Mauro si è affrettato, a questo proposito, a chiarire che non vi saranno licenziamenti ma è evidente che per tagliare l'organico basta non assumere nuovo personale o assumerne in quantità inferiore rispetto ai pensionamenti. Basta pensare al fatto che, in presenza di un taglio dell'organico passato di circa 100.000 posti, a circa 63.000 posti di lavoro formalmente scoperti e disponibili per le immissioni in ruolo, ad una massa di precari abilitatisi all'insegnamento nei recenti concorsi, il governo propone 42.000 immissioni in ruolo. Nei fatti, è evidente che si vuole tenere "snello" l'organico in previsione della riduzione dei posti oltre che per i tradizionali e nobili motivi (i precari costano meno e possono essere licenziati quando non servono più);

gli insegnanti ed il personale non docente della scuola dell'obbligo temono, inoltre, che l'essere collocati in un contenitore giuridico più ampio comporterà maggior mobilità, la possibilità di saturare le classi, difficoltà di ogni genere per quel che riguarda la didattica e le strutture scolastiche;

nella secondaria superiore la tensione è meno forte sia perché gli effetti della riforma si vedranno più avanti che perché quest'ordine di scuola sembra meno toccato. In realtà, è previsto che il triennio dai 15 ai 18 anni potrà essere utilmente assolto in stage aziendali, che, ovviamente, verranno finanziati con denaro pubblico, con l'effetto che l'apprendistato verrà equiparato alla scuola pubblica;

non va sottovalutato che questa scelta creerà un enorme mercato per la formazione professionale attualmente gestita da enti legati ai sindacati di stato realizzando l'ennesimo esempio di accordo corporativo fra padronato e sindacati. Il consenso dei sindacati di stato alla riforma dei cicli diviene comprensibile: stanno, tanto per cambiare, facendo del sindacalismo a favore dei sindacalisti.

Cosimo Scarinzi



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